Foto archivio

Sono tornati in tanti a Cascia per il giorno dei festeggiamenti di Santa Rita, la santa delle cause impossibili. Venerata in tutto il mondo sono stati molti gli autobus che hanno affollato le strade di Cascia.

Il lancio delle rose è ritornato a essere quel momento spettacolare di devozione tra i tantissimi fedeli, al passaggio della statua della santa, proprio come prima del terremoto quando le strade erano stracolme di fedeli. Oggi come allora si è ritornati a respirare un clima di festa e di devozione per questa piccola ma grande santa umbra, «protettrice degli afflitti, avvocata delle cause difficili, esempio e modello della Chiesa cattolica. Tanti i pellegrini che hanno anche affollato i luoghi di culto di Rocca Porena, paese poco distante da Cascia, dove la santa ha vissuto e dove è possibile visitare la casa e gli ambienti della sa tormentata esistenza, oltre che rifugiarsi in preghiera sul monte che Santa Rita ogni giorno risaliva rifugiandosi in contemplazione.

Per le celebrazioni è giunto al santuario di Cascia il cardinale Angelo Amato, che è insieme al vescovo della diocesi Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo. C’era anche il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Paola De Micheli, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e la presidente dell’Assemblea legislativa, Donatella Porzi, parlamentari, autorità militari e il sindaco, Mario De Carolis.

Rita nasce nel 1381 a Roccaporena vicino Perugia. Cresciuta nel timore di Dio accanto agli anziani genitori, ne rispetta a tal punto l’autorità da accantonare il proposito di ritirarsi in convento e accettare di sposarsi con Paolo di Ferdinando, un uomo violento che una sera è trovato ucciso ai margini di una strada. I figli, già grandicelli, giurano di vendicarlo. Dopo aver tentato inutilmente di dissuaderli, Rita trova il coraggio di pregare il Signore di chiamarli entrambi a sé, piuttosto che farli diventare omicidi. La sua preghiera, umanamente incomprensibile, è esaudita. Rita si rifugia in convento votandosi alla penitenza, alla preghiera e all’amore di Cristo crocifisso, che le segna il volto fino alla morte conficcandole una spina nella fronte. Muore il 22 maggio del 1447. Il suo corpo per un’ennesimo miracolo rimane incorrotto.

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