Sono centinaia in Umbria le famiglie disagiate messe in difficoltà dalla mancata proroga, da parte del governo, degli sfratti per finita locazione. Secondo l’assessore regionale alle politiche abitative Stefano Vinti «la mancata proroga per le famiglie disagiate è un grave errore del Governo e non un atto di merito che ‘finalmente interrompe la liturgia delle proroghe’ come afferma Confedilizia». L’assessore ricorda poi come la proroga fosse valida «solo per gli sfratti per finita locazione, per quei nuclei familiari con reddito lordo complessivo inferiore a 29 mila euro anno e contemporaneamente che avessero una delle seguenti condizioni: presenza di anziani con più di 65 anni, di minori, di portatori di handicap gravi e malattie terminali».

Centinaia di casi Nella maggior parte dei casi si parla di pensionati e in tutto in Italia, secondo le stime dell’assessore, le famiglie coinvolte sono 30 mila delle quali alcune centinaia abitano in Umbria. La proroga, in caso di voto favorevole, avrebbe escluso la morosità che rappresenta la causa principale degli sfratti. In Umbria infatti negli ultimi sei mesi sono stati complessivamente seimila i casi, dei quali il 90% proprio per morosità. Un sì poi avrebbe escluso anche la necessità per il proprietario di ritornare in possesso dell’alloggio. «La mancata proroga – aggiunge Vinti – causerà ulteriore disagio sociale visto che non esiste nessun meccanismo certo, pubblico, di passaggio ‘da casa a casa’ per una famiglia sfrattata».

Pochi fondi L’assessore poi boccia anche l’annuncio fatto dal governo relativamente allo stanziamento di 446 milioni di euro per le politiche abitative. Soldi che «sono da spalmare per i prossimi sette anni e non come si vuol far intendere utilizzabili per il 2015. Ne vengono fuori risorse annuali imbarazzanti, se non ridicole, per affrontare anche parzialmente la ‘crisi strutturale abitativa’ del nostro Paese. Risorse del tutto insufficienti anche per l’Umbria, sia per il ‘sostegno all’affitto’ sia per la ‘morosità incolpevole’ che copriranno percentuali irrisorie delle famiglie che ne hanno diritto». Soldi che, peraltro, «non hanno nessuna incidenza su sfratti già emessi ed esecutivi per finita locazione».

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