Un ambulatorio (Foto archivio Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Cinque miliardi e 250 milioni di eruo. A tanto ammontano i tagli ai bilanci delle Regioni, che giovedì dopo mesi di trattative hanno trovato un’intesa con il governo sulla Legge di stabilità 2014. Uno dei settori più penalizzati sarà quello della sanità, al quale mancheranno due miliardi e 352 milioni di euro, due dei quali a carico delle Regioni a statuto ordinario, mentre il resto è caricato su quelle a statuto speciale. Più che di tagli però si deve parlare di mancati aumenti: il Fondo sanitario nazionale infatti, ovvero la ‘benzina’ grazie alla quale le Regioni possono far funzionare i propri sistemi sanitari, dai 110 miliardi di euro del 2014 sarebbe dovuto salire a quota 112 nel 2015. Sarebbe, perché questo incremento non ci sarà.

Equilibrio Entro il 31 marzo ora le Regioni dovranno indicare dove e come risparmiare, un documento che poi sarà ratificato dalla Conferenza Stato Regioni. «Le Regioni e le Province autonome – è scritto nell’accordo di giovedì – potranno comunque conseguire il raggiungimento dell’obiettivo finanziario intervenendo su altre aree della spesa sanitaria, ferma restando la garanzia del raggiungimento dell’equilibrio di bilancio del proprio servizio sanitario regionale e assicurando, in ogni caso, economie non inferiori a 2.352 milioni di euro».

Sviluppo Un taglio vero e proprio è invece quello che riguarda il Fondo per lo sviluppo e la coesione: 1,050 miliardi di euro per il 2012 decisi dal vecchio esecutivo e altri 750 decisi dalla Legge di stabilità 2014. Queste ultime due voci si traducono, per l’Umbria, in un due sforbiciate da 22,6 e da 16,2 milioni di euro. Meno soldi anche per l’edilizia sanitaria (a livello nazionale 285 milioni), mentre vengono rivisti anche i termini dell’indebitamento netto che, per quanto riguarda l’Umbria, passano da 43,3 a 37,1 milioni di euro. Il cosiddetto «patto verticale incentivato» inoltre, in parole povere contributi che le Regioni girano a Comuni e Province per pagare i debiti in conto capitale, scende a quota 802 milioni (per l’Umbria ci sono 17,3 milioni).

Sacrifici Altri 364,87 milioni sono da trovare su indicazione delle Regioni entro il 30 giugno prossimo, altrimenti il ministero dell’Economia interverrà con tagli lineari. «Accettiamo un sacrificio pesante come è quello della rinuncia all’incremento di 2 miliardi del Fondo sanitario nazionale, con l’auspicio, anzi l’impegno – ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino – a lavorare con il Governo perché questo taglio si riferisca solo ed esclusivamente al 2015 e sia concordato con una specifica intesa in Stato-Regioni. Per un anno si può infatti accettare un onere di questo genere, ma tenendo conto della necessita’ di garantire nuovi farmaci salvavita e la definizione dei nuovo Livelli essenziali di assistenza (Lea) la corda puo’ essere tirata solo nella prospettiva di tornare a lavorare per garantire nel 2016 il livello di finanziamento previsto dal patto per la salute».

Twitter @DanieleBovi

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