di Daniele Bovi
È in Umbria che si registra la peggior percentuale in Italia per quanto riguarda i ricoveri di pazienti provenienti dai pronto soccorso. È quanto emerge dalla terza «Indagine nazionale sullo stato di attuazione delle reti tempo-dipendenti», presentata lunedì dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali; il documento prende in esame le performance relative alle cosiddette Reti tempo-dipendenti, ovvero quella cardiologica per l’emergenza, per l’ictus, quella traumatologica e quella dell’emergenza-urgenza; strutture che devono occuparsi di quei pazienti che presentano patologie per le quali le prime ore sono quelle decisive.
Pronto soccorso Tutti i dati contenuti nelle quasi 650 pagine del rapporto sono relativi al 2022 e, partendo proprio dall’emergenza-urgenza, emerge nel 2022 gli accessi ai pronto soccorso sono stati oltre 265 mila; di questi 23 mila hanno riguardato codici bianchi, 183 mila verdi, 53 mila gialli e quasi 5.800 rossi. In particolare, i verdi rappresentano il 69 per cento totale, il dato più alto in Italia. Quasi l’11 per cento dei pazienti arrivati in un pronto soccorso con codice bianco è stato ricoverato, mentre nel resto d’Italia si va dallo 0,06 del Molise al 4,2 per cento della Sardegna; per i codici verdi si parla invece del 7 per cento: davanti ci sono solo Valle d’Aosta (13,1 per cento) e Veneto (10 per cento).
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I dati Sul totale dei ricoveri per Agenas la percentuale di quelli che arrivano dai pronto soccorso dovrebbe oscillare – indipendentemente dal codice assegnato – fra il 10 e il 12 per cento, mentre in Umbria si parla del 16,95 per cento a fronte di una media del 12,8; oltre il 16 in Italia ci sono anche Basilicata, Calabria, Lazio e Puglia. Tutto questo si traduce in tempi mediani di attesa più bassi del resto del paese: 66 minuti per i codici bianchi (contro i 111 in Italia), 132 per i verdi (147), 231 per i gialli (245) e 143 per i rossi (208). Idem per quanto riguarda la percentuale di coloro che se ne vanno prima della visita: 2,36 per cento contro una media del 6,3. Complessivamente, il punteggio della rete emergenza-urgenza è pari a 64,78, collocandosi su un livello intermedio.
Coletto L’alta percentuale di codici bianchi e verdi è un vecchio problema della sanità regionale e, lunedì, commentando i dati, l’assessore alla Sanità Luca Coletto ha spiegato che la Regione «ha messo in atto una serie di azioni per evitare accessi inappropriati al pronto soccorso e conseguenti ricoveri». Palazzo Donini poi «ha rivisto la programmazione sociosanitaria – ha detto Coletto all’Ansa – e a breve saranno messi a bando più di mille posti letto in Rsa e sarà potenziata la riabilitazione, per dare risposte di medio-bassa intensità a pazienti non in fase acuta che in maniera inappropriata venivano ricoverati in posti letto ospedalieri».
Cardio e trauma Venendo alla cardiologia per l’emergenza, la percentuale di infarti del miocardio trattati entro un’ora e mezzo è «da migliorare in quanto sotto il 60 per cento», anche se la mortalità a 30 giorni viene giudicata buona. Invece quella per interventi di bypass aorto-coronarico è «nettamente da migliorare». In generale la performance complessiva è su un livello intermedio, con un punteggio di 49,98). Troppo pochi invece, e focalizzati più che altro sull’impatto dell’occupazione dei posti letto in neuro chirurgia e terapia intensiva, i dati sulla rete trauma.
Ictus Per quanto riguarda invece la rete ictus, Agenas rileva che la mortalità a 30 giorni «è buona». «La trombolisi e la trombectomia – dice l’Agenzia nelle “raccomandazioni” formulate alla Regione – sono da migliorare, in particolare l’Asl di Perugia per entrambe le tecniche. Il trattamento dell’emorragia subaracnoidea va bene. La Regione deve potenziare la riabilitazione». In questo caso il punteggio è 61.
