di Daniele Bovi
Il Comune di Perugia si mette a produrre energia elettrica grazie alle vecchie pale del mulino di Pretola. La giunta Boccali infatti nei giorni scorsi ha approvato lo studio di fattibilità che prevede il recupero della torre e del mulino, oggi in condizioni fatiscenti, che si affacciano lungo il Tevere alle porte della città. Un pezzo storico di Perugia che potrebbe tornare a nuova vita tramite una ristrutturazione che, secondo il progetto, prevede la trasformazione del vecchio mulino in una piccola centrale idroelettrica. Un intervento di valorizzazione previsto già nel Bilancio 2011 e che, se andrà in porto, sarà in grado non solo di ripagarsi interamente bensì di generare guadagni per le casse di palazzo dei Priori.
Progetto da 3,6 milioni Secondo le carte approvate dalla giunta infatti una prima stima dei costi ammonta a 3,6 milioni. Soldi che dovranno arrivare o da fondi propri del Comune o, purché disponibili in un arco temporale abbastanza breve, da fondi europei o similari. Visto il grado di fantascienza delle strutture una vendita viene esclusa dagli uffici tecnici che hanno così scelto la via della valorizzazione che prevede una messa a reddito della struttura. In termini tecnici l’intervento del Comune è una «opera calda», in grado cioè di garantire guadagni.
I dettagli Lungo il tratto dell’antica chiusa ancora oggi visibile verrà costruito uno sbarramento artificiale (una parte sarà fissa e l’altra mobile) in cemento armato. Un canale, sempre in cemento armato, porterà poi l’acqua nella zona a ridosso del fiume dove verranno installate due turbine. Una con una portata da 10 metri cubi al secondo, mentre una seconda potrà reggere portate fino a 30 metri cubi al secondo. Dentro parte del vecchio mulino verrano poi realizzate le altre strutture necessarie come la sala macchine, i sistemi di comando e controllo e così via. Secondo i tecnici la sostenibilità ambientale dell’opera è garantita anche grazie ai livelli di invaso, paragonabili con quelli posti anticamente in essere all’epoca della realizzazione dell’antica chiusa.
I ricavi La piccola centrale idroelettrica lungo il Tevere secondo i calcoli dei tecnici sarà in grado di garantire qualcosa come 1,6 milioni di chilowatt all’anno. Tanto per fare qualche esempio, un chilowatt è la quantità di energia elettrica che serve a tenere acceso per un giorno un frigo di ultima generazione, un pc per sei ore o che garantisce una doccia di 30 litri con acqua a 40 gradi. Sul mercato questi 1,6 milioni genererebbero 354 mila euro all’anno di introiti da vendita per le casse del Comune. I costi di gestione ammonterebbero invece a circa 50 mila euro annui. Ponendo che il Comune ricorra ad un mutuo trentennale per finanziare l’opera, questo significa che tolti ammortamenti e oneri vari a palazzo dei Priori finirebbero, con il passare degli anni, da 40 mila ad oltre 120 mila euro ogni 12 mesi.


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