Così come per le altre società della galassia Gesenu, arriva l’interdittiva prefettizia antimafia anche per la Sia, la Servizi igiene ambientale che si occupa della gestione dei rifiuti nella Media valle del Tevere. Il provvedimento prefettizio ricalca in sostanza quello che ha colpito, oltre alla casa madre, anche Ecoimpianti, Gest, la sarda Campidano Ambiente e Viterbo Ambiente, sottolineando il rischio di infiltrazioni mafiose già al centro dei precedenti atti. In una nota congiunta firmata da tutti i sindaci dell’area (Cannara, Deruta, Fratta Todina, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Marsciano, Massa Martana, Montecastello di Vibio e San Venanzo) si spiega che il provvedimento è stato recapitato nei giorni scorsi e che si tratta di una «misura a carattere preventivo, revocabile e non definitivo», che «prescinde dall’accertamento di singole responsabilità penali nei confronti di soggetti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione e viene emessa anche in assenza di indagini a carico di persone fisiche dipendenti o amministratori delle società coinvolte».
La compagine La motivazione principale per cui anche Ecoimpianti è stata colpita riguarda la presenza nella compagine societaria di Gesenu «quale socio privato». «Per statuto – spiegano i sindaci – si prevede che il socio privato esprima il consigliere delegato. Pertanto l’atto prefettizio emesso nei confronti della Sia è derivato da una ricaduta indiretta di carattere formale e di atto dovuto, causato dall’interdittiva sulla Gesenu». Fondata nel 1993, la società è a capitale misto pubblico (56 per cento)-privato (il restante 44 per cento). I membri di parte pubblica che oggi partecipano alla composizione della compagine sociale sono i comuni di Marsciano (53,07 per cento), Deruta (0,86 per cento), Collazzone (0,09 per cento), Fratta Todina (0,17 per cento), San Venanzo (0,17 per cento), Monte Castello Vibio (0,17 per cento), Gualdo Cattaneo (0,26 per cento), Giano dell’Umbria (0,09 per cento), Cannara (0,17 per cento) e Massa Martana (0,35 per cento). I soci privati sono invece Gesenu SpA (35,90 per cento) e Gmp Spa (8,70 per cento).
IL TAR SU INTERDITTIVA GESENU: NON SERVONO PROVE, BASTANO INDIZI
I sindaci Riguardo ai problemi derivanti dallo statuto i sindaci sottolineano che già a metà marzo l’assemblea dei soci «aveva di fatto ricondotto i poteri di gestione del consigliere delegato all’interno del Consiglio di amministrazione che è a maggioranza pubblica, dando atto della necessità di avviare una modifica dello statuto nei punti in cui affronta e regola i ruoli ed i poteri delle parti pubbliche e di quelle private, rafforzando le prime, e tratta il tema della forma della gestione aziendale. Altro tema su cui è necessario intervenire è quello per assicurare una corretta rappresentanza di genere all’interno del Consiglio di amministrazione. Tali modifiche troveranno la loro concreta attuazione entro il mese prossimo, attraverso la convocazione di un’apposita assemblea dei soci». I sindaci inoltre ribadiscono che non ci sono indagini a carico di nessuno dei vertici della società tanto che la stessa interdittiva spiega che «a carico degli amministratori della Sia (né di nessun’altra figura ad essi collegata) non è emersa la sussistenza di cause ostative».
Rassicurazioni In più si sottolineano i risultati raggiunti nel corso degli anni in termini di raccolta differenziata e di bilancio e si assicura ai cittadini che «tutta la nostra attenzione e il nostro impegno saranno finalizzati ad evitare qualsiasi impatto negativo del provvedimento per la Società, che continuerà come sempre a svolgere il suo servizio fondamentale per le nostre comunità, con l’efficienza riconosciuta e rafforzata dalle certificazioni di qualità sopra richiamate».
