L'arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti (Foto Fabrizio Troccoli)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente l’omelia del vescovo di Perugia Gualtiero Bassetti ai fedeli. Il pastore richiama l’attenzione sui tempi dell’attualità locale, nazionale e mondiale, invocando una presa di responsabilità verso la solidarietà ai più sfortunati, poichè «l’uomo senza amore è come una pianta senza linfa»

Cari fratelli e sorelle, siamo riuniti in questa insigne chiesa cattedrale, che i nostri padri hanno voluto edificare sul luogo più sacro dell’arce, sul quale già esistevano in antico i templi pagani. Da tempo immemorabile essa è dedicata al santo martire romano, il diacono Lorenzo. Segno di un legame profondo, che la nostra terra ha avuto fin dai primi secoli con la città di Roma e con il centro del cristianesimo. In questa chiesa vi è la sede del vescovo; la cattedra dalla quale egli insegna e ammonisce, ma anche esorta all’amore verso il prossimo e verso tutti coloro che si trovano in difficoltà. L’immagine del diacono Lorenzo, con gli strumenti della sua passione, che è oggi posta alla nostra venerazione, ci rimanda a tempi lontani, in cui i cristiani venivano perseguitati e condannati ai più atroci supplizi. Certo, si tratta di un’epoca remota, lontana dalla nostra sensibilità collettiva, ma per la Chiesa è sempre tempo di martirio, tempo di attestazione di fede nel Signore Gesù. Oltre alla testimonianza del sangue, riservata a pochi eletti, vi è una testimonianza più diffusa, cui tutti siamo chiamati: la testimonianza della carità, che è poi quell’amore disinteressato, a volte così forte e travolgente, che spinge fino al dono della vita. Testimone della carità è certamente colui che nella Chiesa svolge il servizio diaconale, ma lo è ancor più colui che è chiamato a governare la comunità cristiana, cioè il vescovo, che della carità deve essere il più credibile esempio.

È con la piena avvertenza di questo sacro dovere che oggi, nella solennità di San Lorenzo, titolare di questo tempio e nei secoli invocato anche come protettore della città di Perugia, che io mi rivolgo a voi, Figli Carissimi, per richiamare tutti al comandamento dell’amore fraterno, senza il quale la comunità cristiana non si innesta in maniera completa, come tralcio fruttuoso, su quella vite benedetta che è il nostro Salvatore Gesù Cristo. Senza l’amore noi cristiani siamo nulla; non possiamo nemmeno parlare di Dio, perché Egli, fondamentalmente, altro non è che Amore. Non possiamo nemmeno presentare in modo corretto l’opera redentrice del Signore Gesù, un’opera di amore per tutti gli uomini. Dalle sua labbra è scaturito il comandamento più grande, che riassume e valorizza tutti i comandamenti mosaici: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato!”.  “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi fanno del male”. Un messaggio così forte e chiaro non si era mai sentito sulla faccia della terra. Una comunità di credenti in cui non circoli più amore è come una pianta in cui non circola più linfa. Un corpo in cui non circola più il sangue vitale.

Ma anche una città, una nazione, che invece che sulla solidarietà e sul bene comune tendesse a fondarsi sull’egoismo e sul privilegio avrebbe smarrito il senso profondo del suo ruolo ordinatore, della sua finalità civilizzatrice e umanizzante. Noi purtroppo siamo costretti da tempo ad assistere ad una deriva, lenta ma continua, ad uno scivolamento verso situazioni di precarietà e povertà umana e morale, che l’insistenza del cuore ci invita a denunciare per cercare un qualche rimedio. Parlo di situazioni di povertà economica, ormai sempre più diffuse a motivo del lavoro che manca, del caro vita, della casa che non si trova, nonostante la frenetica espansione edilizia, del mutuo che non si riesce più a sostenere, ma, anche di una nuova emergenza: “il caro scuola”, sconosciuta fino a qualche anno fa, che potrebbe tradursi, da parte di alcune famiglie, nel ritiro dei figli dalle scuole superiori, mentre aumenta la richiesta di aiuto per l’acquisto dei libri per le scuole di ogni ordine e grado, rivolta alle nostre Caritas. Di conseguenza il diritto allo studio, che è diritto di tutti, potrebbe diventare un lusso. Come comunità cristiana siamo tutti interpellati di fronte a queste nuove povertà ed anche per questo ho in animo di rilanciare, con una colletta diocesana nel prossimo autunno, il Fondo di Solidarietà, per aiutare quante più famiglie possibile.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera del vescovo ai fedeli. Il pastore richiama l’attenzione sui tempi dell’attualità locale, nazionale e mondiale, invocando una presa di responsabilità verso la solidarietà ai più sfortunati, poichè «l’uomo senza amore è come una pianta senza linfa»

Ma come vescovo non posso ignorare alcune situazioni di degrado, cui ormai per una certa sommessa acquiescenza non si fa più caso. Mi riferisco ai tanti episodi di disordine morale che ho più volte sottolineato e che vanno contro il valore della persona, della famiglia e della vita. A tale proposito auspico un ripensamento da parte delle competenti autorità circa l’utilizzo della pillola RU486, in day hospital, perché con tale provvedimento si faciliterebbe, ancora di più, la pratica, purtroppo assai diffusa, dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Cari fratelli, se leviamo poi lo sguardo al di là della nostra realtà locale, ci assale lo sconforto nel constatare come, in una realtà mondiale già tormentata per via di una profonda crisi economico-sociale, si inseriscano situazioni di guerra, di violenza, di estrema povertà e di fame, dinanzi alle quali la comunità internazionale non riesce a trovare valide soluzioni. Sono di questi giorni gli accorati appelli del Santo Padre Benedetto XVI per portare aiuti alle popolazioni affamate della Somalia e del Corno d’Africa. Secondo le stime di Caritas Italiana sono più di 4 milioni i profughi somali ammassati nei campi di accoglienza in Kenia e in Etiopia. Chi riesce a scappare da quell’inferno e ce la fa a raggiungere le coste della Libia si trova ora coinvolto nella guerra e finisce di nuovo in uno dei campi profughi della Tunisia ove, sempre stando i dati della Caritas, sono ormai concentrati in migliaia, in attesa di sfuggire ai controlli delle autorità militari, salire su un barcone, e gettarsi all’avventura nelle acque del Mediterraneo. Nelle ultime fasi di emergenza, la Caritas diocesana, insieme a quelle delle altre diocesi dell’Umbria, e in accordo con le direttive delle Istituzioni civili, si è mobilitata per l’accoglienza di questi fratelli profughi e alcune decine di essi sono ospitati nelle nostre case.

Di fronte a quanto sta avvenendo risuonano profetiche le parole di Paolo VI nell’enciclica Populorum progressio: «Oggi, nessuno può ignorare che sopra interi continenti, innumerevoli sono gli uomini e le donne tormentati dalla guerra, dalla povertà e dalla fame… Non si tratta soltanto di vincere la fame e neppure di ricacciare indietro la povertà… Si tratta di costruire un mondo, in cui ogni uomo, senza esclusioni di razza, di religione, di nazionalità, possa vivere una vita pienamente umana, affrancata dalle servitù che gli vengono dagli uomini e da una natura non sufficientemente padroneggiata; un mondo dove la libertà non sia una parola vana e dove il povero Lazzaro possa sedersi alla stessa mensa del ricco» (PP N. 47). E la realizzazione di questa civiltà dell’amore, cari fratelli, non è compito solo di pochi esperti, ma è un dovere di tutti, ognuno per la sua parte. Cresca nei nostri cuori il fuoco della carità che infiammò San Lorenzo il quale, caduto in terra come un seme, ci dice oggi che la misura definitiva del nostro essere amati da Dio, è l’amore verso i fratelli. Sì, dobbiamo amare i fratelli, nel modo commovente e misterioso con cui ci ama Gesù Cristo. Amore significa per il cristiano dare vita, dare gioia, comunicare speranza. San Lorenzo, diacono, martire, celeste nostro patrono, aiutaci ad amare Cristo, i poveri e la Chiesa che tu hai fecondato con il tuo sangue! Amen

Gualtiero Bassetti

Arcivescovo Metropolita