di Gabriele Beccari
Educazione affettiva e sessualità come strumenti di prevenzione e consapevolezza, questo il cuore del primo panel dell’edizione 2025 di Umbria che Spacca, ospitato martedì sera nell’Aula magna di Palazzo Gallenga, all’Università per Stranieri di Perugia. Al tavolo la sociologa Stefania Tusini, lo psicologo e sessuologo Livio Ricciardi e la ginecologa Letizia Palmari, moderati da Denise Angelilli, hanno intrecciato punti di vista scientifici e riflessioni pratiche sul ruolo della formazione fin dall’infanzia. «Sono concetti che abbracciano totalmente la nostra vita – ha spiegato Ricciardi – a partire dal rapporto con i genitori fino alle relazioni adulte. È un continuum che tocca l’emotività, la percezione di sé, la capacità di prendersi responsabilità verso se stessi e gli altri».
Differenze di genere Nel dibattito contemporaneo su educazione affettiva, sessualità e consapevolezza emotiva, emergono ancora evidenti differenze di genere, soprattutto tra le nuove generazioni. Nel corso dell’incontro, Ricciardi ha sottolineato come l’interesse e la consapevolezza verso i temi legati alla sessualità e all’affettività siano ancora fortemente diversificati tra maschi e femmine: «Sicuramente c’è una distinzione di genere anche proprio nell’interesse rispetto all’argomento. La popolazione maschile che mi segue online riguarda il 20 per cento del totale, chiaramente in minoranza rispetto a quella femminile. Questo è sicuramente uno dei periodi storici più difficili per l’uomo perché sono crollate e continuano a crollare delle questioni patriarcali che avevano creato una dinamica di sovraordinazione dell’uomo rispetto alla donna. Spesso e volentieri c’è una ricerca della misoginia sistemica che vada a svalutare la donna e a guardarla in maniera molto naturalistica e poco culturale con teorie che non hanno fondamento. Altre volte semplicemente si tratta di non seguire i divulgatori che parlano di sesso perché il maschio non vuole far sapere che si informa su queste cose perché poi crede che gli altri pensino che lui abbia qualche difficoltà. Io cerco di non fare mai una distinzione di genere quando parlo perché penso sia importante parlare di essere umani, in modo più inclusivo». Un quadro simile emerge dalla ricerca promossa dalla Fondazione Libellula, Survey Teen, citata da Tusini, secondo la quale tra i ragazzi e le ragazze compresi nella fascia di età tra 14 e i 19 anni, le differenze di consapevolezza sono ancora marcate. Le ragazze infatti mostrerebbero livelli più alti di intelligenza emotiva rispetto ai coetanei maschi, un divario che secondo Tusini è frutto di condizionamenti sociali e culturali che indirizzano i due generi verso ruoli e comportamenti differenti fin dall’adolescenza.
L’educazione affettiva nelle scuole L’introduzione dell’educazione affettiva nei programmi scolastici è al centro del dibattito pubblico e politico, in quanto ritenuta da molti uno strumento essenziale per favorire la crescita emotiva, la consapevolezza relazionale e la prevenzione di comportamenti violenti. L’idea alla base è che fornire ai giovani strumenti per riconoscere e gestire le emozioni possa contribuire in modo concreto alla costruzione di una società più consapevole e inclusiva. Tusini sottolinea con forza come molti comportamenti violenti abbiano radici profonde negli stereotipi di genere e ritiene che solo l’educazione possa combatterli efficacemente. «Io penso a tutti quei comportamenti etichettati come violenti, credo che alla base di essi ci siano degli stereotipi che noi combattiamo in maniera efficace solo se educhiamo. Io credo che a partire dalle scuole elementari questo lavoro di educazione affettiva indirizzato poi a crescere l’intelligenza emotiva per riconoscere e dosare le emozioni». L’educazione affettiva, prosegue, offre strumenti fondamentali per comprendere le dinamiche relazionali, evitare la colpevolizzazione delle vittime e imparare a chiedere aiuto nei momenti di difficoltà. Tusini ha criticato inoltre la proposta del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che vorrebbe introdurre l’educazione affettiva nelle scuole solo con il consenso preventivo delle famiglie. Secondo lei, «così ti porti dietro solo i ragazzi che hanno già una consapevolezza che deriva dall’ambiente familiare in cui sono cresciuti». Il vero problema, osserva, è che a restare esclusi sarebbero proprio coloro che ne avrebbero più bisogno: «la bolla di quelli già informati è meno importante di quelli che avrebbero bisogno di sentire una voce diversa rispetto a quelle delle famiglie». Anche Palmari interviene sul punto, sottolineando come non si possa affidare ai soli genitori il compito di educare i figli all’affettività: «Non devono essere i genitori i responsabili o gli unici depositari dell’educazione affettiva dei ragazzi perché non ne hanno le competenze».
L’importanza dell’informazione Nel panorama odierno dell’educazione sessuale e affettiva, l’accesso alle informazioni è certamente aumentato, ma non sempre questo si traduce in una reale consapevolezza. Palmari sottolinea come, tra le giovani generazioni, colpisca la forte disparità informativa: se da un lato alcune ragazze risultano molto più consapevoli rispetto a quelle della sua generazione, dall’altro lato ce ne sono ancora molte che non hanno alcuna conoscenza. Racconta come spesso le ragazze arrivino da lei con autodiagnosi, segno evidente di quanto l’informazione circoli, ma anche di quanto manchi una guida nel saperla interpretare. A dare man forte a questa teoria è intervenuta Tusini, che ha evidenziato il pericolo di questo scenario, affermando che «accanto a qualcuno che ha un approccio scientifico nell’informare le persone come Livio, purtroppo c’è una bella troupe di gente che spaccia per certezze quelle che certezze non sono. Vengono veicolate per informazioni quelle che sono semplicemente opinioni. Per questo bisognerebbe attuare un’educazione per aiutare a discernere e a trovare criteri che permettano di capire a tutti noi quando ci troviamo in una fattispecie rispetto a un’altra e magari evitare di arrivare tardi dagli esperti perché ci siamo beccati un virus, una gravidanza indesiderata».



