Tornare in classe un’opportunità per gli studenti umbri o un rischio per se stessi, le famiglie e, a cascata, il sistema produttivo della regione, nonché quello sanitario? Questo il tema che anima il dibattito pubblico alla vigilia della data indicata da Palazzo Donini per la ripresa dell’attività didattica. Su tutto il territorio del cuore verde d’Italia, salvo sorprese della domenica, tre sindaci (che rappresentano la massima autorità sanitaria locale) hanno già disposto uno slittamento delle lezioni in presenza tramite ordinanza e il Comitato a scuola Umbria ha già inoltrato loro una diffida.

Ritorno a scuola Si susseguono gli appelli dei presidi e spuntano raccolte firme per indirizzare le scelte dei decisori politici in un senso o nell’altro, mentre la Lega rassicura che «la situazione è sotto controllo e il rientro in classe può avvenire in sicurezza». Secondo l’interpretazione del comitato ‘A scuola Umbria’, del decreto legge che disciplina la materia, la chiusura delle scuole è possibile solo ed esclusivamente in Zona Rossa o arancione. E questo non è certo il caso dell’Umbria attualmente ma il testo col quale il Governo regolamenta l’attività didattica durante lo stato di emergenza per pandemia di Sars-Covid 19, letteralmente recita: «I presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e i Sindaci possono derogare, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, alle disposizioni di cui al comma 1 esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus o di sue varianti nella popolazione scolastica».

Comitato Umbria In relazione alle ordinanze dei Comuni di Narni, Spoleto e Campello sul Clitunno il comitato in questione fa sapere comunque di aver inviato in data 5 gennaio una diffida attraverso i propri legali «in cui spiegavamo – raccontano – la totale illegittimità di tali ordinanze sindacali. Il Governo – argomentano – ha anche esplicitato che non è il numero dei contagi a far scattare il cambio di zona ma la situazione ospedaliera, con particolare riferimento alle Terapie intensive. Al momento gli ospedali in Umbria non hanno requisiti tali da giustificare tali ordinanze. Abbiamo – aggiungono -, attraverso la Rete nazionale Scuola in Presenza, prontamente informato la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia, la quale ci ha confermato che il Governo è pronto a impugnare le ordinanze regionali o sindacali di chiusura nel prossimo Consiglio dei Ministri previsto per il 13 gennaio prossimo».

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