Profughi

Alla data dell’8 settembre sono stati registrati in Umbria 1.151 profughi richiedenti asilo (906 a Perugia, 245 a Terni) che, sommati ai 364 richiedenti ospitati in strutture Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), raggiungono la cifra di 1.515 presenze. E’ stato l’assessore regionale alla Coesione sociale e welfare, Luca Barberini a specificarlo nel corso della riunione congiunta della prima e terza commissione del consiglio regionale. È emerso un quadro che vede l’Umbria, a livello percentuale, in linea con i numeri a livello nazionale.  La potenzialità di accoglienza assegnata dal ministero è attualmente di un massimo di 1.932 profughi (1,65% della quota nazionale). L’assessore ha rimarcato come i numeri delle presenze siano “estremamente fluttuanti”, in considerazione che arrivi e partenze dalle strutture Sprar, decisi dalle Prefetture, sono continui.

Pochi status riconosciuti Tra i dati più indicativi, sottolineati anche dai numerosi interventi dei commissari, è che nell’ultimo periodo, l’apposita Commissione interregionale (Umbria e provincia di Arezzo) formata dalle prefetture, questure ed organizzazioni internazionali che si occupano di rifugiati politici, su 469 domande di asilo politico ne ha accettate 18, mentre 16 richiedenti hanno visto riconosciuta la protezione sussidiaria. Per 100 domande è stata riconosciuta la protezione umanitaria. Il resto delle istanze è stato rigettato (42 per irreperibilità). La loro provenienza riguarda principalmente il centro Africa e paesi dell’Asia mediorientale, chiaramente realtà dove sono in atto conflitti e persiste una povertà assoluta.

Emergenza internazionale L’assessore Barberini ha iniziato la sua relazione sottolineando che «si tratta di un problema sempre più impellente a livello internazionale. L’Umbria sta affrontando il fenomeno dell’immigrazione con approccio diverso, mettendo in campo una serie di soluzioni che possono dare risposte concrete alla varie situazioni presenti. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati stima in oltre 50 milioni il numero dei profughi nel mondo. Il dato italiano, secondo il ministero dell’Interno: nel 2013 abbiamo avuto 42.935 profughi, nel 2014 il numero si è triplicato, raggiungendo 170.100. Non disponiamo ancora dei dati del 2015, ma il trend di questo fenomeno è in continua crescita. In Italia, secondo Eurostat, i richiedenti asilo nel 2013 sono stati 26.620 e 64.625 nel 2014. Tra i profughi sbarcati in Italia nel 2013, meno del 50% ha fatto richiesta di asilo politico, percentuale che scende al 39 per cento nel 2014. Questi dati disegnano una fotografia chiara: il profugo arriva e utilizza l’Italia come via di transito. I numeri a livello nazionale vengono percentualmente replicati nella realtà umbra».

L’accoglienza La governance dell’operazione accoglienza è affidata al ministero dell’Interno che si avvale, territorialmente, delle Prefetture, della Regione, dei Comuni, quindi dell’Anci, del Terzo settore. «La Regione – ha spiegato Barberini – svolge il suo ruolo politico coinvolgendo nelle scelte le amministrazioni locali con l’obiettivo di coniugare l’accoglienza con l’integrazione. La nostra scelta è di evitare grandi hub. Su piccoli numeri si può agire con più facilità. L’integrazione viene perseguita attraverso un protocollo condiviso con l’Anci, Comuni, Regione che prevede, per i profughi ospitati, la possibilità di mettersi a disposizione attraverso un volontariato sociale che prevede attività inerenti la manutenzione del verde, dei parchi pubblici, cimiteri, piccole opere pubbliche in genere. Alle associazioni che gestiscono l’attività rispetto alla seconda fase dell’accoglienza (Sprar), selezionate dalle Prefetture, viene riconosciuta una retta giornaliera per profugo (circa 35 euro) che va a coprire le spese per il vitto e l’alloggio, visite mediche (ticket sanitari), altri servizi tra cui l’insegnamento della lingua italiana. Il profugo dispone direttamente di una cifra consistente in 2,5 euro giornalieri. La spesa per la seconda accoglienza (Spra) è coperta per l’80% da fondi extra regionali, 20% da fondi derivanti da Enti locali e da altri soggetti attuatori (Fondazioni, ecc.)».

Strutture per l’accoglienza Per quanto attiene all’uso di strutture da adibire a Sprar, quelle attualmente utilizzate sono di proprietà delle stesse associazioni o degli Enti locali. La Regione sta valutando la possibilità di mettere a disposizione una parte del proprio patrimonio immobiliare (quello non inserito nel piano di valorizzazione e non oggetto di vendita), già idoneo a questo uso senza spese aggiuntive».

Controlli sanitari Rispondendo alle domande dei commissari presenti alla riunione, che hanno toccato vari ambiti del fenomeno, tra i quali, soprattutto, quello legato alla sanità, alla salute e a patologie infettive, Barberini ha precisato che «il profugo viene visitato per la prima volta subito dopo l’arrivo in Italia. Un secondo controllo viene poi effettuato a livello regionale. Il profugo viene iscritto al sistema sanitario regionale ed in caso di necessità di visite specialistiche, oltre a rispettare le liste di attesa (in base alla gravità della patologia) come ogni altro cittadino paga regolarmente i ticket previsti».

Interventi Per Giacomo Leonelli (Pd) «dalla relazione dell’assessore emerge una gestione seria ed ordinata del fenomeno. Emerge un approccio serio e rigoroso che non trascura il rispetto dei diritti delle persone. È chiaro ed innegabile che su questo fenomeno si è sviluppata una campagna informativa fuorviante». Valerio Mancini (Lega) ha affermato che «in merito alle modalità di accoglienza, manca la distinzione tra chi ha diritto di asilo e chi no e mi sembra palese che ci troviamo di fronte a clandestini piuttosto che profughi con diritto di asilo». Marco Squarta (Fd’I) ha sottolineato come «dei 1900 profughi circa il 35% fa richiesta di diritto di asilo, di questi ne potrà godere uno su quattro. Quindi abbiamo a che fare con un fenomeno di immigrazione clandestina». Secondo Claudio Ricci «guardando al panorama nazionale del quadro immigratorio, l’Umbria è riuscita ad armonizzare le presenze in funzione del quadro dei residenti. Mi auguro che questo quadro socio-culturale e numerico-residenziale possa avere seguito per un fenomeno ancora lungo nel tempo». Silvano Rometti ha auspicato «una consapevolezza nuova verso questo fenomeno dell’immigrazione, legato a situazioni storiche che vedono conflitti diffusi e che interessano milioni di persone». Infine, per Gianfranco Chiacchieroni «andrebbero previste iniziative nelle scuole per informare i ragazzi di quanto sta accadendo intorno a loro parlandogli delle trasformazioni politiche e sociali che sta vivendo l’intero pianeta. Serve una lettura istituzionale del fenomeno e per questo sarebbe importantissimo coinvolgere l’università per Stranieri».

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