Il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali (foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

Un’offensiva contro lo spaccio e gli affitti in nero e per la rivitalizzazione di piazza Grimana sul modello «Corso Cavour». Il sindaco Wladimiro Boccali, in un’intervista a Umbria24, sostiene di recepire il bisogno di sicurezza dei cittadini, dice no al Cie e promette di valutare con gli organizzatori la partecipazione all’assemblea in programma il 2 settembre, anche se il nome dell’iniziativa («Perugia muore») proprio non gli va giù: «Perugia – afferma – è viva».

Piazza Grimana sembra diventata la nuova frontiera della richiesta di sicurezza a Perugia. Cosa pensa del crescente disagio espresso da residenti e commercianti?

«Il Comune recepisce i problemi dei cittadini, se ne fa carico per quanto gli compete, e spesso anche oltre, e fa la sua parte. E lo fa in molto modi, dai sistemi di videosorveglianza per monitorare il territorio al recupero degli spazi pubblici. In quell’area, e dintorni, è stato fatto molto negli ultimi anni, molto altro è in corso o in fase di progettazione: dalla riapertura delle ex Officine Piccini al restauro del complesso di San Matteo degli Armeni, da Palazzo Bianchi destinato a residenza al progetto per risistemare Piazza Grimana, dal restauro dell’Arco Etrusco all’acquisizione degli spazi di Corso Garibaldi, per la quale da tempo interpelliamo il Governo. Aggiungo il recupero di Via Fabretti e la decisione di mantenere in centro gli uffici del Comune (Palazzo Grossi). I cittadini esprimono un sacrosanto bisogno di sicurezza e di vivere senza limitazioni la loro città. Questo per noi è una priorità fin dall’inizio del mandato e su questo abbiamo svolto una azione di pressing sul ministero dell’Interno. Con risultati visibili. Ma, va detta anche un’altra cosa».

E cioè?

«Con grande franchezza, e non lo dico oggi per la prima volta, dobbiamo affrontare anche il tema della domanda. Se ci sono i venditori, vuol dire che ci sono i compratori. Nei prossimi giorni ci sarà una iniziativa delle Istituzioni, perché questo è un punto sostanziale. Purtroppo la droga è un male universale che sta avvelenando le comunità e alimentando il crimine in ogni parte del mondo ma noi dobbiamo contrastare il narcotraffico a Perugia attraverso ogni possibile azione perché abbiamo il dovere di garantire un “clima” più sano».

Ciò di cui si i cittadini si lamentano è la presenza costante di decine di “brutte facce” tra corso Garibaldi e Porta Pesa. Che l’apertura del posto di polizia in piazza Danti sia stato un boomerang?

«Un boomerang? Non scherziamo, chi dice questo dice una sciocchezza. Il presidio di polizia in Piazza Danti ha significato riportare una presenza fissa delle forze dell’ordine nel centro storico, e non solo in quell’area. E non vogliamo semplicemente spostare gli episodi di delinquenza ma espellerli dalla città. Ho posto il tema al nuovo Prefetto che ha già voluto verificare di persona la situazione. Le forze dell’ordine stanno lavorando bene ma non ci basta. La settimana prossima, nel Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, chiederò che siamo programmate ancora nuove azioni».

In quella zona (ma non solo) tanti appartamenti, spesso fatiscenti, vengono affittati in nero. Non pensa che si possa fare di più con la polizia municipale?

«Nella stessa riunione parlerò di come dare impulso al contrasto degli affitti in nero, che è uno dei fronti. Anche qui, però, un po’ di franchezza: non è possibile affittare in nero dei fondi al prezzo di appartamenti di lusso e non chiedersi chi e perché ti dà tutti quei soldi, e poi, magari, recitare la parte del cittadino indignato».

La nascita di gruppi e associazioni è anche un segnale di vitalità della città, della voglia di riappropriarsi di spazi. Come il Comune pensa di favorirla?

«Questo è un tema fondamentale. Il Comune ha favorito la nascita di un positivo protagonismo dei cittadini e delle loro associazioni programmando insieme iniziative, costruendo attività culturali, stimolando partecipazione. Senza mai calare nulla dall’alto, ma cercando di favorire l’attività e la voglia di partecipazione dei cittadini. Ci sono modelli che hanno funzionato davvero bene, per esempio in Corso Cavour, Via dei Priori, ora anche in Via della Viola. Qui sta la vera risposta della città che si riappropria dei suoi spazi, ricostruisce socialità e fa vincere il vivere civile. In quell’ area ci sono poi due soggetti molto importanti che, come gli altri, devono fare la loro parte: Università per stranieri e Adisu. Ma una cosa voglio dire: quello che proprio non serve a nulla è il coro delle lamentazioni ed il gioco allo scaricabarile».

Il 2 settembre ci sarà un’assemblea pubblica a piazza Grimana. Ci andrà? Eventualmente, per dire cosa?

«La partecipazione dei cittadini, incontrarsi e confrontarsi, è sempre positiva. Sono stato a tante iniziative del genere, in ogni parte della città e tutti i giorni mi confronto su questi temi. Parlerò con gli organizzatori e valuterò la partecipazione del Comune, ed in che modo ma il titolo non mi è proprio piaciuto: Perugia è viva, eccome! Riconoscere i problemi è il punto di partenza per affrontarli, ma la consapevolezza dei problemi non può condurre a sterili pratiche di autolesionismo o di gioco al massacro. Perché questo non giova alla città non al sindaco».

Il segretario del Pd di Perugia sostiene la necessità di un Cie in Umbria. Lei cosa ne pensa?

«Un Cie in Umbria non è all’ordine del giorno. Ed a livello nazionale bisogna prendere atto che queste strutture sono superate e che non hanno funzionato, perché non hanno adempiuto ai compiti per cui erano nate e perché nel frattempo sono diventate luoghi di detenzione inumani. Ma non credo che il tema per noi prioritario del contrasto alle attività illegali commesse da cittadini stranieri, in particolare per traffico di stupefacenti e furti, possa trovare con questa azione una soluzione. Le forze di polizia ricorrono ai Cie perché più “efficaci” dei percorsi giudiziari. E’ in quest’ottica che il segretario del Pd Parlavecchio credo abbia parlato di Cie».

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