Il progetto del collegio Adisu mai costruito

di Daniele Bovi

Ricorso respinto e lavori fermi: il Tar dell’Umbria con una sentenza depositata lunedì ha deciso di non accogliere il ricorso dell’Adisu e del raggruppamento di imprese che avrebbe dovuto costruire il contestatissimo collegio studentesco di fronte alla chiesa di San Bevignate, a Perugia. L’Agenzia regionale per il diritto allo studio e i costruttori avevano chiesto infatti ai giudici di annullare il provvedimento, con su la data del 26 febbraio scorso, con il quale la Soprintendenza umbra aveva comunicato che l’autorizzazione paesaggistica era scaduta il 5 settembre, e che quindi le ruspe che stavano predisponendo il cantiere si sarebbero dovute fermare mentre «il progetto avrebbe dovuto essere ripresentato alla valutazione di compatibilità paesaggistica». La partita di fronte ai giudici amministrativi si gioca tutta sulle date: il 29 luglio del 2008 la Regione concede l’autorizzazione paesaggistica, che così come vuole la legge ha una validità di cinque anni; poi, il 4 settembre dello stesso anno, arriva anche l’ok della Soprintendenza ed è proprio da qui, secondo i ricorrenti, che si dovrebbe far partire il cronometro.

LA SENTENZA 
L’ASSEMBLEA DI PROTESTA DEI CITTADINI

Date decisive Fissare la data al 4 settembre 2013 infatti consentirebbe l’applicazione dell’emendamento al decreto legge “Fare” varato dal governo di Enrico Letta il 21 agosto del 2013. Una norma con la quale si proroga di tre anni la validità delle autorizzazioni paesaggistiche, purché non scadute. Il problema però è che i giudici umbri il cronometro lo fanno partire dal 29 luglio: ad essere competente per il rilascio dell’autorizzazione è infatti, spiegano le toghe, la Regione, mentre il parere del soprintendente, purché vincolante, non ha efficacia sulla data di emanazione del suddetto parere. Quindi, «l’autorizzazione è irrimediabilmente scaduta con il maturare – è scritto nella sentenza – del 29 luglio 2013» e, ovviamente, il decreto di fine agosto come ogni altra legge non può essere retroattivo.

TUTTI I DETTAGLI DEL PROGETTO
STOP LAVORI COSTEREBBE ALMENO 1,2 MILIONI

Barelli esulta Il primo ad esultare per la sentenza è Urbano Barelli, candidato sindaco di “Perugia rinasce” e “CreA Perugia” che da alcuni mesi, quando ancora era il presidente (ora autosospesosi) di Italia Nostra, si è schierato contro l’opera: «Oggi il Tar smentisce il sindaco di Perugia e l’amministratore dell’Adisu con una sentenza chiarissima e clamorosa che conferma tutto quanto da noi scritto in questi mesi, cioè che l’autorizzazione paesaggistica del 29 luglio 2008, avendo una durata quinquennale, era scaduta il 29 luglio 2013, quindi ben prima della pubblicazione sia del decreto del ‘Fare’ (21 agosto 2013) che del decreto ‘Cultura’ (9 ottobre 2013). I lavori non potranno quindi riprendere e l’impresa sta già smontando le gru. Per ora la zona di San Bevignate è salva. È una grande vittoria dei tanti che in questi mesi si sono opposti al devastante progetto dello steccone che avrebbe stravolto per sempre una delle zone più belle della città. Una dura lezione per chi con arroganza e protervia ha assicurato che era tutto legittimo».

VIDEO – LE RUSPE AL LAVORO
VIDEO – L’ASSEMBLEA IN CONSIGLIO PROVINCIALE

Twitter @DanieleBovi

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