di Gabriele Beccari
Dal pregiudizio alla politica, dallo studio alla religione, passando per la cultura: questi i temi che disegnano il volto dell’immigrazione in Italia e affrontati nel trentatreesimo rapporto immigrazione Caritas-Migrantes, presentato lunedì al «Villaggio della carità» di Perugia.
I dati in Italia All’interno del rapporto sono presenti innanzitutto i dati riguardanti l’intero Paese offerti da Istat. In Italia, infatti, al primo gennaio 2024 risiedono 5,3 milioni di cittadini stranieri regolari con oltre un milione di acquisizioni di cittadinanza negli ultimi dieci anni. Prevale la classe di età fino ai 17 anni con il 20,6 per cento. I cittadini non comunitari titolari di un permesso di soggiorno a marzo 2024 risultano essere 4,2 milioni e le motivazioni principali sono famiglia e lavoro, rispettivamente il 44,6 per cento e 40,4 per cento. Il picco di nati stranieri in Italia senza cittadinanza si è verificato nel 2012 con quasi 80mila nascite, mentre nel 2022 sono state poco più di 53mila. Sempre secondo l’Istat l’ultimo dato relativo agli alunni con cittadinanza non italiana risale all’anno scolastico 2021/2022: più di 914mila, ovvero l’11,2 per cento degli alunni totali, di cui il 65 per cento è nato in Italia anche se non ha la cittadinanza.
I dati in Umbria Secondo il rapporto i cittadini stranieri residenti nel Cuore verde d’Italia sono quasi 90mila, il 10,5 per cento della popolazione regionale, di cui la maggior parte hanno la cittadinanza romena, albanese o marocchina; la presenza più consistente si registra nella provincia di Perugia con più di 67mila cittadini. L’Umbria, a livello nazionale, è al secondo posto dopo il Veneto per incidenza di nati in Italia da famiglie di cittadinanza
straniera con quasi il 70 per cento. A livello scolastico, nell’anno 2022/2023 gli alunni senza cittadinanza erano più di 16mila, il 14,6 per cento per cento degli alunni totali.
Vescovo Maffeis Il vescovo di Perugia Ivan Maffeis ha aperto i lavoro invitando alla riflessione: «Come comunità cristiana non possiamo fermarci alle emergenze esistenziali. Lavoriamo insieme – ha detto – per preparare le basi di una società che sia multirazziale, capace di convivere in pace e riconoscere nel fenomeno migratorio un’occasione provvidenziale, un appello a un modo più fraterno e solidale». All’interno del rapporto si parla di «popoli in movimento», perché «i rapporti umani e le relazioni sono alla base del nostro modo di agire, dal nostro piccolo ai grandi rapporti internazionali. L’aumento del flusso migratorio negli ultimi decenni non è allarmante, ormai viviamo per stereotipi e modi di dire» ha aggiunto monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale di Migrantes, che ha voluto porre l’accento su come, secondo i dati, il vero problema italiano non riguardi tanto il flusso migratorio in entrata ma quello di emigrazione dalla penisola iniziato tanti anni fa.
Il pensiero del Papa Come sottolineato da Feliciolo anche in riferimento a quanto detto dal Papa Francesco, «l’immigrazione se gestita con saggezza e umanità è un’opportunità per crescere e superare la paura e il pregiudizio. Il Papa dice che è un peccato grave promulgare
leggi che lavorino solo in ottica di respingimento, bisogna lavorare soprattutto
sull’accoglienza. L’Italia a oggi è un mosaico di volti, resilienza e speranza». Il sacerdote ha definito poi l’immigrazione come un fenomeno comunitario poiché insieme si
affrontano le ragioni di tali spostamenti, il desiderio di una vita migliore, l’inclusione e
il rifiuto.
Politica e comunicazione Al centro dell’incontro anche le politiche di immigrazione: «La paura è ignoranza. Una certa parte politica – ha detto Simone Varisco, referente del rapporto immigrazione della fondazione Migrantes – fa strumentalizzazione ideologica e comunicazione allarmistica riguardo l’immigrazione e la popolazione ne è influenzata». Varisco si è poi speso in favore di una nuova legge sulla cittadinanza e ha evidenziato che nel nostro paese i racconti sull’immigrazione e sulla mobilità spesso non toccano i temi e o problemi fondamentali di questo fenomeno: «Negli ultimi 5 anni 12mila notizie sono state dedicate alle questioni migratorie, soprattutto a livello televisivo, di cui 113 hanno una prospettiva di genere, che però in Italia è quella maggioritaria col 51 per cento delle presenza. Questo ci dice come sia falsata la narrazione in Italia rispetto alla mobilità, si parla molto di barconi, Mediterraneo, dei giovani maschi che fuggono dalla povertà, ma non si parla ad esempio della misoginia, che è la forma più diffusa di discriminazione online verso donne migranti».
L’emigrazione «Colpisce molto – ha detto poi don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana – il dato che ci dice che alla fine sono più gli italiani che emigrano degli immigrati che arrivano in Italia. Questo credo scardini uno stereotipo che ci portiamo dietro dove l’immigrato è quello che ci viene a togliere possibilità. Questa bella riflessione che viene fatta questa mattina, analizzando anche le comunità italiane, i percorsi di integrazione, deve essere per noi un monito a creare quelle condizioni per cui le comunità che arrivano possano essere pienamente integrate e diventare una risorsa per il territorio. C’è da fare tanta cultura di carità e di accoglienza e vanno tolte le paure. Tante difficoltà che noi incontriamo derivano dalle paure che ci vengono a più livelli trasmesse. Il diverso è una occasione, una ricchezza, un confronto e una crescita e non un problema. Se ci confrontiamo cresciamo se restiamo separati ci guardiamo a distanza».
