di F.T.
A far sentire la propria voce in un momento particolarmente difficile per la città, è il vescovo di Terni monsignor Giuseppe Piemontese: «Oltre cinquecento famiglie nel giro di qualche mese si ritroveranno senza sostentamento – afferma padre Piemontese -. Tutta la comunità cristiana avverte la gravità di questa situazione che rischia di produrre conseguenze umane e sociali dolorosissime. Per questo manifestiamo solidarietà ai lavoratori dell’Ast e invitiamo la proprietà a riconsiderare il piano industriale nella prospettiva del rilancio insieme alle varie parti sociali».
Il messaggio Alle istituzioni e al governo il vescovo di Terni chiede di «non lasciare soli i lavoratori, le loro famiglie e la nostra città, già duramente provata dalla crisi e dalla disoccupazione» e ricorda le parole pronunciate da Papa Francesco nell’udienza dello scorso 20 marzo per i 130 anni delle acciaierie. In quell’occasione il pontefice parlò della disoccupazione come «conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo che si chiama denaro. Se ciascuno farà la propria parte, se tutti metteranno sempre al centro la persona umana, se si consoliderà un atteggiamento di solidarietà e condivisione fraterna ispirato al Vangelo, si potrà uscire dalla palude di una stagione economica e lavorativa faticosa e difficile». Monsignor Piemontese ha annunciato anche un momento di preghiera condiviso in tutte le messe di domenica 20 luglio.
I sindacati nazionali «L’unica certezza del piano sono i tagli al personale e su queste basi non siamo disponibili ad alcuna discussione. Il confronto deve ripartire, ma da zero e ad un livello nazionale. Terni sarà il banco di prova di ciò che vuole fare il governo per le politiche industriali nazionali». Così i segretari nazionali dei sindacati di categoria intervenuti a Terni per lo sciopero dei lavoratori delle acciaierie. A ribadire il punto di vista, condiviso da tutte le sigle, sono stati Marco Bentivogli (Fim), Gianni Venturi (Fiom), Maria Antonietta Vicaro (Ugl Metalmeccanici) e Guglielmo Gambardella (Uilm).
I SINDACATI NAZIONALI SULLA VERTENZA-TERNI: VIDEO
L’Usb Il sostegno ai lavoratori ternani viene anche dall’Unione sindacale di base, che critica il vice-ministro allo sviluppo economico Claudio De Vincenti: «Al termine dell’incontro di giovedì, il suo commento è stato che ‘il piano non è chiaro nelle prospettive’. Nulla di più falso – attacca l’Usb -. Il piano è chiarissimo e mira a porre fine all’esistenza di Ast. Parlare di piano industriale è persino ridicolo, visto che non c’è traccia di alcun investimento». Secondo Paolo Sabatini, dell’esecutivo nazionale Usb, «l’Ast, così come l’Ilva di Taranto, deve tornare ad essere pubblica».
Gli assessori Per l’assessore regionale Fabio Paparelli, presente al corteo di venerdì mattina, «le uniche sedi nella quali sviluppare un confronto serio, come già ribadito dalla presidente Catiuscia Marini, sono quelle del governo nazionale e della commissione europea. Tanto più in questo semestre italiano di presidenza Ue. Questo piano industriale – aggiunge – mortifica la storia e il futuro dell’intera siderurgia italiana e per questo non può essere accettato. Da Terni si sta alzando, ad una sola voce, la richiesta di rivedere questa decisione scellerata fatta di tagli alla produzione e ai posti di lavoro». Sulla vertenza interviene anche l’assessore regionale Stefano Vinti che parla di «piano irricevibile. A questo punto – afferma – il governo dovrà chiaramente indicare se ritiene strategica per l’Italia la produzione dell’acciaio, così come avviene negli altri paesi europei che vogliono avere un ruolo nel mercato industriale».
Consiglio regionale Oltre a criticare duramente il piano, il gruppo consiliare del Partito Democratico a palazzo Cesaroni torna sulla mozione (che verrà discussa in aula il 22 luglio) per il riconoscimento di Terni come area di crisi complessa: «deve essere un’occasione – affermano i consiglieri in una nota – per intraprendere una grande e condivisa iniziativa che impegni il governo e la comunità umbra a contrastare in modo intransigente le volontà di Thyssen Krupp e a modificare radicalmente le sue proposte per Ast». I consiglieri del Pd ricordano che il piano Thyssen è stato «giustamente giudicato irricevibile dalla presidente Marini e altrettanto deve fare il governo nazionale perché il declino del polo siderurgico di Terni sarebbe una delle manifestazioni più evidenti di un ridimensionamento irreversibile e strutturale dell’apparato manifatturiero italiano».
Fratelli d’Italia Per il consigliere regionale Alfredo De Sio (FdI) quello presentato da Thyssen Krupp è un «piano di suicidio assistito, inaccettabile e fuori da ogni logica. Oggi – prosegue De Sio – è il giorno della protesta e dell’indignazione dei lavoratori ma anche di un’intera città che vuole continuare a credere nel suo futuro e nelle sue capacità industriali. La questione Terni deve rappresentare il primo banco di prova per un governo nazionale finora timido e accondiscendente nei confronti delle politiche di Bruxelles. Distruggere l’eccellenza, la produttività ed il futuro del sito più avanzato in Europa in materia di acciai speciali, non è accettabile».
Dal consiglio comunale Andrea Cavicchioli, capogruppo Dem a palazzo Spada, definisce il piano «inaccettabile sotto ogni profilo» e parla annuncia che il gruppo del Pd in consiglio comunale «svilupperà iniziative per supportare ogni azione diretta a rimuovere i presupposti del piano e a riportare la discussione ed il confronto su dinamiche condivise tra le parti, per gli assetti industriali e societari, i volumi produttivi, i livelli occupazionali e le politiche commerciali». Silvano Ricci (Sinistra per Terni – Sel) chiede «rispetto per la città e per la tradizione industriale dell’Italia. Il nostro Paese – aggiunge – non può restare fuori dalla produzione dell’acciaio: si tratta di un caso non locale, ma europeo e su questo piano il governo Renzi deve far sentire la propria voce in modo forte e chiaro».
Enrico Melasecche (I love Terni) chiede la convocazione di una seduta straordinaria dell’assemblea comunale all’interno delle acciaierie, «coordinata con i sindacati e le Rsu perché fin dalle prime battute il governo e la Thyssen Krupp sappiano che la vertenza Terni costituisce una delle principali vertenze nazionali, non solo umbre, non solo cittadine». Secondo Melasecche «non esistono alternative al futuro della città, perché è vero che occorre diversificare, attrarre investimenti e far crescere start-up, ma la difesa ad oltranza di quella che non è solo una ‘fabbrica’, come qualcuno inopportunamente continua a definirla, decide il presente ed il futuro di Terni, dell’Umbria e di uno dei settori più importanti del manifatturiero del Paese».
Cinque Stelle «Il piano industriale mette una chiara ipoteca sul destino del polo siderurgico ternano e può essere messo in discussione solo attraverso un impegno concreto del governo». Così Thomas De Luca, capogruppo del M5S in consiglio comunale, che spiega: «Dopo l’esperienza fallimentare del patto di territorio, si devono sviluppare soluzioni che permettano alla nostra città di essere competitiva. Ogni ternano – aggiunge – è un lavoratore dell’Ast, ogni ternano è un lavoratore del polo chimico, ogni ternano è un artigiano o un commerciante che si vede costretto a chiudere l’impresa che ha costruito con tanti sacrifici. Ogni ternano vive su di sé l’angoscia di quelle centinaia di famiglie che da ieri rischiano di vedere interrotto un progetto di vita, una speranza di futuro. Dobbiamo essere compatti e difendere la nostra città con ogni mezzo democratico e non violento».
Terni Città Futura Il movimento politico parla di «piano industriale che umilia la comunità, un ‘bombardamento’ tedesco sui capannoni italiani di viale Brin in una guerra internazionale dove le decisioni vengono prese altrove». All’attacco diretto alla politica locale («è rimasta ferma e inerme di fronte a questa progressiva opera di smantellamento»), si aggiunge l’invito rivolto al governo: «deve guardare la città negli occhi e dirci che cosa vuole fare per il futuro di Terni, di questa realtà sopraffatta dalla potenza economica di una grande fabbrica che ha monopolizzato il tessuto produttivo locale e che, se destinata alla chiusura lascerebbe dietro di se solo il disastro sociale ed ambientale».
Casapound Striscioni con l’articolo 1 della Costituzione affissi davanti ad alcune aziende in crisi. Così il movimento politico ha voluto esprimere vicinanza ai lavoratori. Su Ast il responsabile ternano di Cpi, Piergiorgio Bonomi, invoca «la nazionalizzazione delle acciaierie per almeno un 30%, nonché la socializzazione dell’Ast, per dare la possibilità agli operai di entrare nel consiglio di amministrazione dell’azienda, dividere gli utili aziendali ed avere potere decisionale nelle sue scelte direttive».
