Indice di fragilità complessiva nei comuni dell'Umbria

di Chiara Fabrizi

L’Istat ha aggiornato l’indice composito con cui misura la fragilità (ifc) dei comuni e la pagella finale segnala che un terzo degli umbri, ovvero 31 piccoli o piccolissimi borghi, sono in sofferenza, attestandosi tra un ifc di 6 (criticità moderata) e di 10 (criticità massima).

Indice di fragilità composito (ifc) Promosse le due città, Perugia a Terni, ma anche tutti i centri più grandi da Foligno a Città di Castello passando per Spoleto, Gubbio, Orvieto, Assisi e Narni. Tuttavia ogni territorio è stato “rimandato” in alcune delle “materie”, che Istat utilizza per definire l’indice di fragilità dei comuni. Si tratta di 12 indicatori elementari che variano dall’incidenza della superficie a rischio frane e di consumo del suolo ai tassi di occupazione della popolazione tra 20 e 64 anni e dell’accessibilità dei servizi essenziali fino ad arrivare a uno degli standard più critici per i 92 comuni umbri, ovvero l’indice di dipendenza della popolazione aggiustato (calcolato come rapporto percentuale tra la popolazione 0-19 anni e anziana over 65 anni e quella tra 20 e 64 anni). Una fotografia, quella dell’Istat, particolarmente complessa, proprio perché cala la lente su tutti i comuni, e per questo aggiornata con dati del 2021.

Bocciato un terzo dei comuni umbri Intanto vale la pena dire che l’unico comune con ifc di livello 10, ovvero massimo, è Poggiodomo, il comune più piccolo dell’Umbria, dopodiché in altri 30 piccoli centri, tra cui alcuni anche rilevanti, come Montefalco con criticità moderata e Nocera Umbra con criticità alta, l’Istat torna a suonare l’allarme. Di questi 13 si trovano in provincia di Perugia: Cerreto di Spoleto (7, cioè criticità medio alta); Costacciaro 6 (moderata); Monte Castello di Vibio 7; Montefalco 6; Monteleone di Spoleto 8 (alta); Monte Santa Maria Tiberina 9 (molto alta); Nocera Umbra 8; Poggiodomo 10; Scheggia e Pascelupo 6; Scheggino 7; Sellano 8; Vallo di Nera 9; e Valtopina 8. Altri 18 si trovano in provincia di Terni: Alviano 7; Arrone 6; Attigliano 7; Calvi dell’Umbria 7; Castel Giorgio 6; Castel Viscardo 6; Ferentillo 6; Ficulle 7; Giove 6; Montegabbione 8; Montelone d’Orvieto 6; Otricoli 7; Parrano 8; Penna in Teverina 7; Polino 7; Porano 7; San Venanzo 7; e Stroncone 6.

Fragilità minima per Perugia e Terni Le due città, si diceva, sono complessivamente in buona salute. Sì, perché sia Perugia che Terni hanno rimediato un ifc di 1, ovvero minima fragilità. Tuttavia, anche il capoluogo di regione soffre alcuni indicatori: il voto peggiore lo rimedia sul fronte del consumo del suolo (8, criticità alta), ma è in rosso anche il territorio a rischio frane (7, criticità medio alta) e c’è da lavorare pure sul cosiddetto indice di popolazione aggiustato (6, criticità moderata). A Terni, invece, il fronte demografico è tanto delicato (8, criticità alta) quanto quello di consumo del suolo (8), mentre la superficie a rischio frane è inferiore di Perugia (6, criticità moderata), ma c’è sofferenza sul fronte dell’occupazione della popolazione tra 20 e 64 anni (6).

Stanno bene anche le cittadine In generale, comunque, lo stato di salute dei comuni più grandi dell’Umbria risulta buono. Intanto Assisi, Corciano e Orvieto sono gli unici centri rilevanti della regione che, come Perugia e Terni, vengono classificato con un ifc di 1 (minima fragilità), ma stanno molto bene anche Foligno, Città di Castello, Gubbio e Bastia Umbra, tutte classificate con ifc di 2 (fragilità molto bassa). Un gradino sotto Narni e Todi, che rimediano un ifc di 3 (fragilità bassa), mentre è ancora inferiore la performance di Spoleto, l’unico tra i comuni più popolosi della regione con un ifc di 4 (fragilità medio-bassa).

Consumo del suolo e demografia Tuttavia, alcune segnalazioni sono opportune. Bastia ad esempio è a livello 10 (criticità massima) per consumo del suolo, indicatore sofferente anche a Corciano che segna 8 (criticità alta) come a Perugia e Terni. L’indice di popolazione aggiustato, che serve a pesare il disequilibrio demografico dei territorio, è allarmante a Spoleto, Todi, Orvieto e Narni, che ottengono addirittura 9 (criticità molto alta), ma qui sono diversi i territori variamente in affanno: Foligno, Città di Castello e Gubbio ad esempio sono a 7 (criticità medio alta), mentre Assisi a 6 (criticità moderata), Corciano 5 (criticità lieve) e Bastia 4 (criticità medio bassa).

Servizi essenziali A patire una ridotta accessibilità ai servizi essenziali, poi, non sono solo numerosi borghi e paesi dell’Umbria, ma anche alcuni comuni rilevanti, come Città di Castello, Gubbio, Città della Pieve e Castiglione del Lago, tutti classificati con 8 (criticità alta). Molto buona la performance di Foligno, Spoleto e Orvieto sono a 1 (criticità minima) come Perugia e Terni, mentre Assisi e Narni segnano 3 (criticità bassa) e Bastia 2 (molto bassa).

Lavoro Tasso di occupazione da 8 (criticità alta) e 7 (criticità medio alta) soltanto in piccoli o piccolissimi comuni come Alviano, Lisciano Niccone, Monteleone di Spoleto, Scheggino, Sellano, Poggiodomo, Preci, Vallo di Nera, Attigliano, Giove, Montecchio, Montegabbione, Otricoli, Penna in Teverina e Parrano. Per questo indicatore Perugia segna 4 come Bastia Umbra (criticità medio bassa), Terni si è detto 6 come Narni (criticità moderata), Foligno, Spoleto, Assisi, Gubbio e Orvieto 5 (criticità lieve), Città di Castello 3 (criticità bassa), Corciano 2 (molto bassa)

Istruzione Analogo, seppur più circoscritto, l’indice dei bassi livelli di istruzione, dove le performance peggiori si registrano a Monteleone di Spoleto con 9 (criticità molto alta), Cerreto di Spoleto e Preci con 8 (criticità alta) e Montecchio 7 (criticità medio alta).

Male motorizzazione Seppur con varie gradazioni i comuni sono quasi tutti in rosso, ma non è una novità, per il tasso di motorizzazione, ovvero per l’incidenza di auto in circolazione rispetto alla popolazione. Si salvano Perugia, Terni e Assisi con 5 (criticità lieve), Corciano e Bastia Umbra con 4 (criticità medio bassa), per il resto anche nei comuni più grandi vanno organizzati servizi pubblici migliori e riviste le abitudini quotidiane di ciascuno.

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