di Vincenzo Diocleziano
Il teatro Mengoni di Magione ha ospitato venerdì la settima edizione di Comuni ricicloni Umbria 2023, il dossier umbro – derivato dal rapporto di Legambiente – che pone uno sguardo approfondito sulla situazione della raccolta differenziata in Umbria. Per questo motivo l’evento è stato inserito all’interno dell’Ecoforum, l’annuale appuntamento regionale sull’economia circolare. I dati, certificati da Arpa Umbria ed elaborati da Legambiente, rivelano un quadro preoccupante. Sono solo nove infatti i Comuni ricicloni, uno in meno rispetto all’anno precedente.
Organizzatori L’Ecoforum dell’economia circolare è stato promosso da Legambiente Umbria, con il patrocinio del Comune di Magione e la collaborazione scientifica di Arpa Umbria, Gesenu, Tsa, Consorzio Biorepack, Coop Centro Italia, Cartiere di Trevi, e il contributo della Cooperativa pescatori del Trasimeno. Ad aprire gli interventi è stata Brigida Stanziola, direttrice di Legambiente Umbria, insieme a Giacomo Chiodini, sindaco di Magione, e Cristian Betti, presidente Tsa.
Le critiche Secondo Legambiente, il nuovo piano regionale dei rifiuti approvato mesi fa mostra uno squilibrio evidente, essendo focalizzato sull’incenerimento a scapito di iniziative concrete per ridurre i rifiuti, promuovere il riutilizzo e migliorare la qualità delle raccolte per il riciclo. La tempistica per la realizzazione dell’inceneritore (da costruire entro il 2028) è considerata un’occasione persa per avanzare verso un’economia circolare regionale e accelerare la transizione ecologica dell’Umbria.
Problematiche Il rapporto rivela che la diminuzione dei Comuni ricicloni è legata al deterioramento della qualità della raccolta dell’umido, dovuta anche all’utilizzo di sacchetti non compostabili, e alla raccolta dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) in diversi Comuni. «Bisogna concentrarsi sulla crescita qualitativa e quantitativa – ha detto Maurizio Zara, presidente regionale di Legambiente – superando gli obiettivi del piano regionale, ovvero il 75 per cento nel 2035 rispetto ad altre regioni».
La classifica I Comuni sono stati divisi in tre diverse categorie in base al numero di abitanti e alla produzione pro capite di rifiuti non differenziati a smaltimento. Tra quelli sotto i 5mila abitanti abbiamo: Calvi dell’Umbria con l’88,7 per cento, Attigliano 79,3 per cento, Ferentillo 76,1 per cento, Montecastrilli 76 per cento, Piegaro 72,2 per cento, Valfabbrica 72,5 per cento. Invece per i Comuni tra 5mila e 20mila abitanti: Torgiano 76,1 per cento e Castiglione del Lago 72,8 per cento. Mentre per quelli sopra i 20mila abbiamo soltanto Assisi con il 72,9 per cento . Gli altri Comuni non hanno rispettato il requisito minimi per entrare in classifica.
Novità A partire da quest’anno organizzazioni, aziende ed enti avranno l’obbligo di presentare il bilancio di sostenibilità, un rapporto a cadenza annuale che prende in esame gli impatti economici, sociali e ambientali, sia positivi, che negativi della propria attività, nonché le aspettative dei propri stakeholder.
conclusioni Legambiente Umbria sottolinea l’urgenza di azioni concrete per la riduzione, il riutilizzo e il potenziamento delle filiere di riciclo, con un focus aggiunto sul miglioramento della qualità della raccolta di Raee ed Rpa (pile e accumulatori). Chiesto anche un rafforzamento dell’utilizzo dei centri di riuso, ormai sempre più numerosi. Necessario anche concentrarsi sul tessile, uno dei settori che impatta di più sul clima in termini di inquinamento, magari incentivando di più progetti come il Mir, cooperativa che dà nuova vita agli scarti di tessuti. Tutto questo, per garantire un riciclo effettivo e sostenibile, in linea con l’imperativo ambientale di fronte alle sfide climatiche in corso.
