L’ospedale di Branca diventa un possibile punto di riferimento anche per le emergenze sanitarie della marchigiana Cantiano. È uno degli effetti più concreti dell’accordo bilaterale tra Umbria e Marche per il governo della mobilità sanitaria nel triennio 2026-2028, approvato dalla Regione Marche e destinato a disciplinare i rapporti tra i due sistemi sanitari per ricoveri e prestazioni effettuati fuori regione. A renderlo noto mercoledì mattina è il quotidiano Corriere Adriatico.

Il caso di Cantiano è quello che rende più evidente la logica dell’intesa. In presenza di un’emergenza grave, la centrale operativa 118 di Pesaro potrà disporre il trasporto del paziente all’ospedale di Gubbio-Branca, quando questa soluzione sarà ritenuta più adeguata e rapida rispetto alle alternative marchigiane. Per un territorio di confine, la distanza geografica diventa così un criterio concreto nell’organizzazione dell’assistenza.

L’accordo (l’Umbria ne ha già firmato uno con l’Abruzzo e ha intenzione di farne altri con Toscana, Emilia-Romagna e Lazio) riguarda in generale le prestazioni di specialistica ambulatoriale e ospedaliera erogate ai residenti delle due regioni, sia dalle strutture pubbliche sia da quelle private accreditate. Sono comprese attività ad alta complessità, dalla chirurgia oncologica ai trapianti, dalle grandi ustioni alla traumatologia, fino a riabilitazione e lungodegenza, nell’ambito delle prestazioni garantite dai Livelli essenziali di assistenza.

Per le strutture pubbliche, il tetto economico annuale previsto dall’intesa è di 5 milioni 736.709 euro per le prestazioni rivolte ai cittadini marchigiani e di 5 milioni 848.107 euro per quelle rivolte ai cittadini umbri. Per i privati accreditati, nell’area degli acuti ad alta complessità, il limite è fissato a 1 milione 220.411 euro per le Marche e 687.033 euro per l’Umbria. Per gli acuti di altra categoria e le post-acuzie, i tetti sono rispettivamente di 1 milione 368.942 euro e 702.910 euro.

La convenzione nasce anche dall’esigenza di governare la mobilità sanitaria evitando che prestazioni di bassa complessità vengano acquistate fuori regione quando potrebbero essere erogate sul territorio di residenza. L’obiettivo indicato nell’accordo è ridurre le prestazioni inappropriate in regime ambulatoriale, di Pronto soccorso, nei ricoveri ordinari e nelle attività di riabilitazione e lungodegenza, soprattutto quando coinvolgono strutture private accreditate.

Per l’Umbria il tema ha un peso particolare. La mobilità sanitaria passiva è infatti uno dei capitoli strutturali del sistema regionale. Secondo i dati Agenas relativi al periodo 2019-2023, l’Umbria aveva registrato l’incremento più consistente in Italia dei ricoveri dei propri residenti fuori regione, con una crescita del 24%. Nel 2023 la spesa per i ricoveri fuori regione aveva superato i 65 milioni di euro e il saldo della mobilità sanitaria risultava negativo per circa 24 milioni.

L’accordo con le Marche si inserisce quindi in una strategia più ampia di governo dei flussi. La Regione Marche, dal canto suo, ha previsto per il 2026 oltre 184 milioni di euro per la mobilità sanitaria passiva interregionale e internazionale.

C’è però anche una componente opposta: la mobilità può essere utile quando consente a un cittadino di raggiungere il presidio più vicino o più adeguato. È esattamente la situazione che può verificarsi nell’area di Cantiano, dove Branca può rappresentare una destinazione più rapida per alcune emergenze rispetto agli ospedali marchigiani.

Il precedente, sul versante dell’emergenza, esiste già. I rapporti sanitari tra Umbria e Marche avevano previsto forme di collaborazione anche nell’elisoccorso. Il nuovo accordo porta quella logica dentro una cornice più ampia, nella quale vengono regolati anche ricoveri, prestazioni specialistiche e rapporti economici tra i due sistemi regionali.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.