di Maurizio Troccoli
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Tirato in ballo dalla polemica degli ultimi giorni, se non delle ultime ore, il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, non usa mezzi termini e dice «no». L’ipotesi di un quartiere a luci rosse a Perugia non gli sembra proprio la soluzione al problema del decoro urbano. Tantomeno la soluzione alla millenaria questione.

La polemica Tenuto conto della fermezza con cui si è pronunciato, a telefono con Umbria24, pare quantomeno improbabile che la città di Perugia si imbarchi in un percorso di questo tipo. A meno che, a fare da battistrada, non sia una legge nazionale. Fatto anche questo non impellente, in agenda. Non è bastato dunque il sindaco della capitale con il suo pronunciamento e il progetto del presidente del IX municipio di Roma di un quartiere a luci Rosse, all’Eur a rendere più concreta di una ipotesi la volontà di molti. Almeno qui a Perugia. Probabilmente non basta neppure quello che da più parti è stato definito un dietrofront di Marino, per auspicare una veloce normativa che regolamenti l’attività della prostituzione in Italia. Rimanendo però a Perugia, non restano che brandelli di polemica a cui il sindaco mette una pietra sopra.

Romizi «Nessun quartiere a luci rosse», dice: «A parte che non lo consente la legge. Tuttavia credo che abbiamo così tanti problemi urgenti a cui metterci a lavoro che soffermarsi su queste polemiche mi sembra quantomeno inopportuno». Sollecitato il sindaco sulla dimensione del fenomeno a Perugia e sulle polemiche di questi giorni dice: «Non discuto la volontà o le dichiarazioni del sindaco di Roma rispetto al cui grado di fattibilità ho i miei dubbi. Dico che sono un sindaco non un legislatore nazionale. Certo nella sfera della legge ho anche io una idea che è un po’ una mia convinzione da tanto tempo. Fare rivivere i quartieri, riportare l’illuminazione in tante aree marginali, riportare vivacità, rivitalizzazione anche economica, credo sia un grande passo in avanti per tenere lontani certi fenomeni. Quanto alla polemica di questi giorni mi fa un po’ sorridere vedere la politica impegnata dietro a questa vicenda, consapevole dei gravi problemi che dobbiamo affrontare».

Divisioni di aree e partiti Polemiche innescate in casa Pd e centrosinistra. E invece punti di vista differenziati in casa centro destra. Partendo dai primi le posizioni vedrebbero Diego Mencaroni (capogruppo comunale Pd) e Nilo Arcudi (‘Socialisti’ ed ex vicesindaco), favorevoli al modello nordeuropeo, delle case di appuntamento. Contrari invece Manuela Mori (Pd) e Donne Democratiche. Interpellano il sindaco invece le consigliere comunali del Pd. Ma andiamo per ordine.

Mencaroni Così ha risposto il capogruppo Mencaroni a Umbria24: «Bisogna fare i conti con la situazione reale che è sotto gli occhi di tutti. Criminalità organizzata che sfrutta persone, umilia, mette donne sulla strada e ci guadagna. Con i modelli del Nord Europa, delle case di appuntamento, non si offende la dignità delle persone che sono libere di scegliere». Quindi risponde alle polemiche: «Che i movimenti cattolici siano contrari lo posso capire. Ci sono varie anime nel Pd e le donne democratiche sono sulle stesse posizioni dei cattolici. Ma quali sono le soluzioni  che propongono? Oggi se apri un giornale di annunci, ci sono talmente tante ‘massaggiatrici’ che pare abbiamo tutti il torcicollo o la sciatica. Ma a chi vogliamo prendere in giro? I modelli europei sono garantiti dal punto di vista sanitario e fanno anche formazione alle prostitute». E aggiunge: «Dovremmo fare un ragionamento più ampio a livello nazionale. Ora è una minoranza nel Pd quella da cui vengono queste richieste. Ma non ci si può nascondere dietro l’ipocrisia del perbenismo. Non smetterò di chiedere che idee differenti hanno per il problema».

Arcudi Come lui, Nilo Arcudi che a La Nazione si è detto favorevole  che il problema vada affrontato in modo innovativo. «La questione-prostitute ormai esiste e non si può debellare certo con la bacchetta magica. Per questo vale la pena affrontarla in modo concreto. E la proposta del sindaco di Roma Ignazio Marino è certamente condivisibile». «Anche a Perugia andrebbe creato un quartiere a luci rosse, magari in una o più zone industriali che di notte non sono frequentate». «Veramente – spiega – l’avevo già detto qualche settimana fa quando in Commissione cultura affrontammo la vicenda delle case di massaggio gestite da cinesi».

Mori A fare da contraltare Emanuela Mori «Sono a dir poco indignata – ha detto – riguardo la proposta presentata in questi giorni dal sindaco di Roma Ignazio Marino e fatta propria dal capogruppo del Pd in consiglio comunale a Perugia, dal quale mi dissocio completamente. L’ipotesi di creare quartieri a luci rosse dove “relegare” le prostitute in strada è immorale e mi meraviglio che sia stata avanzata da amministratori per lo più di sinistra, che dovrebbero essere sensibili alla condizione delle donne, da trattare come esseri umani e non come oggetti.  Un’area riservata al sesso o la riapertura delle case chiuse sono proposte inaccettabili in quanto sarebbe una resa di fronte a un mestiere sicuramente ‘antico come il mondo’, ma che non si può risolvere attraverso scoop o progetti indecenti, né nascondendo la polvere sotto al tappeto. Occorre l’impegno di tutta la società, a livello istituzionale con la prevenzione attraverso il potenziamento di severi controlli che multino duramente i clienti, un’attività di tutela delle vittime favorendo il lavoro silenzioso di congregazioni religiose come quella di Don Benzi, e di un’azione giudiziaria mirata nei confronti dei responsabili».

Donne democratiche Le fa eco ‘Donne Democratiche’ con una nota di stampa: «Non possiamo che prendere le distanze dalla proposta del primo cittadino romano e da quanto dichiarato in questi giorni dal capogruppo Mencaroni a proposito della realizzazione di quartieri a luci rosse». «Non pretendiamo certo di avere la soluzione in tasca – sottolinea Stefania Fiorucci, portavoce delle Democratiche, in una nota – ma siamo convinte che confinare il fenomeno della prostituzione a una questione di decoro urbano sia quanto di più lontano si possa chiedere alla politica per affrontare un tema che ha a che fare con le donne e la loro dignità».

Squarta Sensibilità variegate anche a centro destra. Se infatti il sindaco Romizi è sembrato distinto e distante dalla ipotesi delle case chiuse, evidenziando come sia un problema che riguarda il legislatore non un sindaco, c’è chi nel centrodestra si dice favorevole al modello nordeuropeo. E’ Marco Squarta coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia: «Siamo contrari ai quartieri sul modello ipotizzato da Marino, quindi in linea con l’amministrazione di Perugia. Contrari ai quartieri a luci rosse. Sono favorevole alla riapertura dell case chiuse. Regolarizzate, tassate, controllate. Sono questioni non di competenza di un comune ma nazionali. Ci batteremo affichè la politica si muova in questa direzione».

Le consigliere comunali Pd Intanto una nota di stampa firmata Sarah Bistocchi, Erika Borghesi, Emanuela Mori e Alessandra Vezzosi, tra l’altro recita: «La soluzione di un problema così complesso dalle multiformi sfaccettature e dalle molteplici dinamiche va trovata affrontando la questione in vari ambiti: sociale, culturale e di sicurezza dei cittadini. Sono necessarie elaborazioni di politiche condivise, di progetti di assistenza, prevenzione e recupero. E’ arrivato il momento per il Sindaco di prendere una posizione chiara in proposito illustrando ai cittadini quali siano le sue linee di azione su un tema così spinoso che siano in armonia con un chiaro e preciso progetto per Perugia che ad oggi ancora non vediamo. L’ordinanza emessa dall’ex sindaco Boccali, finalizzata al contrasto della prostituzione e alla tutela della sicurezza urbana, potrebbe essere un buon punto di partenza visti gli ottimi risultati raggiunti e recentemente illustrati dalla comandante dei vigili».

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