©Fabrizio Troccoli

Le scuole elementari che riaprono da lunedì in un terzo dei comuni dell’Umbria, come stabilisce l’ultima ordinanza della presidente Tesei, non soddisfano tutti. In particolare, la vicinanza con lo stop per le vacanze pasquali sta facendo meditare qualche sindaco di comuni coi contagi in crescita di non rischiare. Come Magione, che ha deciso di non riaprire. Inoltre, dai comitati arrivano critiche anche aspra verso la Regione. ‘Priorità alla Scuola Umbria’, il comitato di docenti, genitori e studenti, che ha portato più volte la protesta in piazza chiedendo una riapertura in sicurezza, pur specificando che lunedì «manderemo i nostri figli a scuola felici, sollevati e tranquilli, perché non c’è luogo dove i protocolli sono rispettati in maniera così certosina», preannuncia una nuova manifestazione in piazza Italia, a Perugia, venerdì 26 marzo per ribadire come la scuola debba tornare a essere una priorità.

IL TESTO DELLA NUOVA ORDINANZA

«Riaprono per strategia politica» «L’apertura delle scuole primarie ad una sola settimana dalle vacanze pasquali – afferma il comitato -, altro non ci sembra che una mera strategia politica per fare in modo che la scuola, ancora una volta, venga additata come causa dell’aumento di contagi che si potrebbero verificare in concomitanza con il periodo pasquale. D’altronde non siamo nuovi a questa modalità, avendo già potuto verificare, come dopo il periodo natalizio, la scuola sia stata penalizzata per l’aumento di casi di contagio non attribuibili all’attività’ in presenza. È ormai noto che i contagi vengono maggiormente riscontrati nella sfera privata/familiare, quindi già immaginiamo le conseguenze di questa preannunciata malagestione».

DOVE E COME CRESCE IL CONTAGIO

Come riaprire Priorità alla Scuola torna a ribadire le sue richieste cioè «un rientro immediato in sicurezza» possibile «mettendo in campo strategie atte a permettere un tracciamento completo, immediato e reale». Dunque la riapertura di lunedì senza attività di screening alla popolazione studentesca (in verità c’è la possibilità per tutte le famiglie di far fare un tampone rapido gratuito al mese ai figli studenti) «ci fa capire – dice il comitato – che manca totalmente la volontà di rendere questa apertura seria e duratura».

INTERATTIVO: I CONTAGI NELLE SCUOLE DELL’UMBRIA

Accanimento contro adolescenti Poi c’è il tema medie e superiori. «La mancanza di un piano trasporti adeguato ed efficace – sostiene il comitato – ci porta a pensare che l’apertura delle scuole secondarie non sia stata nemmeno presa in considerazione come possibilità per il resto di questo anno scolastico». E parla di «accanimento» contro la fascia 11/20». Di contro «la decisione di aprire nidi e materne, le uniche fasce d’età senza distanziamento ne mascherina, sottolinea il valore che la Giunta regionale dà alla scuola: un parcheggio».

«Sacrificabili» Poi c’è un altro comitato, A Scuola – Umbria A.p.s., rileva come «sul testo dell’ordinanza si leggono solo pochi sparuti numeri che tra l’altro riscontrano un lieve miglioramento del contagio. Solo attraverso i giornali – viene spiegato in un comunicato -, riusciamo a comprendere che la soglia usata dal fantomatico Cts umbro sarebbe quella del superamento del limite del parametro di 200/100.000, parametro usato in maniera restrittiva rispetto allo stesso indicato nel dpcm del 2 marzo (250/100.000)». L’altro aspetto «sconcertante» è quello di «chiudere solo e sempre le scuole nonostante il parametro riguardi l’intera popolazione». «In tutta questa storia – di legge ancora – il messaggio peggiore che questa presidente ci dà è che la scuola, nelle persone delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi è sacrificabile, sacrificabile sul piatto dell’economia ma non solo: sacrificabile perché usata come copertura del disastro sanitario in atto, senza nessun evidente miglioramento del contagio».

Educatrici Infanzia: «Nessuna sicurezza» Sulle scuole dell’Infanzia c’è poi un documento di alcune educatrici umbre secondo cui la scorsa settimana alla riapertura di questo tipo di scuole «come è stato ieri con la nuova ordinanza che prevede la riapertura delle scuole primarie lunedì, nessuna misura, nessun investimento è stato valutato per garantire a tutti» il rientro a scuola in sicurezza. «Di fatto – dicono – siamo rientrati nelle scuole dell’infanzia così come le avevamo lasciate l’8 febbraio e la stessa cosa avverrà per le scuole primarie…nulla è cambiato. Si procede con chiusure ed aperture senza alcun senso di responsabilità, mettendo continuamente sotto pressione le famiglie. Abbiamo inviato un documento sottoscritto da 605 docenti di tutta l’Umbria per ben due volte, con l’intento di chiedere che venga considerata seriamente questo aspetto legato alla sicurezza, investendo fondi ed energie per non mettere a rischio la salute e per non ritrovarci, tra poche settimane, nella stessa situazione del mese scorso». «Andare in aula con 20 – 25 bambini che non indossano la mascherina – aggiungono -, anche prima degli altri gradi di scuola, senza alcuna regola che tuteli la nostra salute e quella di tutte le famiglie, se non i nostri dispositivi di protezione individuale, può essere considerato un rientro in sicurezza? I protocolli ministeriali in vigore da settembre, in una situazione come quella attuale ben diversa da quella della riapertura, andrebbero assolutamente supportati da scelte serie da parte dell’amministrazione, con controlli attenti, con il tracciamento, con tamponi periodici e tutto ciò che potrebbe arginare quanto più possibile il rischio di contagio».

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