Al centro Walter Orlandi, a destra il prof Giampietro Ricci, a sinistra Mario Rende

di Ivano Porfiri

Ogni anno 18 bambini umbri nascono sordi, completamente isolati cioè dal mondo esterno. Oggi questo gravissimo handicap può essere superato con la tecnologia più avanzata e la grandissima professionalità dei medici che fanno del Santa Maria della Misericordia di Perugia uno dei centri più avanzati in campo nazionale e internazionale. Grazie agli impianti cocleari, ogni anno 10 fra bambini e adulti riacquistano l’udito.

VIDEO. LA NUOVA TECNOLOGIA A PERUGIA

I numeri La sordità rappresenta il deficit sensoriale più frequente ed è la malattia in assoluto per diffusione nel mondo,  dopo ipertensione arteriosa ed artrosi. Si calcola che circa 275 milioni persone nel mondo siano affetti da sordità importante; in Italia i disturbi uditivi interessano circa il 18% dei cittadini. In particolare, le statistiche parlano di un 4% di soggetti colpiti dai 13 ai 45 anni, il 10 per cento dai 46 ai 60 anni, il 25 dai 61 agli 80 anni e il 50% di ultraottantenni.

Gravi disagi Le conseguenze di una disabilità uditiva, ovviamente, incidono pesantemente sulla qualità di vita di coloro che ne sono colpiti e va da sé che la sordità ha anche un importante costo sociale: basti pensare  alle necessità riabilitative del soggetto e al fatto che la malattia è la seconda causa di pensioni di invalidità, preceduta dai deficit motori. Per frequenza la sordità per esposizione al rumore è  al primo posto come malattia professionale.

Si può guarire I progressi della scienza nello specifico settore sono rilevanti: una tecnologia assai avanzata, sia nella fase diagnostica che in quella terapeutica, così che si può confermare che la sordità può essere considerata una patologia emendabile nella quasi totalità dei casi. Per ottenere risultati di eccellenza è  tuttavia indispensabile una organizzazione capillare che consenta di effettuare diagnosi precoci, soprattutto nel neonato e nel bambino piccolo, quando la sordità può avere conseguenze molto pesanti. A livello di screening neonatale, l’Umbria è l’unica regione che lo pratica a tutti, insieme a Campania e Veneto.

Diagnosi precocissime «A questo riguardo – spiega Giampietro Ricci, direttore della struttura complessa di Otorinolaringoiatrica – lo stiamo attuando a tutti i nuovi nati, che consente di effettuare diagnosi precocissime. Per quanto riguarda  la parte terapeutica attualmente disponiamo, oltre alle protesi acustiche convenzionali, una serie di protesi impiantabili chirurgicamente a livello dell’orecchio medio che offrono prestazioni superiori e sono molto meno visibili esteticamente».

Le protesi Da non confondere con le protesi tradizionali, che amplificano i suoni per chi ha una ipoacusia, le protesi di ultima generazione riescono a risolvere dei quadri clinici fino a pochi anni fa impossibili da approcciare. Sono di diverso tipo: da quelle ad ancoraggio osseo che, ad esempio, permettono di superare il «cono d’ombra uditivo» di chi ha ipoacusie gravi o anacusie monolaterali, a quelle che vanno ad agire sull’orecchio medio, correggendone il malfunzionamento.

L’impianto cocleare Per i casi più gravi c’è poi il fiore all’occhiello della struttura perugina: l’impianto cocleare. «Un vero e proprio orecchio artificiale – dice Ricci – utilizzato in tutti quei casi in cui i soggetti, a causa della gravità della malattia, non possono trarre giovamento dalle protesi acustiche tradizionali. Si tratta oramai di una tecnologia estremamente affidabile e cosi diffusa che si stima sia stata applicata ad oltre 200.000 pazienti  nel mondo, grazie a pratiche  chirurgiche relativamente semplici, con una quasi irrilevante  incidenza di effetti collaterali». In sostanza, viene costruito all’interno del canale uditivo una coclea artificiale con i sensori che mandano gli impulsi a una piccola protesi posta dietro l’orecchio che traduce i suoni in impulsi poi sparati attraverso un elettrodo nel nervo acustico.

Gli interventi a Perugia Dal 2004 presso la S.C.di Otorinolaringoiatria della Azienda ospedaliera-universitaria di Perugia sono stati fatti 105 interventi. Ogni anno vengono applicati dieci impianti cocleari e 7-8 protesi. «L’intervento per l’impianto cocleare – aggiunge Ricci – presenta percentuali di successo molto elevate e una  incidenza di complicanze molto bassa».

I costi Gli impianti hanno costi elevati, ma comunque «inferiori» secondo Ricci «ai costi sociali di una persona sorda». Si parla di 17 mila euro per gli impianti cocleari (totalmente a carico del servizio sanitario) ai 4-6 mila euro di una protesi, in parte a carico del sistema pubblico e in parte a carico del privato. «Ogni caso va giudicato e per esso va individuata una possibile soluzione – conclude il primario – la fase di screening è essenziale».

Rende Nel corso della presentazione tenuta nell’Aula Grande del S.Maria della Misericordia è intervenuto Mario Rende, Direttore del Dipartimento di specializzazione medico-chirurgica, che ha sottolineato «le capacità di empatia che il professor Ricci ha stabilito con i suoi collaboratori costituendo un tema muldisciplinare per conseguire risultati davvero straordinari».

Orlandi: molto soddisfatti Molto soddisfatto dei risultati il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Walter Orlandi. «I risultati conseguiti dalla clinica diretta dal professor Ricci sono eccellenti – ha detto – sia nella attività delle patologie più ricorrenti , ma anche in quelle che richiedono una  alta e qualificata  specializzazione, come la chirurgia dell’orecchio. Orlandi  ha confermato che si tratta di «un’altra eccellenza del nostro ospedale: al prof Ricci e a tutti i suoi collaboratori va l’apprezzamento dell’Azienda, anche perché la struttura complessa di otorinolaringoiatria è dentro i parametri di risparmio: va giudicata positivamente  sia la diminuzione dei ricoveri, che sono passati da 1.303 del 2011 a 1.056 del 2012, con un 19% in meno. Così come positivamente va considerata l’attività svolta in regime di Day Surgery e Day Hospital, con risultati di assoluto rilievo, che possono essere sintetizzati con incrementi del 216% : si è infatti passati  da 107 interventi chirurgici effettuati nel  2011 a 339 nell’anno passato. Per quanto riguarda l’attività  ambulatoriale – ha concluso Orlandi- l’incremento è stato del 18.5%, con 4.005 accessi in più, passando da 21.635  del 2011 a 25640 prestazioni al 31 dicembre 2012».

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