La presidente Marini (foto Fabrizi)

«Di fronte all’assenza di confronto con le comunità locali, e dopo aver ripetutamente rappresentato le esigenze dell’Umbria, mi sono sentita in dovere di rinnovare al Ministro della Giustizia tali necessità, soprattutto a fronte della situazione di grave disorganizzazione che si sta producendo nella nostra regione nella gestione della giustizia». E’ quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che aggiunge come «la situazione che si sta presentando in questi giorni di attuazione della riforma per la riorganizzazione degli uffici giudiziari, che è stata approvata dal Governo nei mesi scorsi, sta mostrando tutti i limiti di una assenza di programmazione e di coinvolgimento anche delle comunità locali che avrebbero potuto continuare a dare un contributo positivo per garantire sia una maggiore efficienza dei servizi della giustizia, sia una razionalizzazione dei costi della stessa».

Caos «Mi preme ricordare – continua la presidente – che le uniche riunioni svolte relative a questa materia sono quelle che abbiamo convocato un anno fa a livello regionale insieme ai Sindaci dei Comuni sedi di uffici giudiziaria, tribunali e sezioni distaccate,  e Parlamentari eletti in Umbria i quali, sia della precedente legislatura che dell’attuale, hanno dato sempre piena disponibilità a collaborare. Il caos di questi giorni ed i disagi evidenti che si stanno procurando ai cittadini ed agli operatori mostrano l’esigenza concreta e urgente di attuare quei correttivi più volte suggeriti».

In Umbria «Limitandoci alla specifica situazione dell’Umbria – afferma la presidente –  si evidenzia che la chiusura di tutte le sezioni distaccata del Tribunale di Perugia e del relativo accorpamento su Perugia e Spoleto non è stato accompagnato da un’adeguata programmazione dell’uso degli immobili. Tale chiusura non ha neppure tenuto conto dei disagi di collegamento con le città accorpanti, fino al paradosso che queste città si devono porre il problema della ricerca di nuovi immobili e nuovi spazi da destinare ad archivi, uffici e servizi al pubblico, di cui solo in minima parte il Ministero della Giustizia si farà carico degli oneri, in quanto questi ricadranno interamente sugli enti locali”.Fino a raggiungere il paradosso che si chiuderanno immobili attualmente di proprietà pubblica e già destinati a tale uso, mentre se ne dovranno ricercare altri sul mercato privato con oneri per ora a carico esclusivo dei Comuni. Inoltre – aggiunge –  la soppressione del Tribunale di Orvieto sta producendo gravissimi disagi e per questo ritengo che questa decisione necessiti anch’essa di correttivi al fine del mantenimento comunque di un presidio di giustizia nella città,  considerando che lì è presente un palazzo già interamente finanziato dallo stesso Ministero della Giustizia che potrebbe continuare a svolgere funzioni essenziali in materia di giustizia».

Guasticchi Anche il presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi interviene sulla questione dicendo che «si tratta di una misura di riforma che non dovrebbe trovarci stupiti e che ci rende, di fatto, solo indignati, per il cliché che si ripete, come, guarda caso, per le Province: in nome della riduzione della spesa pubblica e del miglioramento dell’efficienza del “sistema giustizia” si sacrificano presìdi localmente vitali per la pratica quotidiana della legalità, per il contatto diretto e veloce del cittadino con il sistema».

Verranno a galla i nodi veri «Va in attuazione una riforma che non ha nulla di organico – prosegue -, che è il frutto di tagli inferti non agli sprechi, ma al desiderio di legalità diffuso tra la gente, che tende a incrinare quell’integrità delle realtà locali da cui il “sistema Italia” avrebbe in realtà tutto da guadagnare. La Provincia di Perugia farà valere fino in fondo il suo ruolo con l’intento di far capire di fronte a quali finti risparmi, anche nel caso della giustizia, ci troviamo di fronte con questa riforma e, per contro, a quanti carichi di ulteriori spese saranno costretti i cittadini per “adire le vie legali”, costretti a spostarsi sul Capoluogo anche per dirimere questioni giudiziarie minute, quelle che venivano razionalmente risolte fino a pochi giorni fa nella loro comunità locale. Così, il finto risparmio non farà che porre ancora più gravemente il problema dei veri nodi non sciolti che pertengono al “sistema giustizia”».

Cisl: da oggi sarà disagevole Anche la Cisl dell’Umbria esprime la sua valutazione sulla riforma : «L’assurdità di tutta questa riforma – scrivono in un comunicato – sta nel fatto che tantissimi cittadini italiani che avranno bisogno di rivolgersi per qualsiasi motivo agli uffici giudiziari, si troveranno a dover intraprendere dei veri e propri viaggi. L’esempio dell’Umbria è emblematico, pur essendo una piccola regione. Da oggi un cittadino di Orvieto dovrà affrontare circa 80 km all’andata ed altrettanti al ritorno. Ma molto peggio andrà ad un cittadino di Deruta che, pur abitando a 20 km da Perugia, per qualsiasi pratica giudiziaria dovrà recarsi a Spoleto percorrendo 70 km di strada disagevole, tutto ciò perché le competenze della sezione distaccata di Todi sono passate al Tribunale di Spoleto seguendo non si sa quale criterio. Questo accade per quanto riguarda i Tribunali, ma, entro pochi mesi subiranno la stessa sorte gli uffici del Giudice di Pace. Come sindacato è stato chiesto a gran voce di realizzare una riorganizzazione vera, in grado di generare efficienza e risparmi reali. Queste “chiusure” attuate ora non sono altro che una operazione di puro e semplice ridimensionamento che allontana lo Stato dal territorio, dai cittadini e dalle imprese. Una riforma che si possa definire tale dovrebbe permettere di modernizzare le procedure grazie alla digitalizzazione, di istituire programmi efficaci per il controllo di gestione, e di riorganizzare gli uffici mettendo al centro il servizio e valorizzando soprattutto le professionalità interne: occorre rinforzare organici carenti, individuare nuove funzioni da affidare al personale e velocizzare i tempi».

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