Venerdì 12 ottobre è il giorno dello sciopero della scuola, con studenti in piazza in 60 città italiane. L’astensione dal lavoro riguarderà anche la scuola non statale e la formazione professionale. La Flc Cgil snocciola i motivi per cui «i docenti, il personale Ata e i dirigenti sono chiamati ad astenersi dal lavoro».

I motivi Dai tagli ai finanziamenti alle politiche del lavoro e del personale, fino alle retribuzioni. «Per non parlare – dice la Flc Cgil – dell’edilizia scolastica, dell’assenza di investimenti per le nuove tecnologie e per i laboratori, pure necessari e urgenti per mettere la didattica e il lavoro nelle scuole al passo coi tempi». E poi il «concorsone». «I problemi sono tanti e sempre di più. Eppure per cominciare basterebbero poche cose, alcune a costo zero. La Flc Cgil le ha proposte da tempo. Servirebbero per migliorare e rendere più efficienti le scuole e sbloccare le immissioni in ruolo di docenti e Ata e cancellare il precariato. Per cominciare basterebbe un po’ di volontà politica e un briciolo di buon senso».

Appuntamenti in Umbria La Flc di Perugia ha organizzato un presidio di protesta davanti alla prefettura di Perugia (ore 10-13). Nello stesso giorno ci sarà una manifestazione studentesca in piazza IV Novembre organizzata dalla Rete degli Studenti Medi di Perugia. La Flc di Terni ha organizzato un sit-in di protesta davanti alla Prefettura di Terni (ore 10-12). Nello stesso giorno ci sarà una manifestazione studentesca organizzata dalla Rete degli Studenti Medi di Terni.

Flash mob degli studenti Altra Scuola – Rete degli Studenti Medi, in preparazione della manifestazione studentesca nazionale del 12 ottobre, ha realizzato a Perugia e a Terni un flash mob con volantinaggio ed iniziative mediatiche che ha permesso a chiunque di esprimere la propria opinione riguardo alla condizione della scuola pubblica italiana. Con nastro adesivo e scatoloni di cartone è stata costruita una struttura simbolo del degrado attuale del sistema scolastico. I ragazzi dell’associazione studentesca si sono attivati poi nel coinvolgere i passanti, in particolar modo giovani o studenti, in gruppi dove confrontarsi sui problemi della scuola, sulla necessità di cambiamento e sull’importanza fondamentale della partecipazione attiva dei giovani. Ognuno ha avuto la possibilità di attaccare sulla «scuola di cartone» dei fogli con scritte le proprie considerazioni, le proprie idee per migliorare il sistema scolastico, rappresentando così la grande voglia di cambiamento che hanno gli studenti.

Le ragioni degli studenti Numerose sono state le problematiche sollevate dai ragazzi durante il flash mob. Gli 8 miliardi di tagli alla scuola pubblica iniziati nel 2008 hanno reso difficile – e a volte impossibile – garantire le supplenze, le attività extracurricolari, i materiali basilari, l’efficienza della terza area, i laboratori che sono indispensabili soprattutto negli Istituti professionali, il sostegno per studenti disabili e stranieri. Dato che il governo non investe nella scuola, le famiglie devono avere a carico il contributo “volontario” che supera in molti casi i 200 euro annui ed il costo dei libri che quasi sempre va ben oltre i 300 euro. Né lo Stato né la Regione investono quanto dovrebbero sul diritto allo studio, così i costi dei trasporti e dei servizi per lo studente aumentano ogni anno di più. Queste spese ormai insostenibili provocano un tasso di dispersione scolastica che si aggira intorno al 19 %. Mancano una didattica che sia al passo con i tempi e qualcuno che valuti efficientemente la competenza dei docenti e il sistema scolastico in generale. La valutazione degli studenti è usata spesso come strumento punitivo e non crea percorsi di crescita e apprendimento critico. Il 30 % degli edifici scolastici non sono a norma di sicurezza. Dopo tutto questo, a peggiorare ancora la situazione, il Parlamento sta ancora valutando il famigerato disegno di legge 953, ex ddl Aprea, che attacca il carattere pubblico dell’istruzione decretando l’ingresso dei privati nel governo delle scuole e deregolamentando la rappresentanza studentesca, che sarebbe lasciata alla “buona volontà” di ogni singola istituzione scolastica autonoma.

In piazza a Perugia e Terni «Lo Stato non investe più nella cultura e nella formazione dei giovani cittadini: la Scuola ci sta crollando addosso, materialmente e come sistema. Faremo noi allora l’investimento rinunciando ad un giorno di istruzione, un nostro diritto, per cercare di risvegliare l’opinione pubblica e non permettere che anche le nostre idee vengano abbattute», dichiara Alessandro Biscarini, studente delle superiori e Coordinatore regionale di Altrascuola. Per tutti questi motivi il 12 ottobre a Perugia e a Terni, come in tutte le piazze d’Italia, gli studenti chiederanno una scuola diversa, di qualità e all’altezza di quelle nel resto d’Europa.

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