Conferenza stampa Fp Cgil

di Daniele Bovi

«Un grido di allarme a ridosso della ripresa dell’attività didattica». La Fp Cgil dell’Umbria, attraverso il segretario della Funzione pubblica Vanda Scarpelli e le due responsabili provinciali (Patrizia Mancini e Silvia Panzolini) giovedì mattina in una conferenza stampa ha fatto il punto sui problemi dei servizi educativi per l’infanzia nei vari comuni. Una situazione che in Umbria si presenta «a macchia di leopardo», con criticità ma anche punte di eccellenza, tanto che il sindacato di Susanna Camusso chiede alla giunta regionale di avviare «una riflessione e un confronto su questa tematica con la nuova giunta», che riguardi anche la legge regionale sulla materia (la 30 del 2005), ormai vecchia di dieci anni: «Serve coordinamento – spiega Scarpelli – per dare più omogeneità ai servizi». In alcune realtà come San Giustino, Città di Castello «i servizi vengono tutelati» e in certi casi, come Foligno, l’offerta viene aumentata, mentre a Spoleto, Terni, Marsciano o Perugia «registriamo un depotenziamento dell’attività pubblica e l’adozione di politiche che sembrano favorire le strutture private».

Coordinamento «I servizi educativi per l’infanzia in questa regione – dice il sindacato – sono stati il fiore all’occhiello della attività della pubblica amministrazione». Un patrimonio che la Cgil vuole salvaguardare e di ciò si parlerà il 10 settembre, giorno in cui si terrà il coordinamento regionale degli enti locali «per affrontare nello specifico tale problematica insieme con i coordinatori dei comitati degli iscritti e le istruttrici dei vari comuni dell’Umbria. Un coordinamento della Cgil per costruire con i lavoratori e le lavoratrici una “road map” e delle conseguenti azioni per tutelare e rafforzare il servizio educativo dell’infanzia a gestione pubblica». Panzolini ha spiegato quella che è la situazione in provincia di Terni: nel Comune guidato del sindaco Leopoldo Di Girolamo si punta il dito contro «il vero e proprio attacco al pubblico impiego nei servizi educativi».

Terni In particolare non piacciono la chiusura di due sezioni della scuola materna e di una negli asili nido, in aggiunta a una riduzione di orario in due sezioni della scuola materna, a causa anche del pensionamento di tre educatrici che non verranno sostituite con nuove assunzioni. Male, secondo la Cgil, anche la chiusura di quattro mense con la conseguente esternalizzazione del servizio di fornitura pasti: «Un taglio finanziario di circa euro 400 mila euro – spiega Panzolini preoccupata anche per la conituità di alcuni servizi collaterali – a cui si accompagna ancora incertezza nelle varie voci di spesa che non garantiscono la continuità di alcuni servizi per l’intero anno: esempio la Casa di Alice e la struttura Pollicino». Il 31 in commissione il personale dei servizi sarà ascoltato e in quell’occasione il sindacato si aspetta che il Comune «metta le carte sul tavolo». Timori ci sono anche per Amelia dove a causa delle difficoltà finanziare il servizio viene sì garantito ma l’amministrazione «”minaccia” da tempo la possibilità di esternalizzarlo».

SCUOLA SANTA CROCE, VERSO RIDUZIONE DI ORARIO E STIPENDIO

Perugia e Marsciano Situazione complessa anche a Perugia dove a parte il caso mense, si guarda con preoccupazione al 2018-19, «un anno critico – dice Federico Armati della Cgil – a causa dei pensionamenti. Ogni anno da questo in poi dovrebbe essere usato per fare assunzioni ma l’amministrazione è immobile». A Spoleto invece, dove la Cgil chiede di riaprire le graduatorie, «alla riapertura del nuovo anno ci ritroviamo con meno 12 bambini nella struttura pubblica a gestione diretta con personale con contratto degli enti locali e tre educatrici in più per una cattiva gestione delle risorse umane, e con l’esternalizzazione programmata per settembre prossimo di una struttura educativa totalmente pubblica». A Marsciano il problema riguarda l’articolo 31 del contratto nazionale: «Deve essere riconosciuto alle lavoratrici – osserva Mancini – . Ci sembra paradossale che un Comune non rispetti il contratto di lavoro e che dica che 5 strutture private in gestione diretta costano come una totalmente pubblica. Ci domandiamo in che modo si determina questo risparmio? Solo sulla diversità di ccnl delle lavoratrici o c’è dell’altro?».

Le altre Nel mirino ci sono anche Magione, Comune di Bastia Umbra e Comuni di Corciano, Deruta, Bettona: «In questi enti – spiega la Cgil – il personale di cooperativa lavora fianco a fianco con il personale pubblico creando situazioni di dumping contrattuale evidenti, persone che fanno lo stesso lavoro hanno stipendi diversi diritti diversi». Ben altri scenari ad esempio a Foligno o Città di Castello: nella prima i posti sono stati aumentati (altre tre sezioni per gli asili nido e quattro assunzioni), mentre nella seconda «l’offerta è inalterata e c’è l’intenzione di dare stabilità al personale, fino a ora con un contratto part time all’80 per cento».

Twitter @DanieleBovi