©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Si chiama telemedicina, ma va spiegato di cosa si tratta: semplicemente, ad esempio, dopo essere stati ricoverati in ospedale, invece di ritornare per le visite, si porterà a casa un tablet, attraverso il quale si faranno i controlli successivi. Con questo metodo si tende, da un lato a preservare il paziente dallo stress degli spostamenti e dai rischi che comunque corre, nei continui rientri in ospedale, specialmente se con le difese immunitarie basse e, dall’altro, aiutare gli ospedali a fare gli ospedali, ovvero ad occuparsi dei cari più gravi, ma a tenere sempre monitorati i pazienti cronici.

E’ la strada indicata per i prossimi anni, nel sistema sanitario pubblico o universale, come lo si voglia chiamare. Coinvolgerà non soltanto medici specialisti, ma anche medici di medicina di base, infermieri e altro personale sanitario. Dall’ospedale c’è chi controlla, in remoto i parametri del paziente, da casa c’è appunto il paziente, affiancato da familiari e da un operatore sanitario che lo aiuta per rendere efficace la visita a distanza.

La Regione Umbria deve raggiungere entro il 2024 1.761 pazienti curati in telemedicina. Entro il 2025 il target quasi si triplica raggiungendo quota 5.283. Mentre per il 2026 deve quasi raggiungere i 9 mila pazienti, per la precisione 8.805.

E’ una partita di futuro su cui il Pnrr ha investito un miliardo di euro. Intanto sono 50 i milioni già assegnati in qualità di soggetto attuatore dell’investimento all’Agenas, l’agenzia per i servizi sanitari regionali che è anche agenzia per la sanità digitale. Il calendario per la partenza della telemedicina – anticipa il Sole 24 Ore – è piuttosto serrato: a novembre ci sarà il collaudo della piattaforma nazionale della telemedicina (realizzata da Almaviva ed Engineering a cui spetterà anche la gestione per 10 anni) e poi, a dicembre, entrerà a regime questa piattaforma che governerà i servizi di telemedicina in tutto il Paese. Subito dopo si attiveranno in tutta Italia – in ospedali, Irccs e poi appena attive anche nelle nuove Case e Ospedali di comunità – 90.369 postazioni di telemedicina a cui potranno accedere praticamente la gran parte degli operatori sanitari del sistema sanitario nazionale.

Entro il 2025 saranno questi gli operatori sanitari coinvolti nel progetto a livello nazionale: 121.969 medici specialisti. Quelli ambulatoriali da impegnare nel telemonitoraggio sono 16.236 (cardiologi, oncologi, pneumologi, ecc). Sono 42.674 i medici di assistenza primaria (tra questi i medici di famiglia), 6.650 i pediatri, 99.161 gli infermieri e altri 127.597 i professionisti sanitari.