Il via libera della Corte Costituzionale era arrivato con una sentenza storica lo scorso gennaio 2024. Ora in due carceri italiane, quella di Parma e quella di Terni, è stato riconosciuto un diritto a lungo negato: avere momenti di intimità con i propri partner anche dietro le sbarre. Nel caso umbro a stabilirlo è una sentenza del Tribunale di Sorveglianza che autorizza il detenuto a colloqui intimi in assenza del personale di polizia penitenziaria.

Affettività in carcere A rompere il tabù è stata proprio la Consulta, dichiarando illegittimo il «controllo a vista» da parte del personale di custodia durante le visite che, stando a quanto stabilito, lederebbe «il diritto alla libera espressione dell’affettività, anche nella componente sessuale». A un anno dal deposito di quella sentenza, in nessun istituto italiano però sembrerebbero esserci stati casi di visite intime. La svolta però arriva con l’ordinanza di accoglimento di un reclamo che arriva proprio dal carcere di Terni. Il ‘sì’ arriva da un giudice di sorveglianza di Spoleto, che ha emesso un’ordinanza che consentirà al detenuto di incontrare la propria compagna con maggiore privacy. La vicenda si è trascinata per qualche mese. L’uomo infatti dapprima avrebbe chiesto di poter incontrare in modo riservato la partner alla direzione della casa circondariale. Una volta vistosi negare il permesso, ha presentato un reclamo.

Terni Inizialmente, il diniego della visita da parte della direzione della struttura sarebbe stato motivato dall’assenza di locali idonei e dalla volontà di attendere le istruzioni di uffici superiori. L’ordinanza che arriva dall’Ufficio di Sorveglianza però cambia le carte in tavola. La persona detenuta ora infatti ha il permesso di incontrare la propria compagna, anche vista la condotta regolare dell’uomo all’interno del carcere. Mentre la casa circondariale di Terni dovrà trovare dei locali idonei per consentire le visite.

Privacy in carcere Negli stessi giorni anche a Parma, come raccontato da Il Resto del Carlino, si è verificato un caso simile. E la storia sembra ripetersi. La persona detenuta – dopo essersi vista negare il permesso da parte della struttura – ha presentato un reclamo poi accolto dal magistrato di Sorveglianza competente. Analogamente al caso ternano, l’uomo – ormai quasi un anno fa – aveva chiesto di poter avere incontri sessuali con la moglie. E, alla fine, riuscendo ad ottenere lo stesso risultato del detenuto del carcere di Sabbione: il ricorso è stato accettato. Ora l’istituto penitenziario di Parma, come previsto dal provvedimento, dovrà allestire una ‘camera dell’amore’ entro 60 giorni, che dovrà rispettare «garanzie minime di riservatezza, senza il controllo a vista», in linea con la sentenza della Consulta.

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