Per le famiglie umbre si preparano rincari (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sei scuole superiori umbre su dieci per i libri di testo faranno spendere più di quanto imposto dal Ministero. Non bastasse la manovra precipitata sulle grigliate degli italiani a Ferragosto, a impoverire il borsellino degli umbri ci si mette anche il caro scuola, puntuale come ogni anno. Spese sacrosante e decisive per il futuro di bambini e ragazzi, ma che ogni spesso lievitano sforando i parametri, è questo il punto, imposti dal ministero della Pubblica istruzione.  A fare i conti ci ha pensato l’Adoc Umbria di Angelo Garofalo che, come accennato in apertura, in una nota spiega come sei scuole superiori su dieci della regione, per quanto riguarda il primo anno di corso, sforeranno i tetti di spesa ministeriali.

Le cifre Secondo le percentuali stabilite dal Ministero, gli aumenti massimi devono essere dell’1,3% per le scuole medie e del 5,4% per le superiori. Nei licei umbri però l’aumento sarà dell’8%, che tradotto in soldoni significa 326 euro, mentre per il primo anno di medie si parla di 302 euro, il 4,1% in più delle tabelle ministeriali. Più contenuti gli aumenti per gli istituti tecnici, dove la spesa sarà in media superiore del 2,9%, quota che per i professionali sale al 3%. «La spesa per i libri – spiega l’Adoc – assorbe circa il 35% dello stipendio medio mensile di un genitore, una cifra importante in un momento di crisi come questo». Gli aumenti però non riguardano solo i libri: per chi è alle prese con gli esami di riparazione ci sono i costi delle ripetizioni private. Secondo l’Adoc i costi variano tra i 268 euro (+3,4% rispetto al 2010) e i 380 euro (+5,8%), considerando tre ore a settimana di lezioni e a seconda che ci si rivolga ad un docente o a uno studente, ma ci sono anche punte di 45 euro l’ora.

Zaini e astucci In più va considerato anche il cosiddetto corredo scolastico, ovvero zaini, astucci, quaderni e così via. L’incremento di spesa, secondo il monitoraggio dell’Adoc, qui si aggira intorno al 7,4% per una spesa media di circa 158 euro. Uno zaino alla moda costa 72 euro, ma quelli di alcune marche storiche hanno sforato i cento. Per gli astucci invece l’Adoc parla di un più 15%. Le soluzioni? Per quanto riguarda il corredo, l’Adoc consiglia di utilizzare dove possibile quello degli anni scorsi e di confrontare prezzi e offerte. Per i libri di testo invece l’associazione dei consumatori chiede maggiori verifiche e controlli da parte delle istituzioni scolastiche sui tetti di spesa, la realizzazione dei libri di testo da parte dei docenti e la stampa all’interno dell’istituto per quanto riguarda Religione, Educazione fisica e Informatica. In più andrebbe favorito l’affitto ed il comodato d’uso dei libri di testo da parte delle scuole e «agevolare in tutte le forme possibile lo scambio e la vendita dei libri usati nonché le nuove forme di predisposizione dei libri di testo».

Un caffè al giorno Dato per assodato che si deve tagliare dove serve, che 326 euro in tempi di crisi tutti insieme sono tanti, che non bisogna farsi fregare o spennare, che andrebbe sfruttata al massimo la tecnologia per abbattere tutti i costi e che appaiono necessari più controlli sui tetti di spesa, la tiritera annuale sul caro scuola ha senso fino ad un certo punto. Vediamo perché. Prendendo il caso più dispendioso, ossia quello di un primo anno di un liceo umbro: in 12 mesi una famiglia spende, per un asset fondamentale come l’istruzione di un figlio, 326 euro. Cioè qualcosa come 89 centesimi al giorno, il costo di un caffè o di un cappuccino. Ancora meno, 82 centesimi al dì, per il primo anno di scuola media. Fatta la tara alle spese delle famiglie, in molti casi tagliate data la crisi, fare un raffronto con i costi di altri servizi può stimolare qualche riflessione.

Gli altri costi Un anno in una piscina di Perugia costa 390 euro, l’abbonamento mensile in una palestra della città varia da circa 40 ad anche 80 euro al mese, le ricariche del telefonino, con cui gli adolescenti smanettano dalla mattina alla sera, tenendosi assai bassi (20 euro al mese, poniamo), costano ad una famiglia 240 euro, per un paio di pantaloni griffati si può spendere da 70 ai 150 euro, per un telefonino alla moda almeno 250. Per i più grandicelli una pizza e una birra alla settimana (15 euro a pasto) valgono, in ipotesi, 720 euro all’anno, la metà, 360, se con gli amici si esce due volte al mese.

Il vero scandalo Ovviamente sono tutti costi ipotetici e ogni famiglia spende in maniera diversa, ma le cifre aiutano a riflettere: in un Paese, l’Italia, dove si legge pochissimo e dove c’è un forte analfabetismo di ritorno e in una regione, l’Umbria, a bassissimo tasso di specializzazione e dove, come certifica l’Istat, nel 2010 quasi 500 mila umbri (in una regione che non arriva ad un milione) non hanno letto neanche un libro, il vero scandalo è che per l’istruzione di un figlio si spende come per un caffè al giorno.

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