Sul tavolo del nuovo numero uno di Palazzo Bazzani, Giampiero Lattanzi, è arrivata la lettera delle Rsu della Provincia di Terni con ultimatum sulla riorganizzazione dell’ente secondo le disposizioni della legge Delrio: «C’è bisogno di fare al più presto chiarezza e di condividere percorsi che non possono prescindere dal pieno coinvolgimento di delegati e organizzazioni sindacali. Se entro sette giorni dalla data di questa comunicazione non verrà resa nota la nuova ipotesi organizzativa e non inizieranno le trattative per la definizione del conseguente accordo, convocheremo l’assemblea generale del personale per proclamare lo stato di agitazione e individueremo le opportune forme di contrasto all’inerzia dell’ente».
Provincia di Terni Le Rsu sono «preoccupate per gli ingiustificati ritardi che stanno caratterizzando il percorso di approvazione della riorganizzazione della nuova Provincia e per la gestione delle attività rimaste di competenza dell’ente. Ad un mese dal primo gennaio 2017, data fissata per l’entrata in vigore della nuova organizzazione, i dirigenti non hanno ancora comunicato le proprie proposte organizzative e pertanto non è iniziata la trattativa ed il confronto sulla problematica e sul finanziamento dei relativi istituti contrattuali con essa connessi, all’interno del Fondo del salario accessorio. Pur se la norma assegna ai dirigenti le scelte organizzative – proseguono – queste non possono essere unilaterali, ma devono confrontarsi obbligatoriamente con lavoratori e sindacati».
La richiesta delle Rsu «I dirigenti – scrive il portavoce Matteo Stoico – agiscano in tempi utili, in modo da procedere alla corretta informazione dei dipendenti, acquisendone il parere anche al fine di proporre eventuali modifiche, atte magari a migliorare le scelte prospettate rispetto alle caratteristiche funzionali (entità numerica del personale, complessità, budget e carichi di lavoro) che dovrebbero caratterizzare le strutture organizzative denominate Servizi e, al loro interno, quelle denominate Uffici complessi o Uffici semplici. L’assenza di elementi e criteri predeterminati, lasciando le scelte alla mera discrezionalità dei dirigenti, potrebbe determinare pesanti differenze organizzative tra le tre aree individuate dalla parte politica, che ricadrebbero sui dipendenti a causa di ingiustificate differenze di attribuzioni di carichi di lavoro e responsabilità»
