Alcuni dipendenti della Provincia di Perugia (foto F.Troccoli)

di D.B.

Due manifestazioni, una a Perugia e l’altra a Terni, due ore di sciopero, dalle 12 alle 14, e circa 250 lavoratori che ancora non sanno se e dove verranno ricollocati. I dipendenti delle due Province umbre si preparano alla giornata di mobilitazione indetta per venerdì, quando nei due capoluoghi si terranno altrettanti cortei di protesta che si snoderanno lungo le vie delle città. A Perugia i lavoratori si ritroveranno alle 11.45 in via Palermo per partire in corteo alla volta di Piazza Italia. «Niente Province niente servizi» sarà lo slogan della giornata. Nelle scorse ore si è tenuto un altro tavolo tra sindacati e Regione che però non è servito a convincere i dipendenti a disdire scioperi e manifestazioni.

In 250 a rischio «Si avvicina inesorabile – spiegano Cgil, Cisl e Uil – la data del 31 ottobre, ultima stabilita per la definizione degli organici delle nuove aree vaste e per la definizione dell’allocazione dei servizi e dei lavoratori delle Province secondo la road map prevista dal governo». In ballo, sottolineano, ci sono ancora 250 persone che «non hanno ancora la necessaria collocazione né certezze sul futuro occupazionale». Tra questi molti sono gli agenti della polizia provinciale: ben 113 a Perugia e 20 a Terni, dei quali due terzi la Regione pensa di collocarli presso i Comuni mentre i restanti rimarrebbero in seno alle Province. A questi va aggiunto il personale ex Anas (93 a Perugia e 42 a Terni) e quello dei Centri per l’impiego. In tutto questi ultimi sono 139, dei quali 55 precari ed è proprio intorno a questi che si concentrano le maggiori preoccupazioni: «Non c’è certezza – dice la Rsu di Perugia – sulla firma della proroga del contratto in scadenza al 31 dicembre di quest’anno. Il rischio immediato – conclude la nota – è quello dell’interruzione dei servizi e dell’inserimento del personale in esubero nel portale nazionale della mobilità».

Situazione complicatissima Una situazione «complicatissima» secondo i sindacati, che riconoscono come l’Umbria sia però una «tra le sette Regioni in Italia ad aver legiferato in materia». «Prendiamo atto del lavoro fatto dalla Regione e in particolare dall’assessore Bartolini – continuano -, ma le risorse messe in campo ad oggi lasciano ancora troppi problemi insoluti e sopratutto non garantiscono la continuità del lavoro per tanti lavoratori pubblici che per la prima volta in assoluto rischiano di essere licenziati e di trovarsi disoccupati senza alcuna possibilità di utilizzare misure quali la disoccupazione o la cassa integrazione».

Bilanci Uno spiraglio per alcuni dei 250 c’è grazie all’Anci, che sta sondando le disponibilità dei Comuni in merito a possibili assunzioni, non solo di agenti della polizia provinciale, ma ancora il percorso è lungo e il tempo stringe. Accanto a tutto ciò c’è il tema dei bilanci di previsione che i due enti, per mancanza di risorse, non sono riusciti ancora a chiudere. «Ad oggi – dice la Rsu di Perugia – non sappiamo se la Provincia dichiarerà il default. Se questo accadesse si arriverebbe a un ulteriore taglio del personale del 30 per cento, prospettiva estremamente allarmante per il personale». «Il tema del disavanzo dell’ente – aggiungono sul punto i colleghi ternani – è ancora una spada di Damocle in capo a coloro che svolgono le funzioni fondamentali».

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