di Ivano Porfiri
Le aziende sanitarie umbre devono alle imprese 258 milioni di euro. E un fornitore deve attendere in media cinque mesi e mezzo prima di essere pagato. Lo sostiene l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha messo a confronto i tempi di pagamento e i debiti accumulati in tutte le regioni, ricordando come un decreto legge del novembre scorso ha stabilito che dal 1° gennaio di quest’anno tutte le strutture sanitarie pubbliche dovranno pagare entro 60 giorni. Mosca bianca l’azienda ospedaliera di Perugia, che paga in meno di 70 giorni.
Sotto la media Sia sui tempi che sull’importo, l’Umbria è nettamente al di sotto della media nazionale e, in special modo, delle regioni del Mezzogiorno. E’ un fatto, però, che a più riprese Confindustria Umbria e le altre associazioni di categoria abbiano sollecitato un’accelerazione nella liquidazione del denaro dovuto alle imprese, sempre più in difficoltà per carenza di denaro in cassa.
Tempi lunghi Guardando ai tempi di pagamento, la media italiana è nel 2012 di ben 300 giorni, dieci mesi. Nello specifico, si tratta del numero dei giorni che, mediamente, separano la data di fatturazione da quella in cui i fornitori vengono liquidati. Il trend è in aumento dato che nel 2009 era di 277, nel 2010 di 285, nel 2011 di 300. A pesare sono i peggiori pagatori: nell’ordine Calabria (973 giorni, +282 rispetto al 2009), Molise (894), Campania (149), Lazio (352) e Puglia (344) con queste ultime due però che stanno migliorando (rispettivamente -44 e -57 giorni rispetto al 2009). Il più virtuoso è il Trentino Alto Adige, che paga in 90 giorni.
Trend in crescita L’Umbria è la settima migliore pagatrice con 164 giorni, ma con un trend in crescita: erano 148 nel 2009, 162 nel 2010, 160 nel 2011. La performance è la migliore del Centro Italia dopo le Marche con Toscana ed Emilia che fanno peggio. Ma anche i migliori sono lontani dai 60 giorni stabiliti dalla nuova legge. «Alla luce di questi dati – segnala Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – è difficile pensare che le Asl, soprattutto quelle del Sud, riescano a rispettare la nuova tempistica. Infatti, non è un caso che in questi giorni molte strutture sanitarie stiano sottoscrivendo dei contratti con scadenze di pagamento ben al di sopra dei limiti stabiliti per legge, in barba a quanto previsto dal decreto di recepimento della Direttiva europea contro il ritardo dei pagamenti».
Azienda ospedaliera di Perugia In Umbria, però, c’è un esempio di eccellenza rappresentato dall’Azienda ospedaliera di Perugia, mosca bianca che ha ricevuto riconoscimenti a livello nazionale. E’ stata proprio l’Assobiomedica, associazione che riunisce tutti i fornitori, che ha inviato nei mesi scorsi il compiacimento per il risultato dei pagamenti sotto i 70 giorni. «Questa performance ci rende orgogliosi – sottolinea il direttore generale Walter Orlandi – perché ci pone tra le prime aziende sanitarie italiane e rappresenta un volano per l’economia nazionale». Risultato ancora più significativo se si pensa che l’azienda ospedaliera di Perugia vanta un fatturato da 328 milioni l’anno, di cui il 51% è impiegato per gli stipendi.
Debiti record Anche rispetto al debito delle aziende verso i fornitori, secondo l’elaborazione della Cgia su dati della Corte dei conti, l’Umbria è ad anni luce da Lazio e Campania, che ne hanno accumulati rispettivamente per 7,5 e 6,5 miliardi di euro. L’Umbria nel 2010 concorre al totale nazionale di 35,5 miliardi con 242 milioni, diventati 258 nel 2011 (anno per il quale mancano i dati di molte regioni sottoposte a piani forzati di rientro ma che nel complesso la Cgia stima superiore ai 40 miliardi).
In aumento Anche qui, il trend è purtroppo in costante crescita: nel 2008 i fornitori umbri dovevano avere 206 milioni, cresciuti l’anno dopo a 237 e poi, appunto, 242 e 258.
Tutto il settore pubblico Tornando ai ritardi, purtroppo, sottolinea la Cgia, la cattiva abitudine di pagare in ritardo riguarda tutta la pubblica amministrazione che, mediamente, riesce ad onorare le proprie fatture entro 180 giorni. Da quest’anno, con l’estensione del Patto di stabilità Interno anche ai Comuni con un numero di residenti compreso tra i 1.000 e i 5.000 abitanti si corre il pericolo che il problema del ritardo dei pagamenti si allarghi ulteriormente. «Pur capendo le difficoltà economiche di moltissime Amministrazioni locali – afferma Bortolussi – bisogna rispettare la legge e far sì che i tempi di pagamento vengano rispettati. Insomma, deve valere il principio di reciprocità. Quando un contribuente non paga una imposta o una tariffa entro un determinato termine subisce sanzioni ed interessi di mora. Adesso che la legge contro il ritardo dei pagamenti lo consente, tutto ciò deve valere anche per l’operatore pubblico. Pertanto, non potranno essere sottoscritti contratti con pagamenti superiori ai 30/60 giorni e quegli Enti che non pagheranno entro queste scadenze dovranno essere sanzionati con l’applicazione degli interessi di mora che decorreranno automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento, senza che sia necessaria la costituzione in mora».

Comments are closed.