Sarà con tutta probabilità la Consob a decidere, caso per caso, sulla situazione degli oltre 10 mila piccoli risparmiatori coinvolti dal decreto salva-banche; persone che nella maggior parte dei casi si sono visti azzerare migliaia di euro di risparmi. A prevedere questa opzione è un emendamento del Governo che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha presentato al presidente del Consiglio Matteo Renzi e che sarà depositato nella giornata di venerdì alla commissione Bilancio di Montecitorio. Con l’emendamento si istituisce un fondo di solidarietà che potrà contare all’inizio su 80 milioni di euro (ma potrebbero essere anche di più) metà dei quali garantiti dallo Stato mentre il resto dal sistema bancario.
Arbitrato e fondo Tra i requisiti prevarrà lo stato di indigenza del risparmiatore e potrebbe pesare anche l’Isee, l’Indice della situazione economica equivalente. In particolare a intervenire e decidere sui singoli casi sarà il nuovo Organismo di risoluzione stragiudiziale delle controversie, un arbitro sul modello di quanto accaduto in Spagna con il salvataggio di alcune banche iberiche. L’arbitrato stando a quanto riferito venerdì da fonti Ue, è una soluzione che potrebbe ricevere a breve il via libera di Bruxelles. Attraverso il nuovo organismo la Consob stabilirà se i risparmiatori sono stati o no indotti dalle banche a investire senza una piena consapevolezza dei rischi. Chi quindi dimostrerà di essere stato una vittima, provando cioè di essere stato ingannato o non sufficientemente informato, potrà riavere i soldi.
L’ASSEMBLEA DEI RISPARMIATORI A GUALDO TADINO
L’appello Dall’Umbria intanto arriva l’appello di otto sindaci dell’Altotevere (Luciano Bacchetta per Città di Castello, Marco Locchi per Umbertide, Paolo Fratini per San Giustino, Giuliana Falaschi per Citerna, Letizia Michelini per Monte Santa Maria Tiberina, Mirko Ceci per Pietralunga, Mirco Rinaldi per Montone, Gianluca Moscioni per Lisciano Niccone) che chiedono ai parlamentari di «tutelare i piccoli investitori e azionisti. La situazione – scrivono – di piccoli investitori e dei piccoli azionisti degli istituti di credito interessati, loro malgrado, dal decreto salva-banche non può essere liquidato come una conseguenza dell’azzardo implicito a quel tipo di titoli ma merita una valutazione ulteriore da parte del Governo nell’ambito di una vicenda che genera un trattamento impari e provoca una perdita economica, spesso consistente, in soggetti completamente estranei agli organismi dirigenti delle banche fallite». I sindaci poi plaudono all’idea di una commissione d’inchiesta ad hoc su quanto successo, «per fare luce sull’intera vicenda e dare un nome a chi ne ha determinato l’esito finale».
Camusso Di banche ha parlato venerdì a Perugia anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso (in città per un convegno su Europa e diritti) secondo la quale «la promessa che il mondo aveva fatto a se stesso nel 2008 che non ci sarebbe stata più la finanza tossica, la finanza dei derivati, quella non governata, non ha prodotto né regolamenti né vincoli e oggi continuiamo a pagare le conseguenze di un mondo che si è finanziarizzato senza regole, anche in Italia paghiamo tutto questo. Quello che stupisce – ha aggiunto – è che si continui a pensare di non poter mettere vincoli ai titoli nei fatti tossici o alle forme di rischio non previsto o non conosciuto».
Bcc Mantignana Sempre venerdì poi sono state rese note le dimissioni di Antonio Marinelli dalla presidenza del Credito Cooperativo Umbro Bcc Mantignana, che ultimamente ha fatto partire il processo di fusione con CrediUmbria che «consentirà – spiega l’istituto – di realizzare una banca cooperativa capace, per dimensioni e struttura, di dare appropriate risposte alle aspettative del nostro territorio». Le dimissioni sono state consegnate da Marinelli «per sgombrare il campo da quegli arroccamenti verticistici che molto spesso, in altri contesti, si sono dimostrati pregiudizievoli per il buon esito di simili iniziative».
