«Gli studenti non sono solo numeri». Così la professoressa Raffaella Mambrini è intervenuta martedì sera durante l’assemblea organizzata nella sala del Consiglio comunale di Città di Castello, nel corso della quale è stato fatto il punto sul cosiddetto dimensionamento scolastico e, in particolare, sul provvedimento del direttore dell’Ufficio scolastico regionale che nei giorni scorsi ha disposto una serie di accorpamenti tra Castello e Gubbio.
Sala gremita L’incontro, promosso dai genitori degli alunni del Primo e Secondo Circolo e della scuola media Alighieri–Pascoli, si è svolto in una sala gremita. Il tema del dimensionamento ha preoccupato la comunità locale, come dimostra la raccolta di oltre 3.200 firme. All’assemblea hanno partecipato genitori, insegnanti, personale scolastico, rappresentanti istituzionali e cittadini. Ad aprire i lavori sono stati i rappresentanti dei genitori, che hanno chiarito come l’iniziativa non nasca «per dividere», ma per informare e costruire un confronto basato su dati e atti amministrativi, con l’obiettivo di tutelare la qualità dell’offerta formativa e la coesione della comunità scolastica. Nel corso dell’incontro è stata ricostruita la sequenza dei passaggi normativi e istituzionali che hanno portato al decreto del commissario ad acta Ernesto Pellecchia.
Guerri L’assessore Letizia Guerri ha illustrato il percorso seguito dal Comune nei tavoli tecnici e nella programmazione territoriale, ricordando che l’amministrazione aveva espresso formalmente l’intenzione di non procedere al dimensionamento per l’anno scolastico 2026/2027, posizione già manifestata dal 2023 e ribadita anche nell’istruttoria provinciale del 22 settembre scorso, evidenziando le criticità legate al territorio e alla situazione logistica dell’istituto Alighieri–Pascoli. L’assessore ha inoltre comunicato che il Comune ha segnalato l’impossibilità di rendere operativo il provvedimento per mancanza di spazi adeguati (i lavori nella sede di via della Tina sono fermi da tempo) e, come annunciato giorni fa, sta predisponendo un ricorso al Tar contro l’atto ministeriale.
Gli interventi Nel suo intervento, la professoressa Mambrini ha richiamato l’attenzione sull’impatto concreto delle scelte organizzative sulla vita degli alunni, sottolineando che «gli studenti non sono solo numeri» e che un’applicazione del dimensionamento senza un’attenta valutazione del contesto rischia di incidere sulla continuità didattica e sui progetti educativi in corso. Il professor Massimo Belardinelli ha affermato che la scuola non può essere ridotta a un fatto puramente amministrativo e che in questa situazione viene messo in discussione il diritto allo studio degli studenti che dovranno iscriversi alla secondaria di primo grado senza conoscere sede e offerta formativa. Pur ricordando che il Pnrr attribuisce al dimensionamento un obiettivo di riorganizzazione ed efficienza, ha osservato che la scelta adottata per Città di Castello non appare coerente con un riordino equilibrato e sostenibile per il territorio.
Gli spazi Il dirigente scolastico dell’Alighieri–Pascoli, Filippo Pettinari, ha evidenziato le difficoltà operative legate all’attuazione del provvedimento. In particolare ha richiamato la mancata disponibilità della sede di via della Tina, che ha già comportato la concentrazione degli alunni nella sede di via Collodi, descritta come una situazione di emergenza con spazi ormai insufficienti per le attività didattiche. Sono state inoltre segnalate le possibili ricadute sulla redistribuzione degli studenti e il rischio di ridimensionamento di progetti educativi attualmente attivi. Nel corso della serata diversi genitori e insegnanti hanno espresso preoccupazione per una decisione percepita come non condivisa con il territorio, sottolineando la necessità di mantenere unità istituzionale e coesione della comunità locale.
I sindacati A intervenire sul tema dimensionamento mercoledì sono stati anche i sindacati Flc Cgil Umbria, Cisl Scuola Umbria e Uil Scuola Umbria, che hanno partecipato ai tavoli istituzionali e organizzato assemblee e un presidio lo scorso 23 gennaio. Le organizzazioni sindacali hanno dichiarato che non si tratta dell’ultima iniziativa e hanno ribadito la volontà di «esserci», annunciando un’analisi legale dei documenti relativi al ricorso e la disponibilità a intervenire a tutela dei territori che ritengono di non essere stati coinvolti in modo adeguato nel processo decisionale. In attesa dell’esito del ricorso al Presidente della Repubblica, hanno assicurato che continueranno a vigilare e a rappresentare le istanze dei lavoratori e delle scuole.
Il Psi Sulla vicenda è intervenuto anche Tommaso Massimilla, segretario del Psi di Città di Castello, che ha parlato di una scelta «ingiustificata e priva di logica» e ha espresso preoccupazione per il futuro della scuola Dante Alighieri. Secondo Massimilla, l’assenza di una sede adeguata rischia di incidere sulle future iscrizioni, con la possibilità che alcune famiglie scelgano istituti fuori dal comune. Un rischio che, unito al calo delle nascite, potrebbe indebolire il tessuto scolastico cittadino. Da qui l’invito alle istituzioni ad attivarsi per salvaguardare la scuola e l’offerta formativa del territorio.




