Dall’ottobre scorso Alberto Patriti, il brillante primario della Chirurgia generale dell’Ast di Pesaro-Urbino, non ha più parlato pubblicamente della vicenda umbra che lo ha coinvolto. Considerato uno dei maggiori esperti di chirurgia laparoscopica e robotica, il professionista 52enne è rimasto in silenzio dopo aver rifiutato la guida della struttura complessa di Chirurgia a indirizzo epato-bilio-pancreatica dell’ospedale di Perugia, che si era assicurato partecipando al concorso pubblico e vincendolo. Ora, però, Patriti torna su quella decisione, che peraltro agitò moltissimo la politica umbra nel pieno della campagna elettorale per le elezioni regionali. E lo fa rilasciando un’intervista ad About Umbria.

Nel lungo dialogo con la giornalista Agnese Priorelli, Patriti dice di aver lasciato «l’Umbria a 43 anni, perché non vedevo nessuna prospettiva di carriera. Quando ho avuto l’occasione di tornare ci ho provato partecipando al concorso, ma ho ritrovato la stessa situazione che avevo lasciato anni prima. Nessuna possibilità di crescita e di miglioramento».

Per essere ancora più chiaro il primario della Chirurgia generale di Pesaro-Urbino dice di aver «bisogno di stimoli, di un progetto di crescita e soprattutto di sicurezza per i malati. Tutto questo a Perugia non era possibile e quindi sono rimasto a Pesaro». Alla domanda del perché allora abbia partecipato al concorso del Santa Maria della Misericordia, Patriti risponde: «Ho partecipato per verificare. Non puoi presentarti in un ospedale dicendo: “Se vinco, che succede? Com’è qua la situazione?” o fare delle richieste».

Azioni, queste, che il professionista 52enne, dice di aver compiuto dopo, una volta arrivata la graduatoria del concorso, che lo indicava come vincitore: «A quel punto puoi confrontarti con la direzione e verificare quali sono i progetti in cantiere per capire se coincidono con i tuoi». E l’esito è noto a tutti.

Nato a Perugia, dove si è laureato, Patriti è cresciuto professionalmente a Spoleto al fianco del prof Luciano Casciola, scomparso nel 2021, che ricorda così: «Un luminare, conosciuto ovunque da tutti; è stato un pioniere della chirurgia laparoscopica e robotica, era 20 anni avanti: ancora oggi viene citato nei congressi per ciò che ha fatto prima degli altri. Mi ha preso a lavorare con lui quando ho lasciato Perugia e mi ha insegnato praticamente tutto: per me è stato come andare a lavorare in America, invece ero a Spoleto». Un patrimonio della sanità umbra disperso, di cui Patriti faceva parte.

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