Foto di Noah Busher da Unsplah

di Daniele Bovi

Sono centinaia le donne che nel corso del 2020 si sono rivolte a uno dei centri antiviolenza operativi in Umbria, con una forte ripresa delle attività dopo la fine del lockdown. A fare il punto della situazione, mercoledì nel corso di una videoconferenza stampa, è stata la presidente del Centro pari opportunità Caterina Grechi insieme alle rappresentanti dei centri antiviolenza umbri. Stando ai numeri forniti nel corso dell’appuntamento le donne accolte sono state quasi 500: 217 solo dal centro «Bellini» di Perugia, 99 da «Telefono donna», 31 a Foligno, due dal centro di Città di Castello inaugurato proprio in queste ore, 111 a Terni e 43 a Spoleto. Di queste alcune decine hanno trovato ospitalità nelle case rifugio gestite dai centri dove, spesso insieme ai loro bambini, hanno potuto trovare un riparo dalla violenza di mariti o compagni.

IN UMBRIA UN MALTRATTAMENTO IN FAMIGLIA OGNI 36 ORE

REGIONE: 100 MILA EURO IN PIÙ PER CAV E CASE RIFUGIO

Fenomeno da indagare La presidente del Cpo in primis ha parlato di un fenomeno che ancora non è chiaro nelle sue reali dimensioni: «La conoscenza reale – ha detto Grechi – è scarsa e frammentata; il primo obbiettivo quindi è accrescerla così da far emergere il problema nella sua reale entità. Ciò è però possibile a due condizioni: avere servizi sul territorio e aumentare la consapevolezza di istituzioni e cittadini». Grechi ha parlato di un «fenomeno gravissimo che potremo contrastare mettendo in rete competenze, servizi e risorse» e «di un percorso ancora lungo da fare». La presidente ha ricordato il numero verde a disposizione delle vittime della violenza di genere (800861126) attivo 24 ore su 24 tutti i giorni e, sul fronte della formazione, ha spiegato che proprio martedì è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione il nuovo bando per operatrici che vogliono svolgere servizi nelle reti territoriali; un percorso che sarà portato avanti con l’associazione Liberamente donna e con Villa umbra.

QUESTORE: «AUTORI E VITTIME PIÙ GIOVANI. DATI INSOSTENIBILI»

Nei territori Stando al quadro tratteggiato dalle responsabili dei diversi centri antiviolenza, il lockdown dei mesi passati ha spesso aggravato la situazione – già difficilissima – vissuta da molte donne tra convivenza forzata e minore possibilità di comunicare all’esterno. Tutti i centri hanno registrato una diminuzione delle richieste di aiuto durante il lockdown, poi tornate a crescere negli ultimi mesi tanto che in molti casi i numeri sono simili a quelli dell’anno precedente. «L’aumento di telefonate e colloqui – ha detto Elena Bistocchi dei centri antiviolenza di Perugia e Terni – è stato rilevante subito dopo il parziale ritorno alla normalità». «La diminuzione delle richieste – ha aggiunto Marina Ferrando del Cav di Città della Pieve – è stato il segnale che ci ha fatto capire che la situazione stava peggiorando».

Cresciute chiamate al 1522 Le chiamate al numero antiviolenza 1522 gestito dal Dipartimento per le Pari opportunità (DPO) presso la Presidenza del Consiglio tra marzo e ottobre marzo-ottobre, quello del lockdown e post lockdown, da parte di ogni tipo di utenti sono state 188, il 19% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Un numero più alto dal 2014 a oggi. Di queste, 161 sono state per primo contatto. Nello specifico, le telefonate da parte di vittime sono state 107, il numero più alto dal 2013 a oggi e il 50,7% in più rispetto alle 71 del 2019.

UNIVERSITÀ, ARRIVA SPORTELLO ANTIVIOLENZA

Fare rete Adelaide Coletti, del Cav di Spoleto, ha parlato delle difficoltà alle quali vanno incontro quei centri che non possono mettere a disposizione strutture residenziali: «Senza dimenticare – aggiunge – che alcune donne non intendono abbandonare l’abitazione in cui vivono». Coletto ha poi ricordato quali funzioni vengono svolte dai centri, ovvero «presidio del territorio e lavoro sulle giovani generazioni con figure pedagogiche. Prevenzione ed educazione sono fondamentali», anche perché spesso protagonisti degli episodi di violenza sono proprio giovani uomini. «Per il futuro – ha detto infine Rosa Garofalo del Cav di Narni – ci auguriamo di essere di sostegno nella prevenzione, in collaborazione con Comuni ed enti locali. Fare rete è essenziale». Rete che per molte donne è spesso quella di salvezza.

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.