Il ritorno del Regno Unito nel programma Erasmus+ dal 2027 potrebbe riaprire anche per l’Umbria un canale di mobilità universitaria che, prima della Brexit, aveva un peso tutt’altro che marginale. Prima dell’uscita di Londra dal programma europeo, infatti, fino a uno studente Erasmus su dieci dell’Università degli Studi di Perugia sceglieva il Regno Unito come destinazione, un flusso che si è quasi azzerato negli ultimi cinque anni e che ora potrebbe progressivamente ricostituirsi.
Negli anni precedenti alla Brexit l’Università degli Studi di Perugia registrava tra le 600 e le 750 mobilità in uscita all’anno nei programmi Erasmus+ e nelle altre forme di mobilità riconosciuta. Secondo AlmaLaurea, la quota di laureati perugini che aveva svolto almeno un’esperienza di studio all’estero oscillava tra il 7 e il 9 per cento, in linea con la media nazionale.
All’interno di questi flussi, il Regno Unito rappresentava una delle destinazioni più ambite. Il Regno Unito era stabilmente tra le 5 destinazioni più scelte, insieme a Spagna, Francia, Germania e Portogallo. Le stime, basate sugli accordi attivi e sui flussi storici ricostruiti, indicano che tra l’8 e il 10 per cento degli studenti Erasmus in uscita da Perugia sceglieva università britanniche. In termini assoluti si trattava di circa 50-70 studenti all’anno per l’Università degli Studi di Perugia. Per l’Università per Stranieri di Perugia i numeri erano più contenuti, ma comunque significativi, con 10-15 mobilità annue soprattutto legate a percorsi linguistici e formativi.
La Brexit ha interrotto bruscamente questo canale. Con l’uscita del Regno Unito da Erasmus+ nel 2021, gli accordi sono stati sospesi o chiusi e le mobilità verso l’Inghilterra si sono ridotte a singoli casi, spesso attraverso scambi bilaterali più costosi o esperienze individuali fuori programma. Per Perugia questo ha significato, di fatto, la perdita di circa 50-60 mobilità all’anno verso il Regno Unito, flussi che si sono in parte spostati verso altri Paesi europei come Spagna, Irlanda e Francia.
L’annuncio ufficiale del rientro del Regno Unito nel programma Erasmus+ a partire dal 2027, con un accordo economico da 570 milioni di sterline tra Londra e Unione europea, riapre dunque uno scenario concreto anche per gli atenei umbri. Il recupero dei flussi non sarà immediato, perché servirà tempo per riattivare gli accordi e riorganizzare i bandi, ma il potenziale è chiaro: Perugia potrebbe tornare nel giro di pochi anni ai livelli pre-Brexit, con decine di studenti all’anno di nuovo diretti nelle università britanniche.
C’è poi un ulteriore elemento favorevole, di carattere pratico, che rafforza questo scenario: i collegamenti aerei diretti dall’aeroporto internazionale dell’Umbria verso il Regno Unito. Dallo scalo di Perugia sono attivi collegamenti diretti con Londra, in particolare con l’aeroporto di Stansted, operati da compagnie low cost. Le frequenze variano nel corso dell’anno, con una maggiore intensità nei periodi di alta stagione, ma garantiscono comunque un collegamento stabile tra l’Umbria e il Regno Unito.
Anche sul piano dei costi, il collegamento rappresenta un fattore positivo per studenti e famiglie. Le tariffe promozionali possono partire da 15-20 euro a tratta, mentre in condizioni ordinarie un biglietto di andata e ritorno, acquistato con un minimo di anticipo, si colloca generalmente in una forchetta tra i 40 e i 120 euro, al netto dei servizi accessori come bagagli e scelta del posto. Prezzi che rendono sostenibile la mobilità anche per periodi medio-lunghi, soprattutto se inseriti all’interno di un programma Erasmus che prevede borse di studio e contributi economici.
La presenza di un aeroporto regionale con collegamenti diretti verso l’Inghilterra rappresenta un vantaggio competitivo non secondario per l’Umbria, sia per gli studenti in uscita sia per quelli in ingresso. Prima della Brexit, infatti, il Regno Unito era anche una delle principali aree di provenienza degli studenti stranieri ospitati a Perugia, un flusso che potrebbe a sua volta riprendere con il ritorno britannico nel programma europeo.
A livello nazionale, il Regno Unito era tra i principali Paesi di provenienza degli studenti Erasmus diretti in Italia: nell’ultimo anno completo prima dell’uscita di Londra dal programma europeo, oltre 1.300 studenti britannici avevano scelto università italiane per periodi di studio, a cui si aggiungevano circa 1.000 mobilità per tirocini formativi. Anche se non esistono dati ufficiali disaggregati per singolo ateneo, questi flussi si riflettevano anche in Umbria, dove gli atenei perugini intercettavano una quota, seppur numericamente limitata, ma stabile di studenti provenienti dal Regno Unito.
Perugia, in particolare, rappresentava una destinazione attrattiva per gli studenti britannici interessati allo studio della lingua e della cultura italiana, oltre che per specifici corsi universitari. L’Università per Stranieri di Perugia, che registra una percentuale di studenti internazionali prossima al 30 per cento degli iscritti, aveva consolidato negli anni relazioni accademiche con il mondo anglosassone, mentre l’Università degli Studi di Perugia partecipava a scambi che includevano anche partner britannici. Il rientro del Regno Unito in Erasmus+ apre quindi la possibilità concreta di ricostruire questi flussi in ingresso, contribuendo non solo all’internazionalizzazione degli atenei umbri ma anche alla vitalità culturale ed economica della città, storicamente legata alla presenza di studenti stranieri.
Nel quadro nazionale, il rientro del Regno Unito in Erasmus+ viene letto come un segnale politico e culturale di riavvicinamento tra Londra e Unione europea. Dal 2027 gli studenti britannici torneranno a partecipare agli scambi universitari europei e quelli dei Paesi Ue potranno nuovamente studiare e svolgere tirocini nel Regno Unito all’interno di un quadro regolato e finanziato.
