Del San Girolamo dipinto dal Perugino che il Sodalizio di San Martino ha deciso di mettere in vendita per ripianare i debiti, si comincia a parlare anche ai piani più bassi di palazzo dei Priori, negli uffici dei gruppi consiliari mentre poco più sopra il quadro è in una delle sale della Galleria nazionale, dove si trova dal 1863 in seguito all’atto notarile con il quale il Sodalizio ha deciso di lasciarlo in custodia. A prendere la parola è Tommaso Bori, vice presidente della commissione Cultura del Comune che trova «assurdo e preoccupante anche solo ipotizzare di vendere la tela. Sarebbe un pericoloso precedente quello di un ente pubblico, prestigioso ed antico come il Sodalizio San Martino, che sceglie di vendere un’opera d’arte dal valore inestimabile perché considerata “un bene non produttivo”. Se nei secoli passati, che hanno caratterizzato questa istituzione cittadina volta alla beneficenza e fondata nel 1574 dai perugini per assistere “li poveri, infermi e vergognosi”, si fosse messo mano al patrimonio artistico con disinvoltura, c’è da chiedersi se il Sodalizio San Martino sarebbe riuscito ad attraversare i secoli per arrivare fino ai giorni nostri».
LA VICENDA
IL DIRETTORE DELLA GALLERIA: «SODALIZIO HA GIA FATTO RICHIESTA»
Vendete gli immobili Secondo Bori il ‘buco’ nelle casse del Sodalizio ammonterebbe a circa 400 mila euro, e prima di vendere il Perugino sarebbe «Ben più naturale e meno controversa» la vendita «dei numerosi immobili donati nei secoli dai perugini all’ente, magari ora soltanto affittati a prezzi modici o con contratti agevolati. Quelli sì, potrebbero essere considerati un “bene non produttivo” rispetto ad un’opera d’arte di pregio, patrimonio della città e dell’umanità. Mi auguro che, almeno su questa sconcertante vicenda, Sindaco ed Assessori non rimangano nel loro ormai abituale silenzio, ma che uniscano la loro voce non a me, bensì alle più autorevoli parole di critica espresse dal direttore Marco Pierini e dalla soprintendente Vittoria Garibaldi».
