di M.T.
Una cava. Un’altra. Starebbe per essere realizzata nel territorio di Sangemini, ed in particolare a Madonna della neve di Collepizzuto. Alla gente del posto l’idea non piace per niente, tanto che è stato già costituito un comitato che vuole opporsi alla sua apertura.
La cava Il progetto, dice il comitato, «avrebbe come obiettivo la messa in opera di una cava per l’estrazione di sabbia e argilla, per un’estensione di circa 5 ettari, in un’area – di proprietà della stessa azienda – composta in parte da terreno coltivato e in parte coperto da bosco, interessando una viabilità esistente del tutto inadeguata». Aprire un nuovo sito estrattivo in quel luogo, attacca il comitato, «significa deturpare un paesaggio ancora incontaminato, tenendo peraltro presente che il territorio di San Gemini – che ha una superficie di soli ventisei chilometri quadrati e nel quale esiste già da moltissimi anni una cava attiva in località Sant’Angelo – abbia già contribuito in modo importante – ed anche doloroso – al sistema cave della nostra regione».
L’iter La richiesta, della Fornaci Briziarelli di Marsciano, per l’apertura della cava a Collepizzuto sta seguendo l’iter tecnico nelle sedi competenti. Il progetto è stato presentato al Comune di San Gemini che ne ha evidenziato le problematiche ed i limiti tecnici. Il parere espresso dal comune, dice il comitato, «è stato inviato alla Conferenza di copianificazione della provincia e alle commissioni regionali che dovranno valutare la fattibilità della cava, ma tale parere – evidentemente negativo – non è vincolante ai fini della concessione dei permessi di scavo» e per questo loro sono pronti a dare battaglia.
La logistica L’apertura della cava, a giudizio del comitato, «comporterebbe il transito continuo di mezzi atti al trasporto del materiale cavato verso gli stabilimenti di lavorazione, quindi quella che attualmente è una strada di campagna larga poco più di tre metri, utilizzata dagli scuolabus, dai residenti, dai turisti e dai mezzi agricoli, diventerebbe una strada soggetta al transito, in maniera continuativa, di mezzi pesanti», ma non solo, perché si registrerebbe «la notevole emissione di polveri nelle aree interessate e l’alto grado di inquinamento acustico».
La petizione Tanto per cominciare «stiamo chiedendo ai sangeminesi e a chi, dei territori limitrofi, condivide le tematiche poste, di firmare una petizione per esprimere il proprio dissenso al progetto, perché vogliamo evitare che venga inferta una ulteriore ferita indelebile alla nostra terra. È importante che non venga cambiata la destinazione d’uso di questa porzione di territorio, attualmente interessato da aree agricole, con prevalente funzione di conservazione del territorio e del paesaggio agrario dove è prevista l’assoluta salvaguardia degli elementi colturali, vegetazionali peculiari e aree boschive». Poi, pare di capire, inizieranno le proteste vere e proprie.

ma perchè un altra cava?chi ci guadana? io no e tu?