L'aula del consiglio regionale (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Produrlo in Umbria per poi, magari, spedirlo fuori regione per bruciarlo. Potrebbe essere questa la soluzione in grado di tenere unito il centrosinistra che governa la regione sul tema dei rifiuti. La soluzione è spuntata fuori mercoledì mattina nel corso di una pausa della seduta del consiglio regionale, quando i capigruppo e l’assessore all’Ambiente Silvano Rometti si sono incontrati per una breve riunione. All’ordine del giorno del consiglio la mozione, firmata da Franco Zaffini (Fd’I), Raffaele Nevi (FI) e Sandra Monacelli (Udc), con la quale si chiedeva alla giunta di rivedere il Piano regionale dei rifiuti permettendo l’utilizzo del «combustibile da rifiuti (Css) nei cementifici e nelle centrali elettriche in possesso di autorizzazione integrata ambientale». Rientrati in aula, i consiglieri hanno deciso (contrari Damiano Stufara del Prc, il Comunista italiano Orfeo Goracci, Paolo Brutti e Oliviero Dottorini dell’Idv) di rinviare a martedì prossimo la votazione sull’atto.

Possibilità Giorni necessari per affidare alla giunta un mandato che, con tutta probabilità, si baserà sulla concessione di un periodo di tempo per verificare una possibilità precisa: quella di produrre il Css nella regione per poi ‘esportarlo’ nelle regioni vicine, dove ci sono già aziende in possesso dell’Autorizzazione integrata ambientale, necessaria secondo la legge per bruciare il Css. Combustibile solido secondario che altro non è se non frazione secca, rifiuti bioessiccati e scarti provenienti dal processo di recupero dei materiali (cioè dalla differenziazione), e che può viaggiare tranquillamente non come un rifiuto ma come una merce (come un combustibile qualunque appunto) per essere poi bruciato. La possibilità da esplorare è quella della stipula di accordi precisi con le regioni vicine e sul tema l’assessorato all’Ambiente si è già mosso compiendo una ricognizione di quelli che possono essere i siti giusti.

La mozione Presentando la mozione Zaffini, relatore dell’atto, ha sostenuto che l’attuale piano, approvato nel 2009, così com’è è superato visto il mancato raggiungimento al 2012 del 65% di raccolta differenziata (l’Umbria è sopra al 50% e il governo nazionale nel frattempo ha spostato l’obiettivo al 2020), la minor produzione di rifiuti e la possibilità di utilizzare il Css. Da qui la richiesta alla giunta di presentare entro 20 giorni un aggiornamento che tenga conto delle novità. «L’atto approvato dalla giunta alla fine del 2013 – ha detto – prevede un impegno a produrre un adeguamento del piano entro il 31 dicembre 2015. La ricognizione complessiva sul tema dei rifiuti contiene dunque un solo impegno, che però rinvia appunto alla fine del prossimo anno. Questa revisione è necessaria oggi non a fine 2015». Perplesso sulla possibilità di produrre Css è Dottorini, che si domanda quali effetti avrebbe sulla raccolta differenziata: «Cosa succederebbe se i comuni venissero posti di fronte alla possibilità di allentare gli sforzi verso la riduzione e differenziazione dei rifiuti per indirizzarli verso la produzione ben più economica di combustibile da rifiuti? È facile immaginare che l’incremento della raccolta differenziata subirebbe una brusca frenata».

Niente inceneritore «L’aggiornamento del piano – ha detto in aula Rometti – servirà a dotarci di un sistema di chiusura del ciclo idoneo al quadro che l’Umbria ha davanti, mutato in termini normativi, quantitativi e di atteggiamento verso il problema rifiuti». «Il Css – ha aggiunto – è una previsione nazionale che funziona solo con un alto livello di raccolta differenziata, dato che gli standard di qualità del Css sono molto alti e richiedono una separazione molto attenta della frazione umida. Credo che l’impatto del Css in termini di emissioni sia inferiore a quello del petrol-coke, che pure viene usato in impianti umbri. Produrlo e conferirlo agli impianti industriali ci costerebbe comunque meno di quanto spendiamo per conferire in discarica, un sistema destinato a chiudere (resteranno Borgo Giglione, Le Crete e Belladanza). In questo quadro il fatto sicuro resta uno, ovvero la scomparsa dal panorama dell’Umbria della possibilità costruire un inceneritore.

Twitter @DanieleBovi

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One reply on “Rifiuti, chiusura del ciclo: spunta l’ipotesi di produrre Css in Umbria per poi ‘esportarlo’”

  1. Vorrei precisare che il CSS è la categoria più ampia, mentre la sottocategoria CSS-Combustibile (#CSSCombustibile) è quella parte a basso contenuto di valori inquinanti (qualora venga bruciato). Precisiamo anche che tale combustibile (CSS-Combustibile non è rifiuto ma prodotto) viene messo in co-combustione col carbone per ridurre gli inquinanti di oltre il 30%! (c’è addirittura la possibilità di abbassare alcuni valori inquinanti di moltissimo rispetto al decreto). In tal modo i rifiuti non riprocessati, che sarebbero andati a finire direttamente in discarica, verranno utilizzati per ridurre gli inquinanti! per dettagli: http://ecocarbon.it/tag/css-combustibile/

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