Sono trascorsi sette anni da quello che, dopo l’Irpinia, è considerato il terremoto più forte registrato in Italia. E, in questo giorno, viene ricordata dal commissario alla ricostruzione la perentorietà del termine di dicembre per presentare i progetti di ristrutturazione delle propeie abitazioni, pena il contributo. Erano le 7.40 del 30 ottobre del 2016 quando una scossa di magnitudo 6.5 distrusse gran parte di Norcia, con epicentro tra il capoluogo della Valnerina, Castelsantangelo sul Nera e Preci. Si scatenò lo spostamento di due lobi uno di trenta centimetri verso ovest, a Norcia, e l’altro di 40 centimetri verso est, nell’area di Montegallo.
Quel terribile terremoto Si era vissuto un lungo sciame sismico, la popolazione viveva in una sorta di preallarme, probabilmente anche grazie a questa e alla precedente ricostruzione antisismica, non ci fu neppure un morto. Ma soltanto pochi mesi prima, il 24 agosto, poco più in là, ad Amatrice ci furono 235 vittime e un territorio, con i suoi borghi, letteralmente devastato.
Il ritorno in basilica Della Basilica di San Benedetto di Norcia non rimasero che le pareti esterne. A 7 anni da quella devastazione, si ritorna in basilica, con il vescovo Boccardo, oggi, lunedì, insieme ai monaci benedettini per la prima celebrazione, dopo quella avvenuta l’anno scorso, ma all’interno della cripta. Le celebrazioni di oggi sono rese possibile grazie al completamento dei lavori del tetto e delle opere infrastrutturali, mentre altre parti della chiesa restano ancora da costruire per un orizzonte del cantiere che guarda al 2025. Oggi è anche l’occasione per benedire le due campane recuperate che vengono alloggiate nel campanile appena ristrutturato, sono le prime delle sette che suoneranno a Norcia nella basilica di San Benedetto.
Il vescovo «Questo edificio sacro – ha detto il vescovo Boccardo -è diventato l’emblema del sisma, ma è ancora di più la prova della capacità dell’essere umano di risollevarsi, di tornare a sperare, di guardare in alto e, con la forza di questo sguardo, tornare verso la terra e porre tutta l’intelligenza, la maestria, la fantasia e l’impegno al servizio di un comune riscatto, per risollevare, insieme alle mura delle case, dei luoghi di lavoro e delle chiese, anche il morale delle persone e delle comunità e per risvegliare la gioia di vivere. Ci piace pensare allora al tempo della ricostruzione che ancora ci attende come ad una grande occasione per compiere un salto di qualità nella vita quotidiana. Dobbiamo guardare avanti con sguardo lungo; attenerci fedelmente non alle opinioni correnti e ai calcoli interessati ma a ciò che è vero, buono e giusto; non accontentarci di un ottimismo senza fondamento ma alimentare e custodire la speranza. Dobbiamo riscoprire sempre di nuovo le virtù civiche come l’onestà, la volontà di servizio, l’impegno per il bene comune, l’attenzione agli ultimi, la salvaguardia dei diritti di tutti; realizzare una stagione in cui tornino a risplendere il coraggio, la sobrietà, la responsabilità, il dialogo, l’unità e nello stesso tempo competenze politiche e
tecniche da mettere insieme in un gioco di squadra».
La rinascita e le preoccupazioni Norcia prova a risorgere, con diverse attività commerciali che sono ritornate aperte in più parti della città, prime tra tutte quelle in centro storico, che da tempo stanno conoscendo anche un ceto ritorno di turisti. Vale lo stesso per Castelluccio di Norcia. Tanto ancora resta da fare tuttavia per la ricostruzione di quest’area, ma di tutto il ‘cratere del sisma’ su larga parte del quale si teme un rischio di spopolamento superiore a quello verificato già in questi anni. Molta parte della popolazione non è potuta rientrare nelle proprie abitazioni, in tanti sono ancora nelle casette Sae. A San Pellegrino di Norcia, una delle frazioni maggiormente danneggiate, non sono ancora partite le opere per i sottoservizi.
I numeri della ricostruzione Nel territorio umbro i cantieri avviati per la ricostruzione privata sono 2875 di cui 1625 conclusi, mentre sono 349 le opere pubbliche, di cui 15 terminate e 327 in corso. Nell’ultimo rapporto sulla ricostruzione nel Cratere del Centro Italia dello scorso giugno, relativo ai dati raccolti fino al 30 aprile, le richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata sono 28.315, su quasi 50mila attese, e i nuclei familiari che vivono ancora fuori dalle loro case sono 14.211. Corrispondono a circa 30 mila cittadini. Alla stessa data, su 3.215 interventi di ricostruzione pubblica finanziati, quelli in corso ammontano a 1.537 e i conclusi 233.
Per quanto riguarda la ricostruzione privata, al 30 aprile 2023 sono quasi 9mila i cantieri che risultano chiusi. Il totale delle Richieste di Contributo per la ricostruzione attese, per gli immobili residenziali o produttivi danneggiati dal Sisma 2016, è di 49.361. Di queste, quelle già presentate ammontano a 28.315. Si attendono pertanto progettazioni per oltre 21.000 richieste di contributo. Le richieste approvate dagli Usr (Uffici speciali per la ricostruzione regionali) sono 16.680, per una concessione complessiva di 6,037 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi liquidati per l’avanzamento dei lavori. Relativamente alla ricostruzione pubblica, l’importo finanziato fino ad oggi è pari a 3,94 miliardi di euro che, tuttavia, dovrà essere aggiornato a causa del menzionato aumento dei prezzi e dei costi delle lavorazioni. Il totale dei lavori finanziati è pari a 3.215 e, di questi, 1.445 devono essere ancora avviati, 1.537 sono in corso e 233 sono conclusi.
Otto capannoni inaugurati oggi Sono stati inaugurati otto capannoni ricostruiti nella zona artigianale della città di San Benedetto. Al taglio del nastro dei nuovi insediamenti produttivi erano presenti, tra gli altri, anche la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e il commissario straordinario alla ricostruzione post terremoto, Guido Castelli, oltre che il sindaco facente funzioni di Norcia Giuliano Boccanera.
Progetto perentorio per chi ha il contributo I percettori del contributo di autonoma sistemazione, il cosiddetto Cas, dovranno presentare i progetti per il recupero delle proprie abitazioni tassativamente entro il prossimo 31 dicembre 2023, se non lo faranno gli verrà sospeso lo stesso contributo: a dirlo è stato il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Guido Castelli. «Non ci saranno proroghe, la data del 31 dicembre – ha spiegato Castelli – resterà l’unica scadenza. Chi non preserverà i progetti non percepirà più il Cas fino a quando non avvierà l’iter per la riparazione della propria casa»
Nevi «Adesso è fondamentale portare avanti i cantieri avviati con celerità e consentire di sbloccare tutte le opere necessarie perché l’Italia centrale possa andare verso il completo recupero», ha detto Raffaele Nevi, deputato e portavoce nazionale di Forza Italia











