di Fabio Toni
Negli ospedali, il tempo necessario per il passaggio delle consegne e per indossare la divisa da lavoro, deve essere pagato. Lo ha stabilito il giudice del lavoro del tribunale di Orvieto, nell’ambito della vertenza presentata da cinque dipendenti dell’ospedale e sostenuta dalla Uil Fpl dell’Umbria.
La sentenza Lo scorso 2 settembre il giudice del lavoro Gianluca Forlani ha stabilito che «la vestizione, per i turnisti ospedalieri, deve essere antecedente all’inizio del turno e funzionale alla sua corretta esecuzione. Pertanto il tempo necessario per indossare la divisa, a inizio turno, è tempo di lavoro effettivo e dà diritto a retribuzione». Nei singoli casi affrontati, il giudice ha stimato in 15 minuti il tempo necessario al passaggio di consegne.
Il principio affermato «L’importanza della sentenza sta tutta nel principio – spiega Gino Venturi, segretario della Uil Fpl Terni – ovvero che non possono esserci ‘buchi’ negli orari ma deve essere garantita la continuità assistenziale nei servizi destinati ai cittadini». La sentenza non riguarda solo gli infermieri, ma tutti coloro che lavorano a turno: medici, personale tecnico, operatori socio-sanitari e personale ausiliario.
Gli scenari Con la sentenza, l’Asl 4 (che gestisce il nosocomio orvietano) è stata condannata a pagare i lavoratori ricorrenti. Il risarcimento è stato calcolato sugli ultimi cinque anni di lavoro e per i singoli giorni in cui i dipendenti sono dovuti subentrare ai propri colleghi.
Nelle stime della Uil Fpl dell’Umbria, quindici minuti al giorno equivalgono a circa 800 euro l’anno per ciascun lavoratore. «Se i settemila dipendenti della sanità umbra presentassero ricorso – ha detto il segretario regionale Uil Fpl Marco Cotone – il risarcimento complessivo potrebbe attestarsi sui 28 milioni di euro». Una spada di damocle sull’intero sistema regionale e non solo. I ricorsi potrebbero infatti estendersi a macchia d’olio. Dal canto suo, l’Asl 4 ha già presentato ricorso in appello.
La Uil chiede negoziazione «La sentenza rilancia l’esigenza di una negoziazione con le aziende ospedaliere e sanitarie del territorio – ha spiegato Marco Cotone -. A Terni, con la direzione del Santa Maria, questo discorso è stato già avviato. La portata della sentenza rende necessario un confronto a livello regionale, insieme alle istituzioni, per dettare le linee da seguire e uniformare il comportamento delle varie aziende». Intanto la Uil Fpl è impegnata a raccogliere i singoli ricorsi da presentare: «I lavoratori che vogliono chiedere il risarcimento, possono rivolgersi a noi. Devono farlo in fretta, per bloccare la prescrizione quinquennale. I nostri uffici sono a disposizione».

