di Daniele Bovi

Ammontano a quasi 880mila euro – per la precisione 878.988 – i costi per l’implementazione del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti che, in primavera, farà il suo debutto a San Sisto e Castel del Piano. Due grandi e importanti quartieri di Perugia oggi serviti solo in parte dal Tris, il sistema di raccolta differenziata già funzionante in diverse zone del capoluogo. Cifre e dettagli emergono dalle carte del progetto di Gesenu approvato giorni fa dalla giunta comunale.

I costi L’investimento complessivo, che comprende l’acquisto di mastelli e bidoni di varie dimensioni (oltre 230mila euro) e la loro distribuzione (171mila euro), nuovi mezzi per la raccolta (385mila euro),  sistemi tecnologici per tracciare i conferimenti (9mila euro) e la rimozione dei cassonetti stradali (42mila euro), comporterà un aumento dei costi operativi annui di circa 134 mila euro. Una parte di questa spesa sarà però compensata dal recupero di risorse provenienti dal vecchio sistema stradale, portando l’incremento netto complessivo a quasi 290 mila euro all’anno. In generale, costi che saranno poi calcolati nella Tari pagata da cittadini e imprese.

I problemi Il modello attuale, basato in gran parte su cassonetti stradali da 2.400 litri, mostra diverse criticità che hanno reso necessaria la riorganizzazione. La raccolta differenziata nelle zone stradali si ferma ad appena il 20 per cento, molto lontana dall’obiettivo di circa il 76-77 per cento raggiungibile con la raccolta domiciliare integrale. Analisi sui rifiuti conferiti poi indicano che quasi due terzi del materiale depositato nei cassonetti del secco residuo è in realtà riciclabile. La frazione organica presenta inoltre un livello di impurità doppio rispetto ai limiti raccomandati (10 per cento invece del 5 per cento), con presenza di plastica e altri materiali non compostabili. A questi problemi si aggiungono fenomeni di degrado urbano (nel corso dei mesi molte zone sono diventate meta del cosiddetto turismo dei rifiuti) e difficoltà a monitorare la produzione di rifiuti delle singole utenze.

Il Tris Il nuovo sistema estenderà il modello Tris a tutte le utenze dei quartieri interessati, con contenitori domiciliari per carta, plastica, metalli e rifiuto secco, affiancati da piccoli mastelli per l’organico. La frequenza di svuotamento sarà calibrata in base alla dimensione dei civici e al numero di residenti: nelle piccole unità domestiche la raccolta sarà mensile per il Tris e bisettimanale per l’organico, mentre nei condomini più grandi le frequenze variano fino al ritiro settimanale o bisettimanale, a seconda del numero di utenze. Anche le attività commerciali saranno suddivise secondo il volume di produzione, con svuotamenti più frequenti per ristoranti e supermercati. Un sistema simile a quello applicato l’anno scorso a Ponte San Giovanni, dove sono a disposizione anche le ecoisole, non adatte invece a Castel del Piano e San Sisto.

Il sistema Il progetto coinvolgerà complessivamente 6.876 utenze, di cui 6.350 domestiche e 526 non domestiche, suddivise tra San Sisto e Castel del Piano. Attualmente circa il 67 per cento delle utenze domestiche è già servito dal modello Tris, mentre le restanti 2.100 unità saranno integrate nel nuovo sistema. Per garantire tracciabilità e controlli, tutti i contenitori saranno dotati di tag Rfid (una piccola “etichetta” elettronica che consente di identificare e tracciare oggetti), associati univocamente a ciascuna utenza tramite tablet durante la consegna. 

Mezzi e uomini I mezzi impiegati nella raccolta saranno sette, tutti equipaggiati con sistemi Gprs per monitorare i percorsi e i conferimenti. L’attuazione del progetto richiederà circa due mesi, durante i quali saranno distribuiti tutti i contenitori domiciliari e ritirati quelli stradali esistenti. L’organizzazione del servizio comporterà circa 8.300 ore di lavoro aggiuntive all’anno, corrispondenti a cinque unità lavorative a tempo pieno, in parte coperte dal personale già impegnato nei vecchi sistemi.  

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