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A dieci giorni dal nuovo record negativo delle nascite, per l’Umbria arrivano anche le proiezioni dell’impatto che le culle vuote potranno avere sul sistema educativo, la scuola. Nelle ore in cui con l’ultima manovra del governo è arrivata anche un’ulteriore sforbiciata agli organici del comparto, però, vale la pena considerare, come fa la Fondazione Agnelli, anche le opzioni che il fenomeno demografico potrebbe schiudere per studenti e famiglie nel caso in cui il personale scolastico anziché essere tagliato venisse impiegato per ampliare e migliorare i servizi scolastici. Stesso discorso per le aule disponibili all’interno dei plessi che potrebbero liberarsi.

L’orizzonte dell’analisi demografica è quello del 2040 quando, stando all’elaborazione della Fondazione Agnelli su dati Istat, l’Umbria potrebbe dire addio a più di una classe ogni quattro (-27 per cento), scendendo sotto quota 4.100, precisamente 4.095. Stessa flessione è prevista anche per il numero di insegnanti, che rischiano di ridursi fino a 7.218. All’origine delle due flessioni, naturalmente, ce n’è una terza, che al 2040 si contrarrebbe del 24,4 per cento.

I risultati regionali dell’analisi demografica 0-18 sono tra i peggiori del Paese, anche se tutti i territori sono in negativo e sui livelli umbri e oltre si contano diverse regioni, comprese Lazio (-24,4 per cento studenti; – 27,5 classi; e 27,4 docenti) e Marche (-24,5; -26,8; e 26,7), mentre flessioni meno pesanti vengono prospettate in Toscana (-18,6; -21,6; e -21,6).

Dal 2018 la Fondazione Agnelli sollecita a inserire all’ordine del giorno dell’agenda politica «l’impatto del declino della popolazione sul sistema d’istruzione» del paese: l’Sos è stato nuovamente lanciato lo scorso 6 ottobre attraverso le proiezioni. «Sul totale 0-18 anni la riduzione nazionale al 2030 sul 2025 è del 9 per cento (da 9.357.000 a 8.485.000 con un risultato negativo di 872mila tra alunni e studenti)», che però sale al 17 per cento al 2035 (da 9.357.000 a 7.781.000 con – 1.576.000) e al 21 per cento al 2040 (da 9.357.000 a 7.382.000, dunque. – 1.975.000)». Per la Fondazione Agnelli, dunque, «in neppure 15 anni ci saranno quasi due milioni di studenti in meno».

I dati regionali sono stati pubblicati in queste ore anche dal Corriere della Sera a fronte dei tagli alla scuola contenuti nella manovra appena varata dal governo, che fa saltare quasi 7mila posti, di cui 4.925 posti in meno per i docenti e altri 2.049 per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, motivandoli anche con la denatalità. La recente sforbiciata si somma a quella da circa 7.800 posti già prevista con la legge di Bilancio 2025 per 5.660 docenti a partire dall’anno scolastico 2025/26 e 2.174 posti di Ata dal 2026/27.

Chiaro è, però, che gli Sos non vengono lanciati per indicare i tagli come l’unica via di governo del fenomeno demografico nelle scuole, ma all’opposto per evidenziare come possa anche aprire scenari nuovi per il sistema educativo e quindi per le famiglie, tenendo anche da conto le differenze territoriali. Quali? La Fondazione Agnelli segnala diverse opzioni di rafforzamento, dal «tempo a scuola alle attività pomeridiane, passando per il sostegno», oltre ovviamente alla formazione «di classi meno numerose» e magari anche del calendario scolastico. Serve coraggio.

Nata nel 1986, ha iniziato il suo lavoro da giornalista nel 2008 a Tuttoggi, approdando l'anno seguente al Corriere dell'Umbria, con cui tuttora collabora. In Umbria24 dal 2012, dove si occupa di cronaca nera e giudiziaria, economia, attualità e politica. In passato ha collaborato anche con Panorama. Componente del Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti dell'Umbria.