di Maurizio Troccoli

È un dato di fatto, diversi borghi umbri delle aree interne spariranno tra pochi anni. Quanti? Quelli più a rischio – di seguito vediamo quali – in un arco di tempo che va dai 20 ai 100 anni. È importante sapere quali sono le variabili positive e negative che si inseriscono e che possono stringere i tempi o allungarli.

SPOPOLAMENTO IRREVERSIBILE: UNA RESA

Quelle negative sono legate soprattutto all’accelerazione che ha lo spopolamento. Cioè non soltanto la percentuale di quelli che abbandonano le aree interne è alta, ma cresce e velocemente. Quindi l’anzianità degli abitanti e la scarsa attrattività. Ovviamente per i giovani. Ma anche per gli stranieri.

Quelli positivi? Se davvero la politica lo volesse le aree interne potrebbero invertire sostanzialmente questa tendenza, per diverse ragioni. Ad esempio, giovani e stranieri potrebbero trovare interessante non indebitarsi per venti e più anni con un mutuo per una abitazione. Come non vedersi costretti a vivere in case strette e in luoghi anonimi di una periferia di una città.

Molti giovani hanno dato segnali di preferire una vita a contatto con la natura rispetto a una carriera gratificante, ma pur sempre in un ufficio di pochi metri quadrati. La socialità della vita di paese conserva ancora molti aspetti largamente percepiti come ‘alta qualità di vita’. Ma anche la genuinità dei prodotti, nell’ottica di dovere crescere dei bambini, rispetto alle insidie del cibo ad alta sofisticazione.

Inoltre sempre più possibilità di smart working consentono di ipotizzare un collegamento continuo con le città e con i lavori in città se proprio non ci si volesse dedicare a un lavoro artigianale o legato alla natura. Cosa c’è di mezzo? Una cosa molto semplice che la politica se vuole può realizzare. Rendere questa opzione attrattiva. Come? Innanzitutto con i servizi.

Chi decide di vivere in aree interne potrebbe essere disponibile a impiegare 40 minuti con un treno per raggiungere fisicamente la sede di lavoro, a maggior ragione se non è un percorso quotidiano grazie allo smart working se, in cambio, evita di andare a vivere in 40 metri quadrati con vista su una tangenziale. Ma c’è bisogno del treno che permette questo spostamento. Come c’è bisogno di internet veloce e di iniziative incentivanti ad esempio sull’acquisto di alloggi nelle aree interne e la possibilità di ristrutturarle e di dotarle di comfort di ultima generazione.

Tenuto conto di queste variabili che potranno verificarsi o meno, il rischio di estinzione delle frazioni umbre può essere dietro l’angolo o sparire definitivamente. Premessa di tutto questo sono i servizi essenziali, quali quelli legati all’istruzione e alla salute, a partire dai neonati e fino agli anziani. Ma non si può prescindere dagli accorpamenti: istituti scolastici che accorpino più comuni (non solo più frazioni) con servizi di trasporto migliori e case di comunità che facciano altrettanto per i servizi di medicina di base, sono il presupposto all’inversione di tendenza. Vediamo ora quali sono le aree umbre più a rischio.

Al vertice della classifica in Umbria troviamo quelle del comune di Poggiodomo, il più fragile della regione con un Indice di fragilità composito (Ifc) pari a 10 (L’Ifc è un indice composito che tiene conto di 12 indicatori tra cui demografia, rischio ambientale, accesso ai servizi, occupazione e consumo del suolo). Le sue frazioni — Usigni, Roccatamburo e Mucciafora — sono piccole comunità montane che stanno rapidamente perdendo abitanti, con una popolazione sempre più anziana e difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi essenziali. Secondo le proiezioni demografiche più attendibili, queste frazioni potrebbero diventare “paesi fantasma” entro i prossimi 20-30 anni se non si interviene con azioni mirate.

Subito dopo, con un Ifc di 9, si collocano le frazioni di comuni come Monte Santa Maria Tiberina Preci e Vallo di Nera. Qui, frazioni come Gioiello, Lippiano, Marcignano, Ranzola e Trevine (Monte Santa Maria Tiberina) e Borbonea, Geppa, La Pieve, Le Campore, Meggiano, Monte Fiorello, Paterno, Piedilacosta, Piedipaterno, e Roccagelli (Vallo di Nera) mostrano un declino demografico marcato, aggravato anche dagli effetti del sisma e dall’isolamento geografico. Per queste realtà, l’orizzonte temporale per un possibile spopolamento critico si aggira intorno ai 30-40 anni.

Con un indice di fragilità compreso tra 7 e 8, altre frazioni a rischio sono quelle di Nocera Umbra (Acciano, Africa, Aggi, Bagnara, Bagni, Bandita, Boschetto, Capannacce, Casaluna, Casa Paoletti, Case, Case Basse, Castiglioni, Castrucciano, Catecuccio, Cellerano, Ceresole, Colle, Collecroce, Colpertana, Colsaino, Gaifana, Grillo, Isola, La Costa, Lanciano, Largnano, Le Cese, Le Molina, Le Prata, Maccantone, Mascionchie, Molinaccio, Montecchio, Mosciano, Mugnano, Nocera Scalo, Pettinara, Ponte Parrano, Salmaregia, Schiagni, Sorifa, Stravignano, Villa Postignano, Ville Santa Lucia), Montegabbione (Castel de’ Fiori, Faiolo e Montegiove) e Cerreto di Spoleto (Campi, Casale). Questi piccoli centri, spesso rurali, soffrono la mancanza di servizi e opportunità, con una popolazione in costante diminuzione. Per queste frazioni, il rischio di estinzione demografica si colloca in un arco temporale di circa 40-60 anni.

Scendendo leggermente nella scala della fragilità, con un Ifc tra 6 e 7, troviamo frazioni di comuni come Alviano (Doglio, Porzano), Calvi dell’Umbria (Piloni, Poggiolo, Santa Maria della Neve), Otricoli (Poggio) e Scheggino ( Monte San Vito e Schioppo). Questi piccoli borghi, pur meno critici, mostrano comunque segnali evidenti di spopolamento e invecchiamento, con una possibile scomparsa entro i prossimi 60-80 anni se non si invertirà la tendenza.

Infine, tra le frazioni con fragilità più contenuta ma comunque da monitorare, si trovano quelle di comuni come Montefalco (Camiano, Casale, Cerrete, Fabbri, Fratta, Madonna della Stella, Montepennino, Pietrauta, San Clemente, San Luca, San Marco, Torre di Montefalco, Turrita), Costacciaro (Costa San Savino; Rancana; Villa Col de’ Canali) e Parrano (Cantone, Frattaguida e Pievelunga). Queste comunità potrebbero resistere più a lungo, ma senza interventi strutturali rischiano un declino graduale nei prossimi 80-100 anni.

Il fenomeno dello spopolamento delle frazioni umbre si inserisce in un contesto più ampio che riguarda le aree interne italiane, territori che coprono quasi il 60% del territorio nazionale e ospitano circa il 23% della popolazione.

In Umbria, la popolazione complessiva è diminuita di circa il 3,4% negli ultimi sette anni, una perdita più accentuata rispetto alla media nazionale del 2,2%. Le aree interne umbre, soprattutto quelle montane e rurali, sono le più colpite, con cali demografici che in alcuni comuni superano il 15% in un decennio.

A livello nazionale, le proiezioni indicano che entro il 2043 la popolazione delle aree interne potrebbe diminuire dell’8,7%, un ritmo più veloce rispetto ai centri urbani. l’Umbria, con circa 850.000 abitanti distribuiti su 92 comuni, registra un calo demografico superiore alla media nazionale, con un decremento del 3,4% negli ultimi sette anni contro il 2,2% dell’Italia. Le aree interne umbre, soprattutto quelle montane e rurali, sono le più colpite, con perdite di popolazione che in alcuni comuni superano il 15% in un decennio.

Nel panorama nazionale, le aree interne coprono quasi il 60% del territorio e ospitano circa il 23% della popolazione italiana. Il Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai) 2021-2027, approvato recentemente, riconosce che molte di queste zone sono in un percorso di “spopolamento irreversibile”, con un progressivo declino demografico che rischia di compromettere la tenuta sociale ed economica dei territori.

L’abbandono di queste frazioni non è solo un problema demografico, ma anche culturale e sociale: la perdita di residenti significa la scomparsa di tradizioni, saperi locali e identità comunitarie che hanno plasmato il territorio per secoli. Alcuni borghi, come Scoppio in provincia di Terni, sono ormai diventati veri “paesi fantasma”, testimoni silenziosi di un passato che rischia di essere dimenticato.

ComuneIFCFrazioni (verificate da te)
Poggiodomo10Usigni, Roccatamburo, Mucciafora
Monte Santa Maria Tiberina9Gioiello, Lippiano, Marcignano, Ranzola, Trevine
Vallo di Nera9Borbonea, Geppa, La Pieve, Le Campore, Meggiano, Monte Fiorello, Paterno, Piedilacosta, Piedipaterno, Roccagelli
Nocera Umbra8Acciano, Africa, Aggi, Bagnara, Bagni, Bandita, Capannacce, Casaluna, Casa Paoletti, Case, Case Basse, ecc. (troncato per lunghezza)
Monteleone di Spoleto8(Frazioni montane minori )
Sellano8Apagni, Cammoro, Ceseggi, Molini di Cammoro, Montesanto, Orsano, Piaggia, Postignano, Pupaggi, Villamagina
Valtopina8Giove, Poggio, Santa Cristina, Sasso, Schiavetto, Franchillo, Pasano, Capranica, Cappelletta, Casatommaso, Rotondolo, Vallemare, Marcofrate, Balciano, Colfolignato, Ponte Rio, Cerqua Rosara, Gallano, Casurci, Fondiglia, Casastracci, Ca Fabbri, Rancole, Calauccia
Parrano8Cantone, Frattaguida, Pievelunga
Montegabbione8Castel de’ Fiori, Faiolo, Montegiove
Cerreto di Spoleto7Campi, Casale
Monte Castello di Vibio7Doglio, Madonna del Piano
Scheggino7Ceselli, Civitella, Pontuglia, Monte San Vito, San Valentino, Schioppo, Collefabbri, Nevi
Calvi dell’Umbria7Piloni, Poggiolo, Santa Maria della Neve
Otricoli7Poggio
Ficulle7Olevole, Sala
Porano7(Frazioni rurali – non verificate)
San Venanzo7
Casalicchio, Case Sparse, Castello, Collelungo, Ospedaletto, Palazzo Bovarismo, Poggio Acquilone, Poggio Spaccato, Pornello, Ripalvella, Rotecastello, San Marino, San Vito in Monte, Vesca.
Polino7Case Sparse Colle Bertone
Alviano7Ceppalano, E Pianali, Ciaraceto, Rancani, La Pietraia, La Civitella, Vallenea, Santo Biacio, Valle Mattella, El Poio de la Panza, La Valle, La Crapareccia, Sassi Pizzuti, Le Paulicchie, Fonnaccioli, Fontanelli, Teccacata, Peciano, E Piai, San Giubbriano, Vaje, Pianometato, La Villa, Fienaroli, Fagnano, El Pojetto, Le Foreste, La Zampina, Le Pasure, E Funni, Le Sbarre, El Colle, San Giuanni, La Cima, Campogranne, La Crognola, Castalunca, L’Acquasanta, Ramici, San Valintino, Le Casacce, La Filuca, El Pian de la Nave, La Siturnina, La Rimissina, Tre Pizzi, El Vortolone, El Cappello del Prete, E Cricchi, El Laschetto, Fosso Cunfino, La Menzaria, Pupijano, San Sirvestro, La Zilea, La Piaia, E Fossi, Macchiacanneto, El Pitruschio, El Lurinzino, El Braccio, Funtananova, Funtanavecchia, Coccianesi, L’Acquatufara, Santa ‘Luminata, San Rocco, La Truscitella, Pupiccioni, La Trosenna
Penna in Teverina7(Frazioni minori )
Attigliano7La Piazza, Lo Stradone, La Croce, Bufalino, La Stazione, Madonna delle Grazie
Costacciaro6Costa San Savino, Rancana, Villa Col de’ Canali
Montefalco6Camiano, Casale, Cerrete, Fabbri, Fratta, Madonna della Stella, Montepennino, Pietrauta, San Clemente, ecc. (troncato)
Castel Giorgio6Casa Perazza, Contrada Poderetto, Contrada Citerno
Castel Viscardo6Le Prese, Monterubiaglio, Pianlungo, Viceno
Ferentillo6 Ampognano, Castellonbasso, Castellonalto, Colleolivo, Colli, Gabbio, Le Mura, Leazzano, Loreno, Macchialunga, Macelletto, Macenano, Monterivoso, Nicciano, Sambucheto, San Mamiliano, Terria, Umbriano, Volparo
Giove6Palombina
Montelone d’Orvieto6San Lorenzo, Colle Alto e Basso, Spiazzolino, Santa Maria
Stroncone6Aguzzo, Coppe, Finocchieto, Vasciano
Scheggia e Pascelupo6 Isola Fossara, Perticano, Ponte Calcara, Coldipeccio, Monte Bollo, Casacce, Belvedere, Campitello
Arrone6Monte San Vito, Borgo

N.B l’attribuzione di alcune frazioni è risultata errata in una prima stesura che è stata rivista.
A seguito di diverse segnalazioni precisiamo che l’Ifc tiene conto di 12 fattori molto complessi e diversi tra loro e i dati sono fino al 2022. Ovvero da quell’anno in poi le novità sopraggiunte nelle aree interne, quali ad esempio iniziative turistiche o case di comunità, non sono ancora rilevate. Inoltre gli agglomerati piccoli, le frazioni o le case sparse, non presentano un proprio Ifc, per cui il valore viene attribuito al Comune. Significa che alcune frazioni potrebbero non presentare il problema spopolamento, o persino vivere una inversione di tendenza, ma vengono comunque indicati all’interno dell’area comunale con quel Ifc attribuito. Le frazioni indicate nella tabella sono semplicemente quelle appartenenti al Comune, da non intendere come tutte a rischio spopolamento.

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