Un camion per la raccolta

I dati più recenti sulla produzione e la raccolta differenziata dei rifiuti in Umbria nel 2024, pubblicati da Arpa Umbria, evidenziano una situazione critica soprattutto nel territorio della Valle Umbra Sud e Valnerina (Sub ambito 3). Questo ambito si conferma come il più arretrato dell’intera regione, anche secondo il documento di gestione dei rifiuti di Auri, l’Autorità regionale per l’energia e i rifiuti. I numeri sono stati analizzati da Legambiente che fotografa così la situazione.

La produzione di rifiuti in questa parte dell’Umbria risulta la più alta di tutta la regione, superando ampiamente la media regionale di 538 kg per abitante, che ha visto un aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, sette comuni (Campello sul Clitunno, Preci, Vallo di Nera, Cerreto di Spoleto, Poggiodomo, Sant’Anatolia di Narco e Sellano) registrano valori superiori ai 700 kg per abitante, con Sellano che raggiunge quasi 1.000 kg pro capite, evidenziando un incremento notevole rispetto al 2023. Si tratta di un’area con una forte vocazione turistica ma con una raccolta differenziata ancora molto bassa, intorno al 33%. Gran parte dei rifiuti urbani proviene da utenti non domestici e viene gestita al di fuori del servizio pubblico, segno che la raccolta differenziata tra i cittadini è ancora largamente inefficace, una situazione confermata anche in altri comuni come Cerreto di Spoleto e Sant’Anatolia di Narco, dove il servizio pubblico appare ancora in ritardo o non avviato.

Anche i centri urbani di Foligno e Spoleto superano di molto la media regionale nella produzione pro capite con rispettivamente 609 e 605 kg per abitante. Sul fronte della raccolta differenziata, il Sub ambito 3 è l’unico territorio umbro a non raggiungere l’obiettivo del 60,9% fissato dal Piano regionale gestione rifiuti del 2023, fermandosi al 58,6%. In questo contesto risulta fuorviante la recente comunicazione di Valle Umbra Servizi che, celebrando il superamento degli obiettivi da parte del comune di Foligno, ha omesso che tali obiettivi valgono per l’intero sub ambito e non per singoli comuni. Inoltre, il risultato di Foligno non raggiunge nemmeno la soglia minima del 65% prevista dal Testo Unico Ambientale del 2012 e dagli obiettivi di legge precedenti rimasti però disattesi a livello regionale.

Le criticità emergono ancora di più analizzando le modalità e la qualità della raccolta. Il rapporto Auri sottolinea infatti che la raccolta non è omogenea su tutto il territorio e che il terremoto del 2016 non può più essere una scusa per la mancata attivazione della raccolta domiciliare. In otto comuni della Valnerina manca ancora la raccolta della frazione organica, portando percentuali di raccolta differenziata bassissime, dal 37% di Cerreto di Spoleto all’1% di Poggiodomo. Nei comuni dove la raccolta organica è attiva da anni, la qualità risulta invece molto bassa, con una media di materiale non compostabile presente che raggiunge l’8%, peggior dato dell’Umbria e superiore anche alla media nazionale di circa il 5,6%.

Spoleto mostra un peggioramento significativo della qualità della raccolta organica, con il 12% di materiale non compostabile rispetto al 6% dell’anno precedente. Altre località come Cascia, Castel Ritaldi e Valtopina registrano livelli simili superiori al 10%, dati che sono stati classificati come di scarsa qualità dal Consorzio Italiano Compostatori. Questo scenario compromette anche il funzionamento dell’impianto di biodigestione e compostaggio di Casone a Foligno, che con una migliore qualità della frazione organica potrebbe produrre meno scarti e più compost di qualità e biometano.

A commentare questi dati sono Alessandra Paciotto e Marco Novelli, presidenti rispettivamente di Legambiente Spoleto e Legambiente Foligno, che sottolineano il perdurare di risultati deludenti nonostante qualche lieve miglioramento, come il 64,6% di raccolta differenziata a Spoleto. Segnalano come la gestione di Valle Umbra Servizi continui a lasciare il Sub Ambito 3 alle spalle del resto della regione, soprattutto in aree come la Valnerina dove malgrado gli investimenti sul turismo verde la raccolta differenziata rimane quasi inesistente.

Infine, Paciotto e Novelli puntano il dito contro l’aumento della Tari pagata dai cittadini negli ultimi anni, accompagnato da utili di Valle Umbra Servizi in crescita del 74,9% rispetto al 2023, senza però segnali concreti di miglioramento nei servizi. Ritengono che le amministrazioni locali non siano interessate a migliorare le performance gestionali, ma solo a garantire l’equilibrio economico dell’azienda pubblica, lasciando la Valle Umbra Sud e la Valnerina in una condizione di arretratezza. Chiedono infine ai 22 sindaci dell’area di assumersi la responsabilità di gestire meglio l’azienda per garantire servizi più efficienti e moderni per le comunità locali.