C’è preoccupazione per il destino della Casa delle donne di via Aminale a Terni. Nei giorni scorsi il coordinamento donne della Cgil di Terni, la Cgil dell’Umbria e l’ufficio politiche di genere della Cgil nazionale
Cgil «La Casa delle Donne di Terni – sottolineano in una nota congiunta Barbara Silvestrini, coordinatrice delle donne della Cgil di Terni, Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil dell’Umbria, e Lara Ghiglione, responsabile politiche di genere della Cgil nazionale – è l’unica esperienza di questo genere in tutta la regione Umbria e ha promosso molte iniziative, tra le quali lo sportello antiviolenza, di ascolto, orientamento e di consulenza legale, laboratori e corsi di formazione, assemblee e manifestazioni, mostre, presentazione di libri e attività di mutuo aiuto. Una realtà associativa, sottolineano
Pd «Scongiurare la chiusura della Casa delle donne di Terni (il bando di riassegnazione degli spazi comunali scade oggi) mettendo in campo tutte le iniziative utili a garantire la continuità delle attività che la struttura promuove e attua ormai da anni a sostegno di donne
e minori» è quanto chiedono invece alla giunta di Palazzo Donini i consiglieri regionali Pd Tommaso Bori e Simona Meloni, nell’ambito di
un’interrogazione che è stata depositata presso l’Assemblea legislativa. «In tutto il territorio regionale è presente una sola Casa delle Donne –
ricordano i due consiglieri dem – quella di Terni, ma l’attuale amministrazione comunale ne ha messo a bando la sede. La comunità umbra dunque corre il rischio di dover fare a meno di un presidio di civiltà e di servizi integrati fondamentali come dello sportello antiviolenza, dell’ascolto, dell’orientamento ai servizi e della consulenza legale per chi è vittima di abusi e violenza, dei laboratori, dei gruppi di auto aiuto, dei corsi di formazione e delle tante attività culturali e sociali che il centro svolge regolarmente. Per preservare e valorizzare questo patrimonio di esperienze – aggiungono – sarebbe stato necessario seguire esempi virtuosi come quelli messi in campo, ad esempio, dalla Regione Lazio che ha riconosciuto, attraverso una convenzione, il valore di ‘bene comune’ ad una struttura analoga operante nel comune di Roma, così da evitare il rischio di sfratti e assicurandone la continuità delle attività grazie anche a un percorso di co-progettazione partecipata di rifunzionalizzazione degli stessi edifici utilizzati a tale scopo. Auspichiamo pertanto che la Casa delle Donne venga presto considerata un vero e proprio ‘bene comune’ della nostra regione e come tale entri a far parte di un piano di conservazione e promozione della multifunzionalità di quello spazio socio-aggregativo».


