La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per l’Umbria ha parificato il rendiconto generale 2023 della Regione ad eccezione del capitolo 2.490. Si tratta dei 14,2 milioni di euro assegnati all’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) attraverso le risorse del Fondo sanitario nazionale, su cui Corte dei Conti ha sollevato la questione di legittimità costituzionale. Il caso del capitolo 2.490 era già emerso nel luglio scorso, quando la Sezione dopo una breve camera di consiglio aveva disposto il «non luogo a provvedere» alla parifica, spingendo la giunta regionale a ritirare il disegno di legge relativo al rendiconto, presentandone un altro a stretto giro, che è stato quindi esaminato una seconda volta.
«Se la Corte Costituzionale dovesse ritenere non sussistente la questione, si riespanderà tutto il potere di utilizzo del capitolo» ha affermato il presidente di Sezione, Antonello Colosimo, rilevando anche «criticità» di bilancio che «non hanno mai superato il limite della non parificabilità». In particolare, nel mirino sono finiti «il sistema sanitario regionale, la governance degli organismi partecipati, i rapporti finanziari di debito-credito tra la Regione e gli enti locali, l’organizzazione regionale e il trasporto pubblico locale e regionale». In questo quadro, comunque, «le verifiche condotte quindi confermano la permanenza degli equilibri di bilancio sia in sede di previsioni iniziali che in fase di assestamento».
La presidente Donatella Tesei, intervenendo nell’udienza odierna, ha parlato di «un rendiconto con bilancio in equilibrio e sostanzialmente sano, con aspetti di miglioramento rispetto all’esercizio precedente ma che soprattutto ci ha consentito di raggiungere obiettivi qualificanti per l’Umbria». Sui rilievi sollevati nella relazione dai magistrati dalla Corte dei Conti, Tesei ha detto «che pongono fondamentali elementi per migliorare sempre la questione dell’attività amministrativa e finanziaria dell’ente regionale» per poi evidenziare come «nonostante tanti eventi straordinari e un clima generale di squilibrio che abbiamo avuto, il più forte dal dopoguerra, l’amministrazione regionale ha raggiunto risultati attesi lasciando invariata la pressione fiscale, senza gravare su imprese e famiglie».
Con le elezioni regionali alle porte, sulla parifica del rendiconto 2023 con l’eccezione del capitolo 2.490 è intervenuta anche la candidata presidente del centrosinistra, Stefania Proietti, secondo cui la Corte dei Conti ha emesso «una parziale ‘bocciatura’». In particolare, Proietti ritiene che «dopo un lungo elenco di critiche ed eccezioni sostanziali, la mancata parifica di parte del bilancio sanitario regionale e la questione di legittimità costituzionale sanciscono pesantemente l’incapacità gestionale e amministrativa delle risorse da parte della Giunta Tesei, confermando l’approssimazione e la scarsa capacità di governo di questa destra su temi che non sono soltanto contabili, ma riguardano la vita vera delle persone, come la salute e la sanità pubblica».
Molto duro anche Tommaso Bori (Pd) per il quale «continua la scia di disastri della Tesei, che il suo spin della campagna elettorale vuole raccontare come emblema di competenza e concretezza e che invece non fa che collezionare catastrofi, lasciando le amministrazioni che dirige, nel caos». Il consigliere regionale e segretario del Pd, quindi, attacca la presidente parlando della «sua brillante carriera iniziata con la sindacatura a Montefalco, durante la quale Tesei ha accumulato un buco di bilancio più simile a un cratere, che i cittadini stanno ancora pagando con le tasse alle stelle, come previsto dal Piano di rientro approvato dalla Corte dei conti, e prosegue oggi in Regione, dove la Corte dei Conti continua ad attestare plasticamente l’incapacità amministrativa di Tesei, bocciando nella sostanza il suo bilancio e non parificando la parte della Sanità, con tutte le conseguenze pratiche che questo comporterà. C’è un vero e proprio filo rosso della brillante Tesei è dunque l’incapacità amministrativa e politica che gli umbri sono stanchi di dover sopportare».
Sulla stessa lunghezza d’onda Thomas De Luca (M5s) secondo cui «la presidente dell’Umbria ha portato a paradigma l’esperienza di Montefalco applicandola a tutta la regione. Le criticità sollevate dalla Sezione regionale richiedono – ha detto – un urgente approfondimento nelle prossime ore». De Luca sottolinea anche come «per la prima volta nella storia – sostiene De Luca – un bilancio non parificato è stato nuovamente bocciato, anche se parzialmente. Un record che questa destra dovrebbe rivendicare con orgoglio. L’ennesimo segnale della totale incapacità amministrativa della destra che ricade direttamente sulle spalle dei cittadini umbri. Sembra esserci un vero e proprio filo rosso nell’operato di Tesei. Chissà che ne pensa il suo nuovo supporter ovvero il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi. Magari dopo l’acciaieria, comprerà pure la Regione».
