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di Maurizio Troccoli
Twitter@MauriTroccoli

Madina è in Italia da dieci anni ed è una delle ragazze afgane che sono riuscite a ottenere l’asilo politico proprio per essere protetta dalla persecuzione del consiglio degli anziani del suo villaggio che la vuole sposa di un uomo vecchio, padre di 7 figli e marito di un’altra donna.

Una storia incredibile  Lei è integrata in Umbria, ha un lavoro e si è occupata anche di accoglienza ai profughi nell’Egeo, come volontaria. La sua è finalmente una vita da donna libera, ma nel 2013 è raggiunta dalla comunicazione della decisione presa dalla Jirga del suo villaggio, il consiglio degli anziani appunto, a cui si è sottratta. Sarebbe dovuta rientrare in Afganistan e sposare quell’uomo che non conosce, non ha mai visto e non vuole. Ritornare in Afganistan per sposare quell’uomo sarebbe significato diventare di proprietà della famiglia di quell’anziano. Ad appoggiare la scelta di Madina ci sono anche i suoi poveri genitori, che pagano a caro prezzo la libertà della loro ragazza.

La mamma in pericolo Infatti sono stati bersaglio di ritorsioni e minacce nel loro villaggio. Il papà è morto di recente, mentre la madre è segregata a causa di questo rifiuto. Madina ora ha un’altra lotta da vincere, quella di mettere in salvo la madre. Ci prova in tutti i modi ma il suo grande ostacolo,  non è l’Afganistan e le barriere di quella tradizione, ma l’Italia, la nostra ambasciata in Afganistan che si è rifiutata di concedere il visto alla donna richiamata da sua figlia in Italia, mentre la prefettura italiana, nel 2014, ha rilasciato il ‘nulla osta’.

Vuole salvare la madre «Infatti anche per i profughi esiste il diritto del ricongiungimento», spiega l’avvocato Francesco Di Pietro, membro dell’associazione Studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), un diritto che vale a proteggere le persone dal pericolo che minaccia la loro incolumità e che prevede il visto e l’organizzazione dei trasferimenti, attraverso un normale volo aereo, anche al fine di evitare che si finisca in mano a balordi o trafficanti locali. Ma il visto, l’ambasciata italiana in Afganistan non l’ha riconosciuto a quella povera donna.  «Da un attento esame della documentazione allegata – si legge nel provvedimento dell’ambasciata italiana in Afganistan consegnato alla madre di Madina, datato 8 giugno 2015 – è emerso che ella non ha provato di essere a carico di sua figlia residente in Italia». Madina, però non può dimostrarlo. «Raramente la ragazza – spiega l’avvocato – ha mandato i soldi alla madre attraverso i circuiti di Western Union. Ha preferito infatti affidarsi alla mediazione di persone di fiducia».L’avvocato ha presentato ricorso contro la decisione dell’ambasciata e l’udienza si terrà nel mese di maggio.

L’appello per aiutare Madina La madre di Madina, ora è sola e in pericolo. Il marito non c’è più e gli anziani del suo villaggio, che da quelle parti dettano legge, pretendono che la loro sentenza sul matrimonio combinato sia rispettata. Per questo motivo la donna è stata costretta ad abbandonare quel villaggio, la sua povera casa, affidandosi a una rete di protezione allestita dall’Italia, attraverso una Ong, che si chiama Cospe, presente in Afganistan dal 2007 e che, grazie ad alcune associazioni che gestiscono case protette, provano a tenere sotto copertura questa donna, a cui oggi è impraticabile qualunque azione normale, dai piccoli spostamenti, alle pratiche burocratiche in ambasciata o altro. Sono state anche attivate le consulenze legali delle avvocatesse dell’assistenza umanitaria per donne e bambini (Hawca). Dall’Umbria e dalla rete umanitaria che ruota intorno a questa ragazza afgana che è stata in grado di ricostruirsi una vita, viene lanciato un appello rivolto innanzitutto a tutti i parlamentari umbri e a tutte le autorità affinchè si adoperino per mettere in salvo questa donna.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.