Marco Minniti (Foto F.Troccoli)

«Non c’è sicurezza se non viene garantita la libertà dell’individuo e non c’è libertà se non viene garantita la sicurezza». E’ venuto a Perugia per ribadire un concetto apparentemente banale, ma in verità fondamentale in uno Stato di diritto, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti Marco Minniti intervenendo alla prima giornata del convegno internazionale su ‘Quali politiche per la sicurezza?’, in corso fino a domani.

VIDEO: INTERVISTE A MINNITI A PAPARELLI

Sicurezza e libertà L’approccio in materia di sicurezza che viene dall’Umbria, secondo Minniti «è l’approccio giusto a un tema cruciale. La sicurezza – ha affermato – rappresenta un diritto fondamentale, che va garantito con politiche uniformi a livello nazionale, ma che tengano conto della realtà territoriale, senza sottovalutare nessun fenomeno e senza farsi consigliare dalla ‘filosofia della paura’, partendo dal principio che non c’è sicurezza reale se non c’è sicurezza percepita». «Decisivo – ha aggiunto – nel ripensare l’attuale modello di sicurezza nazionale, adeguandolo alla nuova realtà urbanistica e demografica, che si segua l’asset della cooperazione rafforzata fra lo Stato e i poteri locali. Perché, ad esempio, una piazza sia sicura occorre che sia presidiata dalle forze dell’ordine, ma anche che sia illuminata: da qui la necessità dell’integrazione degli interventi e un nuovo coordinamento fra i vari livelli istituzionali, nel rispetto della complementarietà delle funzioni e delle rispettive competenze».

Più percezione che realtà? «Tra gli umbri – ha rilevato l’assessore regionale alla Sicurezza, Fabio Paparelli – è diffusa l’idea che la criminalità sia aumentata, anche se questa percezione sembra svanire man mano che si analizzano i dati a disposizione, ci si avvicina al proprio contesto di vita e all’esperienza personale. Lo confermano i dati della recente indagine svolta dall’Università di Perugia su un campione di 300 abitanti. Tanto sul piano nazionale che su quello locale le risposte hanno evidenziato la percezione di un generale aumento della criminalità nell’ultimo anno, nonostante questo aumento di “insicurezza percepita” la criminalità non è considerata come un problema molto grave se riferita alla zona di residenza degli intervistati. Inoltre si è riscontrato come solo un’esigua parte del campione intervistato ha dichiarato di essere stato vittima di reati nei dodici mesi precedenti la ricerca. Infatti, nonostante il 56,7% degli intervistati ha dichiarato di aver percepito un aumento di criminalità nel comune di residenza nell’ultimo anno, solo il 19% sarebbe stato vittima di reati, mentre l’81% dichiara di non aver subito alcun reato».

I numeri L’assessore ha richiamato anche alcuni dati sulla criminalità denunciata: «nel triennio 2011-2013, le denunce in Umbria sono leggermente aumentate (del 4,16%, dalle 35.666 del 2011 alle 37.151 del 2013), con un più considerevole incremento nel 2012 (+3,52%) e una relativa stabilizzazione nel 2013. Nel frattempo le segnalazioni all’autorità giudiziaria aumentavano in maniera ancora più significativa, dell’11,03%, dalle 13469 del 2011 alle 15139 del 2013. Indice, questo, di un impegno significativo delle forze di polizia e delle autorità di pubblica sicurezza che ha risposto puntualmente alla preoccupazione dei cittadini e delle istituzioni locali».

Droga nella media Sul fronte “droga”, dalla relazione della Direzione centrale per i servizi anti-droga «sappiamo – ha detto l’assessore – che il numero delle operazioni anti-droga così come le segnalazioni all’autorità giudiziaria per reati connessi alla legge sugli stupefacenti sono nella media nazionale. I sequestri sono addirittura molto al di sotto di essa. Tranne che per le droghe sintetiche, dai dati del ministero dell’Interno non sembra che quella della circolazione delle sostanze stupefacenti sia un’emergenza in Umbria, così come invece è rappresentata nel dibattito pubblico. Le uniche anomalie regionali rispetto alle dinamiche nazionali sono il dato sui sequestri di droghe sintetiche, la elevata percentuale dei decessi per abuso di sostanze stupefacenti e la sovra-rappresentazione degli stranieri non europei nelle segnalazioni all’autorità giudiziaria».

Comunicazione «Se le condizioni di sicurezza urbana si misurano, oltre che sul numero dei reati commessi, anche sulla base di percezioni soggettive – ha sottolineato ancora – per gli amministratori ciò significa di doversi fare carico anche di una attenta comunicazione, capace di ascoltare e di studiare soluzioni e progetti che svolgano anche una funzione rassicurante per i cittadini. Intervenire, quindi sul degrado urbano, creare le condizioni di utilizzo virtuoso dello spazio pubblico da parte di gruppi diversi, agire sui comportamenti cosiddetti antisociali, che non rappresentano tuttavia condotte penalmente rilevanti, prevenire la concentrazione abitativa di situazioni socialmente critiche, sono compiti propri di chi amministra le città. Occorre concentrarsi sulle condizioni sociali ed economiche che creano ambienti favorevoli alla criminalità, agendo con politiche sociali rivolta ai giovani, politiche abitative, di lotta alla dispersione scolastica, politiche per l’occupabilità, per l’integrazione degli immigrati, degli ex detenuti, delle persone con problematiche di dipendenza, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, dell’ambiente e delle relazioni sociali, attraverso progetti di mediazione dei conflitti, di rivitalizzazione dello spazio pubblico, di riqualificazione dell’arredo urbano».

Governance integrata Entrando poi nel merito delle politiche di sicurezza urbana Paparelli ha aggiunto che la Regione Umbria, ha legiferato in materia, condividendo la necessità di armonizzare competenze. «Tali politiche tuttavia – ha evidenziato – per essere efficaci debbono essere in rapporto di ‘governance’ con gli altri livelli del governo e assumere un’ottica integrata ed attiva nelle strategie d’intervento per trasformarle in “politiche di sicurezza urbana integrata”, come governo unitario sia delle politiche locali della sicurezza che delle politiche di prevenzione e repressione della criminalità. Il governo unitario tra agenzie e poteri autonomi – ha sottolineato – implica necessariamente una strategia coerente e condivisa per la produzione della sicurezza quale bene pubblico».

Sabato Bocci Ai lavori è intervenuto il rettore dell’università di Perugia, Franco Moriconi. Sabato è prevista la partecipazione del sottosegretario all’Interno, Gianpiero Bocci, alla Tavola rotonda conclusiva (ore 11), che sarà introdotta da Paparelli, e coordinata da Dario Melossi dell’Università di Bologna.

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