di Ivano Porfiri
La storia è semplice, quasi banale: uno scooter viene rubato martedì sera a Perugia, in via Bonazzi (questa, purtroppo, negli ultimi tempi, quasi non è una notizia). La derubata, una nostra collaboratrice, pubblica un appello su Facebook, i suoi amici lo condividono, poche ore dopo un amico di un amico segnala sulla bacheca dell’amico che lo scooter è parcheggiato davanti casa sua, in via dei Filosofi. Viene chiamata la polizia: caso risolto.
Circa un anno fa una storia simile era capitata a me. La mia vespa Caterina viene rubata in via XIV Settembre, sempre a Perugia. Passa un mese, mi chiamano i carabinieri: l’abbiamo ritrovata, è a Monteluce, in uno spiazzo sotto i palazzi in via del Giochetto. Viene fuori che un operatore del 118, che da un po’ di tempo vedeva due scooter parcheggiati e impolverati nello stesso punto, si era preso la briga di inserire i numeri di targa sul sito della polizia, scoprendo che la mia Caterina risultava rubata. Così ha chiamato i carabinieri e la storia ha avuto un lieto fine.
Fortuna. Sì, come no, certo. La fortuna c’entra, se l’amico dell’amico avesse abitato altrove, se non fosse stato in casa. Se gli scooter fossero stati parcheggiati dietro l’angolo, se l’operatore del 118 semplicemente si fosse fatto «i fatti suoi», queste poche righe non sarebbero state scritte. La storia, del resto, è piena di «se non…».
Lungi da me ricamare una morale da libro Cuore, né fare l’apologia dei social. Però, in questi due casi, la comunità segna un punto e batte i ladri due a zero. Chiamiamolo «social rescue», solidarietà via Facebook o senza Facebook, come volete voi. Comunità virtuale? No, grazie: comunità reale, anche di persone che non si sono mai viste in faccia. Se vi piace di più chiamatelo «passaparola». Come sui social è nata e cresciuta la comunità di persone vere che cerca di riprendersi piazza Grimana dal degrado o chi semplicemente condivide il problema di una strada piena di buche.
Internet è l’ambiente e Facebook il mezzo di comunicazione e quando si demonizza o, al contrario, si mette su un piedistallo un mezzo, si fa un errore. Perché il punto non è il mezzo, ma la comunità, la solidarietà, il «non girare la testa dall’altra parte». Uno scooter alla volta, via Facebook o col passaparola, si segna un punto e, magari, si vince la partita.
