Dopo il «collasso» della sanità pubblica, arriva una «sforbiciata del 30%» alle strutture convenzionate. E’ quanto denuncia la capogruppo regionale del Pd Simona Meloni

Meloni «La sorpresa – spiega – si cela, quando si scrive che le aziende sanitarie potranno prorogare i contratti in essere, avendo cura di non superare il 70 per cento del budget, comunque ripartito per dodicesimi, dando mandato alla Direzione regionale salute e welfare di rivedere, entro il mese di febbraio 2023, la programmazione finalizzata a soddisfare le necessità complementari al pubblico. Un taglio del 30 per cento che è stato deciso sotto gli occhi di tutti». Parla quindi di «campanello d’allarme davvero grave che sembra un embrione di piano di rientro per il disavanzo ultramilionario della sanità». Poi ne aggiunge altri di «campanelli d’allarme» «a partire dal blocco degli ingressi nelle Rsa e dalla riorganizzazione della rete ospedaliera, senza alcun criterio di vicinanza al territorio. Dopo la paralisi per la sanità pubblica, ecco il colpo anche per quella convenzionata – conclude Meloni -, costringendo gli umbri all’emigrazione sanitaria verso il nord del Paese».

Coletto Tempestiva la risposta dell’assessore regionale Luca Coletto: «Fa piacere che il capogruppo del Pd, che tanto avversa il privato seppur accreditato, si preoccupi delle sorti delle case di cura private solo per il fatto, che come da direttive ministeriali, stiamo preparando la programmazione mirata», così l’assessore, rassicurando sul fatto che «non è in programma nessuna riduzione dei fondi destinati alle strutture sanitarie private e nessun rischio per cittadini». «Nello specifico, la Giunta regionale, come ogni anno – sottolinea Palazzo Donini -, su indicazione del ministero delle Finanze, ha disciplinato gli accordi contrattuali, tra le Aziende Usl e le strutture private, in attesa della programmazione definitiva del finanziamento sanitario regionale. Tutto ciò al fine di non interrompere il servizio reso dalle strutture private» anche «al fine di un recupero progressivo delle liste di attesa». Aggiunge poi che «le Aziende sanitarie potranno prorogare i contratti in essere nel limite massimo del 70% su base annua, in considerazione del fatto che la Dgr n. 98/2023 ha valenza transitoria in quanto la Giunta regionale ha dato mandato alla Direzione regionale di rivedere, entro questo mese di febbraio, la programmazione annuale finalizzata a soddisfare le necessità complementare al servizio pubblico».

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