«Cara Barbara, siamo Noemi e Federica, le referenti del campo di Libera a Pietralunga. Abbiamo sentito forte la necessità di scriverti dopo aver condiviso la tua storia insieme ai partecipanti e alle partecipanti che hanno vissuto questa settimana insieme a noi: giornate dense di memoria e di impegno». Così inizia la lettera di agosto per Barbara Corvi nell’ambito dell’iniziativa dell’Osservatorio regionale sulle Infiltrazioni e l’illegalità.

Libera «In questi giorni insieme a 29 persone, di tutte le età, abbiamo avuto modo di parlare di vecchie e nuove resistenze, abbiamo ascoltato voci diverse che ci hanno raccontato quanto sia importante resistere alla violenza, all’imposizione, alla negazione delle libertà. Oggi, come ieri. Abbiamo passeggiato tra le colline umbre dove si è fatta la resistenza al nazifascismo. Abbiamo abitato luoghi che solitamente non vengono aperti, beni comuni.  Abbiamo calpestato suoli una volta in mano alla mafia, adesso beni confiscati. Ma soprattutto abbiamo capito, grazie al potere delle testimonianze, che non basta essere dalla parte giusta ma bisogna muoversi, agire, attivarsi nella parte giusta».

Alla ricerca di verità  «Nasce da qui il bisogno di mettere su bianco questi pensieri e dedicarteli. I partecipanti e le partecipanti non conoscevano la tua storia e noi, da donne, abbiamo voluto parlar loro di te. Li ha sconvolti la crudeltà di quello che ti è successo, li ha scossi dentro il fatto che ancora oggi non ci siano verità su quanto accaduto. Abbiamo parlato a figli, figlie, mariti, mogli, madri, padri, fratelli, sorelle ed è stato immediato empatizzare con quello che ti è successo. Hanno provato a mettersi nei tuoi panni, hanno immaginato il senso di impotenza che potevi provare, il sentirti stretta nella tua stessa vita, hanno pensato a quanto coraggio hai dovuto avere e a quanto amore hai donato ai tuoi figli e ai tuoi familiari nel cercare di uscire dalla tua situazione». 

Speranza e resilienza «Quello che è successo a te non dovrebbe accadere mai, in nessun luogo, per nessun motivo. Durante un laboratorio che abbiamo svolto varie parole hanno sintetizzato il pensiero dei e delle partecipanti. Alcuni hanno parlato di solitudine, altri di ingiustizia, altri di impotenza di fronte al potere. Poi qualcuno ha parlato di coraggio, di speranza e di resilienza. Sono questi ultimi sentimenti il motore della tua storia e il motivo che ci spinge a volerla rendere sempre di più una storia collettiva». 

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.